Sanità e welfare

Emilia-Romagna prima regione in Italia per stranieri che studiano e fanno impresa

La commissione Sanità presieduta da Giancarlo Muzzarelli ha fatto il bilancio dell’attuazione della legge regionale del 2004, evidenziando i risultati ottenuti e le criticità ancora da risolvere. Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle hanno promosso il lavoro della Regione, mentre Fdi, Rete civica e Lega hanno parlato di emergenza sicurezza. Forza Italia ha invitato a riflettere sul ruolo delle seconde generazioni: bisogna pensare all’Emilia-Romagna fra 20 anni, fatta di anziani soli e giovani famiglie di immigrati che devono imparare a vivere bene insieme

L’Emilia-Romagna è la prima regione in Italia per percentuale di stranieri sulla popolazione (12,9%, Italia: 9,2%), per la loro presenza tra i banchi di scuola (18,9%) e per stranieri-imprenditori: nel 2024 il 14,3% delle aziende è di proprietà di immigrati (Italia: 11,4%) con un aumento del 2% rispetto ai 12 mesi precedenti. Sempre nel 2024, per l’Istat, la ricchezza complessiva prodotta dagli occupati stranieri è stata il 12,2% del totale del valore aggiunto regionale (corrispondente a circa 21,5 miliardi di euro), in crescita rispetto agli anni precedenti.

È la fotografia dell’immigrazione in Emilia-Romagna emerso oggi nel corso della commissione Sanità e welfare presieduta da Giancarlo Muzzarelli che ha fatto il bilancio dell’attuazione della legge regionale “Norme per l’integrazione sociale dei cittadini stranieri immigrati” con dati relativi agli anni 2021-2025. Negli ultimi anni l’immigrazione in Regione si è stabilizzata o in alcuni momenti è anche calata. Il calo è causato dall’aumento di immigrati che avendo richiesto e ottenuto la cittadinanza italiana  non richiedono più permessi di soggiorno: permessi che infatti, sono in riduzione. Gli immigrati sono tendenzialmente più giovani: l’età media infatti è di 37,1 anni, contro i 48,6 anni degli italiani. In 10 anni (2014-2024) il numero di bambini nati da stranieri è costantemente diminuito, tanto che è in corso un processo di invecchiamento anche della popolazione straniera. Tra il 2008 e il 2025 gli stranieri under 35 scendono dal 59,6% al 45,4% del totale, mentre quelli di almeno 50 anni passano dal 10% a quasi il 25%. Più dei due terzi dei minori stranieri residenti in regione è nata in Italia e la distribuzione sul territorio è più omogenea che in passato.

Dalla natalità alla scuola, dalla sanità al lavoro, in Emilia-Romagna le dinamiche tra stranieri e italiani sono sempre più simili: oltre il 50% degli alunni stranieri prosegue gli studi dopo la scuola dell’obbligo, il 94% delle famiglie fa vaccinare i propri figli, cresce il numero di occupati anche se la percentuale rispetto agli italiani resta più bassa (71% di occupati italiani, 63% gli stranieri), cresce inoltre il numero degli stranieri titolari o soci di aziende. Resta alta la percentuale di chi ha il diritto all’accesso agli alloggi Erp (22,4%).

Lavoro

È in crescita la percentuale di coloro che, trovandosi in condizioni di sfruttamento del lavoro, denunciano la loro condizione e aderiscono ai percorsi di tutela promossi dalle istituzioni, in primo luogo la Regione. Tra le criticità, si segnala che la corrispondenza tra competenze e impieghi degli stranieri è più bassa che per gli italiani, così come l’occupazione femminile fa segnare un -17% rispetto a quella delle donne italiane.

