Ambiente e territorio

Approvata la nuova legge sulle concessioni idroelettriche

Disco verde alla proposta della Giunta che è stata emendata da alcuni emendamenti presentanti anche da forze politiche di minoranza

Introduzione di un canone per i gestori, energia elettrica da fornire gratuitamente nei territori interessati da impianti idroelettrici e norme chiare per quando si andrà a rinnovo delle attuali concessioni per le attività riguardanti la produzione di energia elettrica. L’Assemblea legislativa regionale ha approvato, con i voti favorevoli dei partiti di maggioranza e l’astensione delle minoranze, la nuova legge regionale proposta dalla Giunta “Disciplina delle assegnazioni delle concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e determinazione dei relativi canoni”.

Il testo approvato dall’Assemblea è composto da 40 articoli e, rispetto al testo iniziale proposto dalla Giunta, ha visto l’approvazione di alcuni emendamenti provenienti tanto dalla maggioranza quanto dalle minoranze. Collegato al testo di legge anche un Ordine del giorno che sollecita una forte sinergia con il Patto regionale per il clima e il lavoro.

In fase di presentazione, il relatore di maggioranza Igor Taruffi (ER Coraggiosa) ha spiegato che questo progetto nasce dalla necessità di uniformarsi alla legislazione nazionale, ma, contestualmente, pone chiare basi nella tutela e promozione ambientale. In primis bisogna quindi riferirsi al Dlgs 79/1999 che, introducendo la libera concorrenza e il regime delle concessioni, assegnò ad Enel un usufrutto trentennale sulle grandi derivazioni, insieme al più recente Dlgs del febbraio 2019, che porta le competenze delle concessioni idroelettriche in ambito regionale. “La novità più rilevante di una legge estremamente tecnica -ricorda il relatore di maggioranza- è sicuramente il procedimento unico della concessione: un processo collaborativo con l’attuale gestore e i soggetti interessati per definire un perimetro il più possibile condiviso per l’espletamento delle future gare di concessione che dovranno svolgersi nel 2029”. Altri elementi caratterizzanti del progetto di legge sono poi le tutele che devono essere garantite ai territori e alle comunità dove sorgono questi impianti. “Per loro -prosegue Taruffi- abbiamo previsto un ritorno economico specifico così come la fornitura gratuita di energia elettrica, ma più in generale è alta l’attenzione della legge sia alla risorsa idrica che all’ambiente in senso lato”. I fondi per i territori verrebbero garantiti dall’aggiornamento del canone di concessione che si sostanzierà in una parte fissa e una percentuale sulla potenza prodotta dai vari impianti per un introito annuo da parte della Regione intorno ai 5 milioni di euro. Per Taruffi, infine, “con questa legge oggi facciamo un passo avanti non solo nell’adeguamento alla norma nazionale, ma contestualmente riordiniamo un settore di grande prospettiva legato a due risorse che tanta parte avranno anche nel prossimo piano energetico regionale: acqua ed energia idroelettrica”.

Sensibilmente più critico, invece, il relatore di minoranza Marco Mastacchi (Rete Civica). Per Mastacchi le principali perplessità “sono nell’approccio al tema per una Regione che ha poche dighe a fronte di un settore agroalimentare di assoluto rilievo che abbisogna di grandi risorse idriche di buona qualità”. Per il consigliere di Rete Civica, quindi, “sarebbe stato preferibile un progetto che andasse ben al di là della parificazione alla normativa nazionale per tutelare il bene acqua”. In tal senso il relatore di minoranza chiede la costruzione delle dighe di Vetto e Castrola “che non solo metterebbero in sicurezza la pianura sottostante, ma apporterebbero evidenti benefici al territorio anche in ottica di prevenzione dei fenomeni alluvionali che vediamo anche in questi giorni”. Per il consigliere bolognese, infine, sarà difficile pervenire alla neutralità energetica nel 2035 se le nuove concessioni partiranno solo nel 2029 e comunque nel frattempo sarebbe necessaria una campagna straordinaria di promozione per nuovi invasi. In generale Mastacchi rileva in questo progetto “solo una volontà di regolamentazione e nessuna sensibilità verso la promozione economica, nessun riguardo verso la risorsa idrica di qualità e nessuna strategia di sviluppo ambientale”.

