Il testo del progetto di legge sulle aree idonee a ospitare impianti da fonti rinnovabili, come fotovoltaico ed eolico, è destinato ad essere ulteriormente rivisto. Questa, in sintesi, la conclusione cui è giunta la Commissione Territorio e Ambiente, presieduta da Paolo Burani. Una necessità evidenziata sia dal relatore di maggioranza Luca Sabattini (Pd), per il quale è necessario trovare un equilibrio tra attività agricola e sviluppo energetico, sia dal relatore di minoranza Alessandro Aragona (FdI), secondo il quale occorre evitare di creare situazioni distorsive tra province.
Sabattini (Pd) ha evidenziato come “uno degli elementi chiave del provvedimento riguardi l’equilibrio tra attività agricola e sviluppo energetico. Serve quindi chiarezza, a beneficio dei soggetti interessati, sul conteggio delle superfici utili nelle quali collocare gli impianti, rimanendo nell’alveo del dettato normativo nazionale. C’è bisogno di un mix energetico derivante da tutte le fonti rinnovabili perché funzionano in modo diverso l’una dall’altra. Elemento rilevante, per raggiungere obiettivi di tutela del territorio da una parte e sviluppo dell’autonomia energetica dall’altra, riguarda gli stabilimenti produttivi. La prelazione dell’autoconsumo delle aziende sul territorio qualifica il nostro progetto di legge. Altro aspetto importante è il monitoraggio perché i nostri enti locali non hanno competenze per esigere le prescrizioni”.
Aragona (FdI) ha rimarcato la necessità di una profonda revisione del testo. “Le osservazioni continuano ad arrivare, segno che questa legge è molto sentita – afferma -. C’è la sensazione, e forse la paura, che questa norma possa prendere una direzione sbagliata, situazione che potrebbe alimentare problematiche in fase di attuazione”. Entrando nel merito del testo, l’esponente di FdI ha precisato: “Si riconosce la volontà iniziale di tenere insieme tutto, anche visioni molto differenti, ma il rischio è che si scelga di non scegliere, creando una ‘tempesta perfetta’ che apra la strada ai contenziosi e scoraggi gli investimenti. Per questo, faremo un lavoro volto a migliorare il più possibile questo testo. Sul tema della superficie agricola utilizzata, crediamo che l’articolo vada completamente riscritto. C’è il tema della definizione di ‘impianti industriali e stabilimenti’. Occorre scongiurare situazioni distorsive tra province, evitando che alcuni territori restino fuori dall’applicazione della norma e altri, già invasi dalle richieste, subiscano concentrazioni ancora maggiori. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che tutto ciò che può essere interpretato come restrittivo, rispetto alla norma primaria, può essere impugnabile”.
Prima di aprire il dibattito il presidente della commissione Burani ha evidenziato “l’importanza di questa legge per il paesaggio e l’ambiente anche alla luce del contesto internazionale che ci impone di arrivare all’indipendenza energetica trovando il giusto equilibrio. Le aree idonee deve orientare questo sviluppo”.
La parola ai consiglieri
Priamo Bocchi (FdI) ritiene che il provvedimento “rischia di fallire alcuni obiettivi per i quali è nato perché non sarà facile raggiungere l’equilibrio tra sviluppo delle fonti rinnovabili e la salvaguardia del suolo, del paesaggio e delle produzioni agricole. Le energie rinnovabili dovrebbero rappresentare una parte del mix energetico poiché sole non possono rispondere alla crescente domanda di energie a basso costo. Riflessione ulteriore la richiede il calcolo della superficie agricola utilizzabile per l’agrivoltaico e l’eolico, che a fronte di pale alte centinaia di metri rischia di produrre poca energia. Meglio gli impianti che favoriscono l’autoconsumo piuttosto che grandi impianti che rischiano di aprire ad operazioni speculative”.
