Con 45mila domande di iscrizione presentate nel corrente anno scolastico continua a crescere la richiesta di ammissione ai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) dell’Emilia-Romagna. Un dato che va a “bilanciare” il calo delle nascite con la conseguente diminuzione degli alunni nelle scuole “tradizionali”. Tuttavia, criticità strutturali come la mancanza di sedi dedicate e la carenza di organici, messe in evidenza dai dirigenti dei Cpia, non consentono di accogliere tutte le domande tanto che attualmente in lista di attesa risultano circa 8mila persone. A queste difficoltà si affianca il rischio che i Cpia, dal prossimo anno, passino dagli attuali 12 a 11 per via dell’accorpamento dei due Cpia di Reggio Emilia, determinato dal dimensionamento scolastico stabilito dal governo.
Le commissioni Giovani e Scuola, presieduta da Maria Costi, e Parità e cultura, presieduta da Elena Carletti, hanno fatto il punto sul lavoro svolto nei 12 Cpia regionali che insieme agli istituti tecnici, professionali e artistici, in un contesto che vede un totale di 532 scuole statali in Emilia-Romagna. I Centri, le cui attività e linee guida sono gestite dall’Ufficio scolastico regionale, offrono percorsi di istruzione per adulti e giovani dai 16 anni, inclusi corsi di alfabetizzazione per cittadini stranieri e primo livello (ex licenza media), per il conseguimento di titoli di studio e competenze.
Maria Costi ha sottolineato “l’importanza della funzione dei Cpia sui territori, a partire dai percorsi che attivano per l’apprendimento della lingua italiana e la formazione delle persone per il conseguimento dei titoli di studio e l’offerta formativa. Lo studio della lingua italiana e la formazione sono alcuni degli elementi strategici della Regione”.
La presidente della commissione Parità e cultura Carletti ha ringraziato “per approfondire un tema importantissimo per i nostri territori: i Cpia sono istituzioni molto radicate e fondamentali che hanno a che fare da vicino con i diritti. Consentono alle persone di avere una seconda opportunità e penso anche all’attività negli istituti penitenziari. Sui temi dei diritti, dell’inclusione e dell’integrazione i Cpia svolgono ruolo davvero importante”.
Nei loro interventi i rappresentanti del mondo della scuola hanno ricordato come sia importante assegnare adeguate risorse ai Cpia, a partire dai percorsi degli studenti stranieri, perché perseguire il titolo di studio non può essere solo un modo per superare il gap linguistico. La necessità di fondi è stata ribadita anche dai consiglieri di centrosinistra intervenuti nel dibattito, mentre per il centrodestra occorre monitorare anche l’efficacia dei titoli di studio conseguiti ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro. L’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti ha ribadito l’impegno della Regione per i Cpia.
Il dibattito
L’assessora a Scuola e Welfare Isabella Conti ha spiegato “l’impegno della Regione per verso strutture importanti per la tenuta sociale la cui presenza diffusa in tutte le province emiliano-romagnole è funzionale a ridurre le disuguaglianze nei territori. I Cpia svolgono un ruolo per l’inclusione delle persone più fragili in un contesto segnato da disuguaglianze, fratture sociali, crisi delle seconde generazioni. I corsi sono un’opportunità per un’inclusione vera perché significano maggiori opportunità di lavoro, dignità e riscatto sociale. Investire sull’educazione degli adulti significa fare prevenzione sociale e investire sulla sicurezza. Sono luoghi dove si costruisce la cittadinanza. Chiedo che il dimensionamento scolastico voluto dal governo non rappresenti uno svilimento per i piani dell’offerta formativa o una riduzione di diritti, con particolare attenzione per i Cpia di Reggio Emilia, accorpati a un istituto tecnico”.
In commissione è intervenuto Giovanni Desco dirigente dell’Ufficio IV dell’Ufficio scolastico regionale: “questo invito a partecipare è molto significativo, perché il mondo dell’istruzione degli adulti e dei Cpia è davvero sconosciuto, relativamente nuovo: l’innovazione istituzionale dei Cpia come autonomie risale al 2012. Alla recente nascita si unisce un’intrinseca complessità e trasversalità. Questo intervento è stato per me l’occasione per rileggere i documenti di riferimento: la prima cosa che, come Ufficio scolastico regionale, possiamo fare è tornare al 2012 quando viene avanti il dpr che ha disciplinato i Cpia e la legge 92 che si è occupata di apprendimento permanente. I Cpia da una parte hanno autonomia scolastica titolare di offerta formativa, ma nello stesso tempo hanno un ruolo nell’apprendimento permanente che è un settore ben più ampio dell’istruzione degli adulti. La percentuale degli studenti stranieri è la più alta nella nostra regione in Italia (si tratta dell’80% degli utenti) e riguardano percorsi di alfabetizzazione e apprendimento della lingua italiana: è una caratteristica che connota il nostro sistema regionale. Sono un punto di presidio che intercetta persone con fragilità di diverso tipo: alcuni operano in carcere. Un tema da approfondire sarebbe quello di riuscire a intercettare queste persone anche dopo aver colmato il bisogno linguistico, che è il più frequente. Un altro spunto riguarda il tema dell’apprendimento permanente: quanta utenza è interessata a un titolo di studio a lungo termine? Credo sia necessario approfondire la sinergia tra i Cpia e l’offerta formativa professionale. Specifico che gli organici vengono quantificati sulla base della previsione degli iscritti e su base annua”.
