In commissione Cultura, scuola, formazione, lavoro, sport, presieduta da Giuseppe Paruolo, è stata presentata la relazione riguardante la clausola valutativa della normativa sulla ‘Disciplina del sistema regionale dell’istruzione e formazione professionale’.
Il sistema di istruzione e formazione professionale (IeFP), disciplinato dalla legge regionale 5/2011, è entrato formalmente a regime nel 2011/12 con pari dignità rispetto a quello dell’istruzione, inserito nel secondo ciclo del sistema educativo italiano e caratterizzato da una propria tipologia di offerta di percorsi.
In Emilia Romagna – hanno relazionato i funzionari della Giunta- i percorsi IeFP raccolgono il 18% del totale degli studenti. Se si osservano solo le classi prime (istituti professionali più enti di formazione) dei primi tre anni di avvio (2011/12, 2012/13 e 2013/14) si vede che le preferenze degli iscritti si polarizzano su tre principali figure professionali: la prima risulta essere quella dell’operatore della ristorazione, a seguire l’operatore amministrativo segretariale e poi l’operatore meccanico. Complessivamente, la distribuzione degli iscritti nei diversi territori provinciali riflette la popolazione residente nella fascia di età 14-18 anni.
In tutti gli anni scolastici considerati , è costante la presenza maschile che si attesta in media attorno al 62%, risultando di qualche punto percentuale più accentuata negli enti di formazione professionale. La presenza di alunni con cittadinanza non italiana è mediamente del 31%, con una presenza più marcata di stranieri presso gli enti di formazione professionale, dove la percentuale aumenta circa al 37%.
Il totale dei qualificati dei percorsi triennali di IeFP terminati nell’anno scolastico 2013-14 ammonta a 6.644 unità (89,6% del totale degli ammessi all’esame) di cui 4.215 presso gli istituti professionali in sussidiarietà integrativa (63,4% dei qualificati) e 2.429 presso gli enti di formazione professionale accreditati (36,6% dei qualificati). Il dato occupazionale dei qualificati presso gli istituti professionali, relativo ai percorsi terminati nel 2013, è del 43,6%.
Il presidente Giuseppe Paruolo, nel chiedere informazione sui “motivi della mancata attivazione di alcuni corsi”, ha sottolineato “l’importanza di valutare il sistema, comprendendone il ruolo sociale e non solo quello educativo”.
Marco Pettazzoni (Ln) ha ribadito la “necessità di promuovere e valorizzare quei corsi che insegnano un lavoro manuale”.
Infine, Giulia Gibertoni (M5s) ha chiesto spiegazioni sulle “motivazioni che inducono gli studenti, dopo il triennio, a orientarsi verso gli enti privati, in particolare nel ravennate, invece di scegliere di restare negli istituti professionali”.
Al termine della seduta, i funzionari della Giunta hanno risposto ai consiglieri spiegando che “l’attivazione dei corsi, e conseguentemente il relativo finanziamento, è vincolata alle domande dei giovani e alle richieste del mercato del lavoro”, specificando che le programmazioni sono dettate “dalle specificità del territorio e dalle prospettive occupazionali in campo”.
(cr)