Scuola e sanità

Rispetto al 2018/2019 (anno della precedente clausola valutativa), nelle scuole secondarie di primo e secondo grado il tasso di promozione degli alunni stranieri è in crescita (dal 95,45% al 96,34%) a fronte di un leggero calo di quello degli italiani (dal 98,95% al 98,89%). Più in generale si nota un miglioramento in tutti gli ordini e gradi di istruzione: per la scuola primaria, il ritardo negli studi degli alunni con cittadinanza non italiana era pari all’11,7% nel 2013/24, all’8,8% nel 2019/20, mentre nel 2021/22 si ferma al 7,3%. Per la scuola secondaria di primo grado si scende dal 37,9% del 2013/14 al 20,5% del 2021/22 e per la secondaria di secondo grado dal 64,0% al 47,5%. Per quanto riguarda il rapporto stranieri-salute è in crescita l’accesso ai servizi sanitari e ai consultori, con un dato rilevante al capitolo vaccini: il 94% dei figli di stranieri è vaccinato. Il ricorso ai ricoveri ospedalieri da parte dei cittadini stranieri è dell’8,5%; il ricorso ai servizi consultoriali è pari al 17,5%, mentre la quota di assistiti stranieri ai servizi di salute mentale è pari a 17,4%.

Il confronto in commissione

Numeri e risultati della legge sono stati al centro del confronto tra le forze politiche: per Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle i numeri dimostrano come sia possibile sviluppare politiche per l’accoglienza che danno risultati e che migliorano lo sviluppo economico e la coesione sociale dell’Emilia-Romagna. Fratelli d’Italia, Rete civica e Lega, invece, hanno affermato che l’immigrazione in regione resti un problema chiedendo maggiore attenzione al tema sicurezza e nei controlli, a partire dal mondo delle aziende di proprietà straniera. Forza Italia ha invitato a innovare e sperimentare, pensando all’Emilia-Romagna fra 20 anni fatta di anziani soli e giovani famiglie di immigrati che dovranno imparare non solo a convivere, ma a vivere bene insieme.

Per Elena Ugolini (Rete civica) “il mondo è cambiato e la legge regionale è particolarmente datata: andrebbe aggiornata, manca poi su questo provvedimento la misurazione dell’impatto, in questo modo è complicato fare delle valutazioni, anche rispetto alle risorse investite. Occorre inoltre fare luce sul perché ci sia un numero così alto di stranieri disoccupati: bisogna sostenere quei progetti, come quello fatto molto bene da Unindustria Bologna, per far incontrare domanda e offerta di lavoro e sostenere le attività educative per i futuri lavoratori. Sul tema scuola rilevo che la dispersione scolastica è effettivamente calata, ma bisogna fare di più”.

Priamo Bocchi (FdI) ha ricordato come “siamo al primo posto in Italia per stranieri: serve comprendere quale sia l’effetto del fenomeno migratorio e in questa relazione c’è poca attenzione su questo aspetto: anche se il numero dei minori soli non accompagnati è ridotto manca un loro monitoraggio così come occorrerebbe capire meglio perché molti detenuti sono stranieri”.

Per Valentina Castaldini (Forza Italia) “i dati dicono che la fruizione di servizi da parte degli stranieri è aumentata: questo è il segno di una presenza sempre più stabile sul territorio e di una normalizzazione dell’accesso ai servizi pubblici. La Regione sta facendo molte azioni, ma non basta, bisogna ricominciare a innovare e sperimentare, bisogna pensare all’Emilia-Romagna fra 20 anni fatta di anziani soli e giovani famiglie di immigrati che dovranno imparare non solo a convivere, ma a vivere bene insieme”.

Annalisa Arletti (FdI) ha affermato come “nelle città la situazione è emergenziale, penso anche a quanto appena accaduto a Modena: l’integrazione non si misura con gli slogan e con la propaganda ma, prima di tutto, con il rispetto delle regole, serve costruire un modello di convivenza civile. La responsabilità deve essere delle istituzioni che devono investire nella scuola: tra gli stranieri la dispersione scolastica è alta. Dobbiamo diffondere messaggi sulla legalità, chi vive in Italia deve rispettare le legge, serve particolare attenzione sul ruolo delle donne, sui nostri territori ci sono problemi legati all’integrazione, problemi che vanno affrontati misurando i risultati”.

Per Tommaso Fiazza (Lega) “numeri alla mano non è corretto dire che grazie ai lavoratori stranieri si pagano le pensioni degli italiani: il tasso di disoccupazione tra gli stranieri, poi, è tre volte superiore rispetto a quello degli italiani. Nella relazione ci sono dati che preoccupano come il ritardo scolastico e l’alta presenza di stranieri tra i carcerati. Occorre anche monitorare il tema imprese”.