Precisando che “la quota di rinnovabili in Emilia-Romagna è al di sotto della media nazionale per ragioni prima di tutto morfologiche” Daniele Valbonesi (Pd) ha commentato: “La proposta di legge mette ordine a fronte di una legge nazionale che pone paletti significativi e in un contesto divisivo in ambito economico e sociale. La consapevolezza riguardo l’importanza di questa legge sta crescendo anche per via di fattori esterni. C’è una parte del mondo agricolo che ha preoccupazioni legittime, così come molti amministratori locali, perché i cambiamenti sono sempre complessi ma occorre tenere conto delle necessità, a partire dalla sicurezza nazionale, il contenimento dei costi dell’energia e gli accordi di Parigi per l’ambiente”.
Per Simona Larghetti (AVS) “è importante incoraggiare la partecipazione dei cittadini su temi di interesse comune a volte difficili da percepire”. “Comprendere la necessità della transizione energetica è complesso, ed è compito delle istituzioni far capire ai cittadini i suoi benefici. Bene dunque incoraggiare l’autoproduzione e l’autoconsumo, ma è evidente che anche il comparto industriale deve essere coinvolto”. Per Larghetti, occorre tenere conto del fatto che il solo fotovoltaico non basterà per il raggiungimento degli obiettivi, ma occorre necessariamente parlare anche di eolico. “Infine, c’è il tema delle misure compensative – afferma -. Non è possibile abbattere direttamente il costo in bolletta dei cittadini, ma bisogna comunque arrivarci, individuando soluzioni per legare i benefici delle rinnovabili alla vita quotidiana delle comunità”.
Marco Mastacchi (Rete civica) ha parlato della difficoltà di tenere insieme punti di vista distanti che non saranno facilmente conciliabili sottolineando, al contempo, la necessità di concentrarsi su aree già urbanizzate o compromesse. “C’è un tema forte di approccio ambientale – spiega -. Alcuni intendono le rinnovabili a difesa della natura, altri le vedono come utilizzo della stessa, attraverso l’installazione degli impianti. Serve una buona analisi su quello che si potrà fare nelle leggi successive: occorre dare aiuto e copertura normativa ai Comuni che, in molti casi, si vedono tagliati fuori dai percorsi autorizzativi, pur restando nell’occhio del ciclone dei comitati. Servono strumenti per dimostrare l’effettiva produttività degli eolici sui crinali, per non ritrovarci impianti fermi e non produttivi e bisogna, in generale, evitare i progetti speculativi. Puntare maggiormente sull’idroelettrico potrebbe essere la soluzione, perché è meno impattante e più continuativo sotto il profilo energetico”.
Andrea Massari (Pd) ha sottolineato: “Questo provvedimento ci mette di fronte a contraddizioni ma è un atto dovuto per le nostre comunità. Gli enti locali non saranno chiamati a fare una pianificazione e bisognerà fare i conti con il mondo dell’agricoltura. I nostri provvedimenti devono funzionare e non incepparsi al primo passaggio giuridico per cui qualcosa va forse corretto per limitare le contraddizioni. La provincia di Parma è interessata dall’installazione di eolico, fotovoltaico e biogas e sull’impiego di quest’ultima fonte i produttori del parmigiano reggiano hanno posto osservazioni sulle quali bisognerà fare puntuali valutazioni”.
Fausto Gianella (FdI) ha posto l’attenzione sul territorio di Ferrara in parte soggetto a tutela Unesco: “Ciò non permette di installare il fotovoltaico e anche sulle aree contigue è vietato intervenire con impianti di foto e agrivoltaico. Si tratta di una interpretazione restrittiva della Regione perché il governo aveva lasciato maglie più larghe. Nel ferrarese non si può intervenire dappertutto e ciò la dice lunga sull’approccio verso nuove fonti rinnovabili. I sindaci hanno già organizzato comitati contro il fotovoltaico. Siamo una delle regioni più industrializzate del mondo e dobbiamo fare i conti con questo perché rischiamo di non arrivare ad alcuna transizione”.
