Governo locale e legalità

Governo Locale. In commissione la Clausola valutativa sul riordino territoriale, Calvano: ci rimetteremo mano; Lega: province tornino elettive

La relazione a cinque anni dall’approvazione della norma. Critiche da tutte le opposizioni. Fdi: “Il disordine territoriale che avete generato lo pagano i cittadini”

“Vogliamo rimettere mano alla legge sul riordino territoriale”. Sono le parole dell’assessore Paolo Calvano pronunciate oggi in commissione Bilancio, presieduta da Massimiliano Pompignoli, dove è andata in scena la discussione sulla clausola valutativa sulla legge regionale n. 13 del 2015, che aveva come obiettivo quella di creare una nuova impostazione di governance territoriale.

“Gli obiettivi di realizzazione delle tre Agenzie (Arpae, Protezione civile e Agenzia Regionale del lavoro) hanno trovato piena realizzazione- ha specificato Calvano- e sono tutte pienamente operative come centri di competenza interistituzionale, sul modello anglosassone. Venendo invece all’opportunità data alle Province di avviare aggregazioni volontarie e funzionali di area vasta per esercitare insieme funzioni di natura strategica e amministrativa, si è in parte realizzata con gli accordi tra Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, tra Ferrara, Modena e Città Metropolitana di Bologna nonché tra Piacenza e Parma, per il resto è stata rallentata dall’esito negativo del referendum costituzionale, che avrebbe dovuto portare al superamento delle Province, e dalla riduzione delle risorse a disposizione delle Province. Ha trovato invece piena realizzazione l’istituzione e il funzionamento della Città Metropolitana di Bologna. In questo processo di riordino, la Regione si era impegnata a riassorbire i 1.600 dipendenti provinciali in sovrannumero e ciò ha trovato piena realizzazione con un investimento in cinque anni di 320 milioni di euro, salvaguardando in tal modo professionalità e lavoro di un numero elevato di persone. A queste risorse si sono aggiungono altri 70/80 milioni di euro che la Regione stanzia alle Province per una serie di funzioni che vanno oltre quelle di base e che sono state inserite all’interno di apposite convenzioni che vengono rinnovate ogni tre anni. Stesso discorso si è fatto sui beni e sulle risorse strumentali per cercare di mettere ordine. Due gli obiettivi: riduzione degli immobili e delle sedi territoriali, finalità ancora molto attuali. È mia intenzione intervenire sulla razionalizzazione delle sedi territoriali e su un nuovo approccio al patrimonio pubblico che tenga conto dei processi di trasformazione dell’organizzazione del lavoro”.

Il dibattito. Critico il capogruppo della Lega Matteo Rancan: “Ci è parso che questa legge sia nata un po’ di fretta, con una forzatura politica, visto il referendum che era in ballo. Oggi, se la Regione vuole prendere ancora la direzione degli accordi territoriali, bisogna accelerare. Siamo nella fase post referendum costituzionale e quindi va fatta una valutazione anche sulle Province. Se oggi le Province sono un organo costituzionalmente riconosciuto, a parer nostro devono tornare a essere elettive”. E sull’istituzione delle Agenzie ha affermato: “Il rapporto di Confindustria Emilia-Romagna è molto chiaro su Arpae. Parla di diverse situazioni in cui sono prevalse all’interno dell’ente ‘logiche interpretative autodeterminate che hanno spinto il suo operato ad allontanarsi dall’indirizzo politico programmatico espresso dalla Regione’. E ancora: ‘Le articolazioni territoriali a volte non seguono gli stessi indirizzi arrivati dalla Regione’. Sicuramente- ha rimarcato Rancan- qui ci sono rilevanti problemi a livello politico e non lo dice un partito ma Confindustria. L’Agenzia per il lavoro, invece, si sta dimostrando l’ennesimo carrozzone della nostra regione, servito solo ad assumere 400 persone. Oggi quest’Agenzia consegue risultati di gran lunga inferiori rispetto agli Uffici per il lavoro preesistenti”. E sulle Unioni e Fusioni dei Comuni ha rimarcato: “Chiedo alla Regione se è ancora questa la direzione che vuole intraprendere”.

Polemico anche il capogruppo di Fratelli d’ItaliaMarco Lisei: “Chi è che governa e amministra questo territorio da 50 anni? Chi è che continua a parlare di riordino istituzionale? Chi è che ha fatto la riforma Del Rio? Chi è che ha creato i problemi a livello locale? Siete stati voi a mettere in disordine. Oggi avete l’onere di mettere in ordine. Mi sembra che a distanza di qualche anno, dal 2014, siamo ancora in una situazione di caos. I processi di fusione di Comuni sono completamente al palo. Le Unioni non decollano. In questo, chi ci rimette sono i cittadini. Le conseguenze di questo disordine istituzionale sono sulle spalle dei cittadini”. E sulle Province ha aggiunto: “La loro soppressione è stata presentata come l’operazione del secolo per la mole di risparmi che avrebbe generato. Stiamo ancora ricollocando il personale e abbiamo stanziato risorse per questo”.

Lato maggioranza è intervenuto Luca Sabattini del Partito democratico: “Questa è una legge mobile perché lo deve essere. Non esiste un modello che va bene per qualsiasi situazione e territorio. Vanno analizzati i processi, verificate le cose che non vanno ma ci sono da sottolineare anche i tanti obiettivi raggiunti, come la tutela delle competenze lavorative o la scelta operata riguardo alle Agenzie. Dobbiamo sfruttare questo elemento valutativo che ci offre la legge per aprire riflessioni che vanno anche al di là delle visioni politiche opposte. Una delle sfide più grandi che avremo è quella di costruire delle gambe forti per reggere la gestione post pandemia”.

Mentre Igor Taruffi di Emilia-Romagna Coraggiosa ha aggiunto: “Cinque anni fa il contesto era molto diverso e con questa legge abbiamo cercato, dal mio punto di vista, di coprire gli errori fatti dal governo allora in carica. La transizione, però, è rimasta incompleta e oggi siamo ancora qui a discutere di un percorso che mostra alcuni problemi. Io credo che il lavoro fatto, a partire dal 2015, sia stato comunque positivo per quanto riguarda la nostra Regione, pur conscio che qualche aspetto va ancora portato a compimento”. E sulle Unioni e Fusioni di Comuni ha aggiunto: “Meriteranno un capitolo a parte”.

Massimiliano Pompignoli (Lega) ha invece affermato: “Ragionando oggi, sulla base di quello che è successo dopo il 2016 e dopo la sconfitta di Renzi al Referendum, io credo che questa legge non l’avreste fatta in questo modo. Oggi si deve capire quale è l’indirizzo che la Regione vuole dare al riordino del sistema di governo territoriale. Spero che questo percorso inizi in tempi molto rapidi”. E sulla Romagna ha domandato: “Qual è l’idea che ha la Regione sulla Romagna? Si è parlato di sup Provincia unica, di mega Città metropolitana e di altro. A oggi non si ha idea di quale direzione voglia prendere la Regione su questo tema. Questo stato di confusione crea difficoltà di gestione negli enti locali”.

Due gli interventi in chiusura. Il primo di Marco Mastacchi di Rete Civica che ha raccontato la propria esperienza: “Quando ero sindaco e mi sono dovuto interfacciare con la Città metropolitana mi sono trovato di fronte a un ente che non era in grado di rispondere alle richieste”. E di Simone Pelloni (Lega) che ha chiosato: “La via maestra deve essere quella dell’elezione diretta degli organi di rappresentanza e di governo delle Province e anche delle Unioni”.

(Andrea Perini)

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