Nicola Marcello (FdI) ha ricordato che “la popolazione carceraria supera il 50% di stranieri, in molti senza fissa dimora. Si tratta di una situazione che produce problemi dal punto di vista sanitario, anche di tipo psichiatrico. Tra i cittadini stranieri, in tanti non hanno un medico di base, per questo si rivolgono al pronto soccorso”.

Per Ferdinando Pulitanò (FdI) “la legge regionale ha fallito, le politiche immigrazioniste hanno fallito, non c’è una reale integrazione: il tessa di disoccupazione femminile tra le straniere deve farci riflettere (-17% rispetto alle italiane) perché dimostra che le donne vivono ai margini, il sistema rischia di implodere. Il messaggio deve essere quello che per ogni diritto c’è anche un dovere, dove ci sono diseguaglianze ci sono dei problemi”.

Paolo Trande (Avs) ha ricordato come “gli stranieri contribuiscono con oltre 21 miliardi alla ricchezza regionale: a fronte di questo, però, fanno i lavori più faticosi e più umili e meno pagati. Mi stupisco davvero che ci sia chi leggendo questi dati si stupisca che poi queste persone si rivolgono più degli italiani ai servizi di welfare. In Italia è arrivato il momento di cambiare la legge nazionale sull’immigrazione, siamo fermi alla Bossi-Fini che è di inizio secolo”.

Per Vincenzo Paldino (Civici) “bisogna evitare letture ideologiche. Bisogna tenere insieme i diritti e i doveri: i servizi pubblici devono essere rafforzati, le istituzioni devono accompagnare i cambiamenti sociali senza lasciare sole le comunità. Ricordo che i lavoratori stranieri incidono per oltre 21 miliardi di euro sul sistema economico regionale, un dato che non deve comunque influenzare le nostre politiche pubbliche”.

Per Paolo Calvano (Pd) “non c’è bisogno di buonisti né di cattivisti: serve, invece, guardare in faccia alla realtà che ci racconta che c’è un’incidenza maggiore di migranti nelle realtà economiche più forti, come è l’Emilia-Romagna. Il vento non si può fermare con le mani, ma il buon navigatore sa direzionare la vela con politiche adeguate, a partire dall’aspetto dell’integrazione. Ricordo a tutti che creare ghettizzazioni aumenta i rischi sociali. Per quanto riguarda il tema del lavoro servono strumenti utili ad evitare lo sfruttamento di queste persone: le opportunità devono essere le stesse per gli stranieri e per gli italiani”.

Per Giovanni Gordini (Civici) “è importante legge i dati: ci sono criticità, come è normale in un mondo che sta cambiando, ma è significativo, comunque, il dato dei 21 miliardi di impatto economico collegato ai cittadini stranieri. Sulla sanità faccio presente che gli stranieri rappresentano l’8% dei ricoveri per essendo il 12% della popolazione, questo perché sono più giovani Sugli alloggi pubblico, inoltre, se guardiamo bene i dati vediamo che a essere favoriti sono gli italiani”.

Per Lorenzo Casadei (M5 Stelle) “il tema dell’immigrazione va affrontato, in primis attraverso politiche di integrazione, che sono di competenza nazionale anche se il tema riguarda comunque tutti i livelli di governo”. L’immigrazione non va affrontata con degli slogan e dobbiamo tenere presente che i risultati si vedono comunque dopo anni. Ricordo che negli anni ’90 si parlava di invasione albanese, oggi si racconta che l’Albania ci sta salvando dall’immigrazione”.

Per Ludovica Carla Ferrari (Pd): “le politiche di integrazione si fanno in primo luogo a livello nazionale. Mi chiedo: quante iniziative avremmo potuto fare per il tema casa se il Governo avesse investito lì e non nei centri in Albania? L’Emilia-Romagna è una regione attrattiva dobbiamo lavorare sulla qualità del lavoro e ricordarci che l’insegnamento della lingua italiani agli stranieri è un importante strumento di inclusione”.

Per Simona Lembi (Pd), sul tema, “i numeri parlano chiaro: la fabbrica della paura che da decenni la destra utilizza per criminalizzare gli immigrati a fini elettorali ha fallito. L’immigrato è sempre più integrato, le donne straniere fanno meno figli, vanno al consultorio, vaccinano i bambini, sono attente al percorso scolastico dei figli. Sul tema lavoro, inoltre, gli stranieri spesso sono imprenditori, non solo dipendenti”.

(Cristian Casali)

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