Lorenzo Casadei (M5stelle) ha ribadito: “La politica ha il dovere di spingere sulle rinnovabili e mettere in atto una vera transizione energetica. Siamo di fronte ad una crisi evidente, climatica e internazionale: e qui il punto non è se fare la transizione, ma come farla. Servono regole e garanzie per evitare che i territori siano usati come fogli bianchi per disegnare impianti a piacimento. Servono limiti e criteri concreti che permettano alle imprese di investire, ma alla Regione di poter controllare e indirizzare. Occorre evitare le speculazioni perché i grandi impianti, lo sappiamo tutti, non riguardano i cittadini: e bisogna fare attenzione alla provenienza dei capitali, per evitare il fenomeno delle ‘lavatrici’, ossia di ripulitura di fondi opachi. Gli obiettivi potranno anche essere raggiunti, ma se ai cittadini non arrivano benefici, e gli unici a guadagnare sono proprietari e gestori, allora questa transizione non servirà”.
Lodovico Albasi (Pd) ha evidenziato la complessità della norma “che comporta l’assunzione di responsabilità, sapendo in quali confini stretti le Regioni devono operare”. “Occorre creare le condizioni per fare realmente energia alternativa, mettendo da parte gli aspetti politici o gli interessi di turno – spiega -. Perché il rischio è che tutti vogliano le rinnovabili, ma mai in casa propria. Sul tema dell’agrivoltaico, bene indicare un limite massimo per le superfici utilizzabili, ma ora concentriamoci davvero sulle aree dove questi impianti possono essere realizzati con una certa velocità”.
Per Paolo Calvano (Pd) “una delle cose che andrebbero fatte, prima ancora di pensare alle aree idonee, è sganciare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Diversamente, qualsiasi intervento in materia di rinnovabili rischia di non avere effetti in favore dei cittadini e delle imprese in termini di riduzione delle bollette. In questi anni non è stato fatto molto dal governo per pianificare l’approvvigionamento di energia. Con il provvedimento servirà equilibrio tra territori: secondo i dati dell’osservatorio regionale sulle rinnovabili, oggi si concentra a Ferrara ma non possiamo pensare che una provincia da sola pensi alla produzione di energia per un’intera regione. Grazie a questa legge ci sarà la possibilità di redistribuire le fonti rinnovabili tra tutti i territori”.
Per Fabrizio Castellari (Pd) “sarà una buona legge di fronte a una sfida che ci pone responsabilità istituzionale. C’è una maggiore consapevolezza, soprattutto nelle giovani generazioni, sulla necessità di produrre energia da fonti energetiche rinnovabili. La cronaca di questi anni ci aiuta anche ad accelerare i tempi in questa direzione. La sfida è culturale e dobbiamo rendere protagonista tutta la collettività. Il valore della produzione dell’energia deve essere alla portata di tutte le realtà dei nostri territori”.
Simona Lembi (Pd) ha espresso “profondo apprezzamento per le parole di apertura dei relatori, al fine di migliorare il testo, garantendo a tutti di poter dare un contributo”. “Il provvedimento perfetto non esiste – afferma -, ma certamente possiamo mettere in campo il migliore possibile in questo momento storico. Siamo in un contesto globale di gravissima crisi energetica e non si sfugge dall’idea di dover sostenere, con più forza, il ricorso alle rinnovabili e penso, in particolare, al fotovoltaico. Polarizzare il confronto non aiuta, così come non aiuta essere ideologici. Serve, invece, che le diverse ragioni e visioni, tutte comprensibili, siano tenute insieme. Ed è importante che i cittadini vedano che esistono misure che aiutano a calmierare i prezzi delle bollette, anche se indirettamente”.
Tommaso Fiazza (Lega) ritiene che “l‘ipotesi di considerare gli impianti già esistenti dal 2021 può essere di maggiore tutela in particolare per i piccoli comuni. Provengo da un territorio già gravato da infrastrutture oltre a un importante polo logistico e di conseguenza potrebbero essere previste diverse aree idonee. Sarebbero opportuni ulteriori approfondimenti per lasciare aperta questa possibilità”.