Dal canto suo Michele Facci (Lega) ha dichiarato di condividere l’impianto generale della proposta di legge, ma ha anche sottolineato l’importanza di riportare al centro dell’azione della Regione il territorio, specie quello montano.

“Vogliamo che una quota rilevante dei canoni percepiti dalle concessioni siano destinati ai comuni montani”, ha spiegato Marco Lisei (Fdi), sottolineando che “se oggi l’Emilia-Romagna ha la possibilità di disciplinare questo tema, se può portare 6 milioni di euro di risorse sui territori è perché c’è una legge nazionale che lo permette, peccato che quella legge nazionale il Pd l’abbia osteggiata in tutti i modi e che anche nella discussione del Bilancio e della Finanziaria per il 2021 ci siano in discussione degli emendamenti che vogliono limitare gli effetti di quella legge: vorrei sapere dalla maggioranza e dalla Giunta cosa pensano davvero di questo provvedimento, perché se pensano che sia utile ai territori allora lo dicano chiaramente ai loro colleghi di partito in Parlamento”.

Ai temi posti dalle minoranze ha risposto il Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Davide Baruffi, per il quale “stiamo prendendo atto di una legge nazionale e agendo di conseguenza”. A sostegno della legge anche l’assessore all’Ambiente Irene Priolo che ha ribadito come si stia operando per la tutela del territorio.

A esporre la posizione del Movimento 5 Stelle è stata Silvia Piccinini che ha ringraziato le forze politiche per la condivisione di alcuni emendamenti proposti dai pentastellati, che, tra l’altro, puntano alla valorizzazione dei territori interessati nonché a prevedere una cadenza annuale per l’aggiornamento dei canoni delle concessioni e la fornitura gratuita al 100% di energia elettrica nei territori interessati dagli impianti idroelettrici.

“Il Partito Democratico vota a favore del progetto perché da un lato permette di raggiungere obiettivi ambiziosi dal punto di vista della produzione di energia da fonti rinnovabili e dall’altro è un provvedimento che rafforza la cura dell’ambiente”, spiega Andrea Costa (Pd) che ha elogiato il lavoro svolto fra le forze politiche per arrivare a emendamenti comuni. Parole di sostegno anche da Silvia Zamboni (Europa Verde) che ha sottolineato come la nuova legge “garantisce la cessione di elettricità alle popolazioni delle zone che ospitano impianti idroelettrici”.

Due infine gli atti di indirizzo politico presentati legati alla legge. Un primo ordine del giorno, respinto, è stato presentato dal gruppo di Fratelli d’Italia per impegnare la Giunta regionale “a destinare una quota del 70% dei canoni percepiti ai comuni e alle comunità di montagna, con priorità per gli enti i cui territori sono interessati dalle grandi derivazioni d’acqua ad uso idroelettrico”. L’aula ha invece approvato un secondo documento a prima firma Andrea Costa (Pd) e condiviso anche da Marco Mastacchi (Rete Civica), Igor Taruffi (ER Coraggiosa), Marcella Zappaterra (Pd), Fabio Rainieri (Lega), Silvia Zamboni (Europa Verde) e Giulia Pigoni (Bonaccini Presidente). In tale documento viene richiamata e sollecitata un’azione politica strettamente coordinata con il nuovo Patto regionale per il Lavoro e il Clima per il raggiungimento prima del 2050 della neutralità energetica. Sulla base di queste premesse, l’ordine del giorno impegna la Giunta a valorizzare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, fra le quali l’idroelettrica rappresenta un asset prioritario, attraverso “un positivo rapporto di collaborazione con i concessionari per valutare l’eventuale necessità di infrastrutture idriche utili a un miglior uso e preservazione della risorsa idrica”.

(Luca Boccaletti e Luca Molinari)

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