Ricordando che i Cpia sono stati istituiti nel 2012, ereditando esperienze didattiche molto importanti, Emilio Porcaro, dirigente del Cpia 2 metropolitano di Bologna, ha evidenziato che “i Cpia sono nati con una pecca: non hanno edifici dedicati e dal prossimo anno diventeranno 11 per il dimensionamento del Cpia di Reggio Emilia. Un limite se pensiamo che le domande di iscrizione continuano a crescere”. Ha poi aggiunto: “Gli studenti non comunitari sono la maggioranza degli iscritti mentre per il secondo livello sono più numerosi gli italiani. La scelta di entrare in formazione nei Cpia non riguarda solo chi è rimasto indietro ma chi deve ripensare al proprio percorso. Essendo luoghi educativi ad alta complessità servono spazi dedicati e dotazione organica adeguata tenendo conto anche del fatto che molti frequentanti sono detenuti o minori stranieri non accompagnati. In Emilia-Romagna tutte le sedi sono precarie e all’interno di altre istituzioni scolastiche. A tal fine serve un’adeguata attribuzione delle risorse. I Cpia intercettano una domanda in crescita ma operano in condizioni fragili per cui chiediamo alla Regione un intervento strutturale che contribuisca alla stabilizzazione delle sedi in ogni capoluogo di Provincia rafforzando le dotazioni organiche”.
Ugo D’Orazi, dirigente del Cpia 1 di Ravenna, ha sottolineato che “non ci sia qualcosa di strutturato nel rapporto con i centri per l’impiego, però ci sono diverse strade da percorrere per offrire un servizio migliore. Abbiamo investito molto inoltre sul rapporto con le imprese e siamo stato in fabbrica a tenere corsi di lingua italiana. Siamo in contatto con le associazioni del territorio e con l’azienda sanitaria locale. Non riusciamo a monitorare l’abbandono scolastico perché a volte le persone lasciano per necessità lavorative, poi rientrano”.
Luciano Caselli del Cpia Reggio Sud ha evidenziato le problematiche di Reggio Emilia “dove oggi i Cpia sono due ma dal prossimo anno ne resterà uno solo, comportando una grande complessità di gestione. Il timore è che non si riescano a portare a termine progetti significativi come quello di alfabetizzazione rivolta alle donne, che comprende anche un percorso di formazione di primo soccorso pediatrico e di educazione civica attraverso la storia dell’arte. Per estendere il progetto servono insegnanti. Mi auguro che con l’accorpamento venga almeno mantenuto l’organico”.
Alberto Ferrero (FdI) ha evidenziato come “i Cpia lavorino in ambito affine agli istituti per l’Istruzione e la formazione professionale (Ifp) il cui obiettivo è di fornire una formazione per poi accedere al mercato del lavoro. I numeri dimostrano un aumento delle iscrizioni ma il tasso di abbandono qual è? E qual è la percentuale di chi ottiene un diploma?”.
Anna Fornili (Pd) ritiene che “oggi sia stato fatto un quadro molto chiaro di quello che è il mondo del Cpia. Mi soffermo su tre concetti: il tema della prossimità perché se l’80% degli utenti riguarda l’alfabetizzazione e il problema linguistico, anche per quel 20% dell’utenza credo sia fondamentale essere presenti sul territorio. Nel territorio reggiano sarà necessario rivedere determinati aspetti, perché il Cpia deve intendere tutta la provincia e arrivare a tutti. Il secondo punto riguarda le domande in crescita e il problema delle liste d’attesa, in linea con l’andamento sociale e demografico del momento, che va affrontato perché non dobbiamo dimenticare il grande ruolo del recupero di chi si è smarrito lungo il percorso (abbandono scolastico): i Cpia rappresentano un elemento di riscatto con un ruolo educativo molto complesso. Il terzo punto è la sinergia con il sistema professionale del nostro territorio perché è importante intercettare il bisogno e interrogarsi come accorciare percorsi”.
Fabrizio Castellari (Pd) ha ricordato: “L’Emilia-Romagna ha una tradizione consolidata nell’intervenire per la formazione e l’accoglienza. Giusto creare strutture dedicate diverse dal tradizionale sistema scolastico: il tema delle sedi è centrale. Così come lo è quello dell’inclusione dei bambini o adulti con fragilità. Quando si parla di necessità di potenziare gli organici nei Cpia occorre tenere conto di questi aspetti”.
Per Eleonora Proni (Pd) “le istituzioni presenti qui oggi parlano di un lavoro importante e responsabile nel solco della modalità di lavorare che ha questa regione e che ruota attorno al tema dell’inclusione nelle sue varie sfaccettature. Un tema emerso è quello delle politiche trasversali, che rappresentano un punto di forza, perché contengono un grande potenziale, ma allo stesso tempo c’è il rischio dell’invisibilità. Credo sia emersa la volontà della commissione di impegnarsi nell’educazione a tenere insieme i vari livelli”.
Per Niccolò Bosi (Pd) “occorre risolvere la carenza di personale per il lavoro delicato che viene svolto nei Cpia. Le liste d’attesa devono essere smaltite così come gli spazi sono fondamentali per creare la possibilità di apprendimento giusto. Importante il tema dell’apprendimento della lingua: chi arriva nel nostro paese deve avere gli strumenti per comunicare e intrattenere relazioni sociali, in particolare per le donne affinché possano raggiungere indipendenza economica. Sarebbe utile una relazione tra chi frequenta i Cpia, Agenzia regionale per il lavoro e le associazioni che fanno lavoro di pre-alfabetizzazione”.
Giovanni Gordini dei Civici è intervenuto sottolineando che “si tratta di un panorama che conoscevo molto poco. Il tema dell’inclusione è centrale e abbiamo bisogno di affrontare la marginalità e la sicurezza. Questa realtà contiene una pluralità di biografie che dovrebbero essere la ricchezza di quelle strutture. Volevo capire qual è il ‘successo scolastico’ degli utenti e quali siano l’autonomia, la competenza e le risorse affinché la Regione possa agire concretamente”.
(Lucia Paci e Irene Gulminelli)