Francesca Lucchi (Pd) ha evidenziato quanta responsabilità ci sia in questo progetto di legge, date le posizioni differenti ascoltate durante l’udienza. “E’ necessario provare a trovare una visione che sia davvero nell’interesse generale e per lo sviluppo del territorio. Questa non è una legge ambientale, ma è una legge che parla di economia, di come le imprese possono svilupparsi, di come vedremo ricadere gli investimenti da qui ai prossimi anni. Dobbiamo chiederci perché il territorio ha paura degli impianti: e forse è perché è il Paese ad essere arrivato tardi su questa norma. Ed oggi occorre costruire una legge che si adatti a tutta la Regione, con l’ambizione di supportare i territori”.
Per Giovanni Gordini (Civici con de Pascale) occorre sapere “qual è la stima di energia prodotta dall’eolico marino per provare a dare una risposta ambientalista al tema degli impianti su aree montane. Partire conoscendo le cifre di energia potenzialmente prodotta ci porrebbe nelle condizioni di capire quanto lontano siamo dagli obiettivi”.
Ludovica Carla Ferrari (Pd) ha rimarcato: “Oggi ci troviamo con un testo che può essere affinato, ma che è un tentativo molto buono di comporre le varie posizioni, laddove le norme nazionali, negli anni, hanno aperto voragini e creato preoccupazioni nei territori, nei Comuni, in sindaci e sindache che hanno dovuto confrontarsi con i comitati, senza sapere come tutelarsi, come lavorare sulla progettazione e sulla qualità degli interventi, e senza poter trovare il modo di interloquire con operatori spesso iper-finanziarizzati. Questa legge apre nuove prospettive di sviluppo e va in soccorso anche di coloro che sono stati abbandonati a loro stessi a causa delle incertezze della norma nazionale di questi anni, che rendeva impossibile alle Regioni intervenire con una programmazione”.
Ferdinando Pulitanò (FdI) ha evidenziato: “Da un lato viene proposta la transizione ecologica come ragione di vita ma poi dai territori avvertiamo il contrario. Assistiamo anche a uno scarica barile governativo ma non possiamo, in relazione al provvedimento da discutere, cambiare ogni volta la nostra impostazione. Sembra sia individuato anche il vero nemico del provvedimento che è il privato dimenticando che è quello che investe perché dietro gli impianti ci sono investimenti. La crisi energetica di queste settimane non dovrebbe essere il nostro ‘metronomo’ perché non ci fa prendere le scelte migliori”.
L’assessora all’Ambiente e Pianificazione territoriale Irene Priolo ha ribadito l’apertura a un tavolo di confronto per adeguare il provvedimento evidenziando anche il dialogo in atto con il ministero dell’Ambiente per evitare un’eventuale impugnativa.
Il progetto di legge
Il progetto di legge regionale individua tra le aree idonee, oltre a quelle già previste dalla norma nazionale, anche i siti oggetto di bonifica, gli interporti e le cave ripristinate. L’Emilia-Romagna, in particolare, avrà il compito di raggiungere, al 2030, l’obiettivo di 6,3 Gw di potenza aggiuntiva da fonti rinnovabili, contribuendo al raggiungimento degli 80 Gw a livello nazionale. Il progetto di legge, tuttavia, individua un potenziale energetico di circa 10 Gw, andando oltre gli obiettivi assegnati.
Altri aspetti di rilievo riguardano la disciplina del cumulo degli impianti (art. 6) e dell’installazione degli impianti agrivoltaici (art. 10). La norma regionale individua anche i criteri per l’installazione degli impianti flottanti nei bacini e invasi e degli eolici nelle aree agricole.
Non meno importante, all’articolo 13, la disciplina dell’installazione degli impianti di produzione di energia da biogas e di produzione di biometano nelle aree a destinazione agricola.
(Brigida Miranda e Lucia Paci)



