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Mercatone Uno Rubiera, Si: scongiurare crisi occupazionale

Interrogazione per chiedere alla Giunta di convocare il tavolo regionale e attivarsi sul ministero dell’Economia per la ricapitalizzazione dell’azienda

La situazione occupazionale del punto vendita Mercatone Uno di Rubiera, nel reggiano, passato sotto il controllo della società Shernon Holding dopo la messa in vendita del gruppo Mercatone Uno nel 2017, è al centro di un’interrogazione presentata da Sinistra italiana.

Il punto vendita di Rubiera – riporta un consigliere – conta 44 dipendenti e anche negli anni di crisi del gruppo Mercatone Uno è rimasto aperto grazie alla posizione strategica lungo la Via Emilia. Fin dall’acquisizione da parte di Shernon Holding – evidenzia l’esponente di Si – si sono manifestati timori per l’occupazione, in quanto solo per 6 dipendenti si prevedeva il tempo pieno, mentre tutti gli altri venivano collocati in part-time. Oggi, dopo svariati mesi di attività, – si legge nell’atto ispettivo – fra i lavoratori del punto vendita è forte la preoccupazione per il futuro, tanto che la Filcams CgiI di Reggio Emilia ha proclamato due giornate di sciopero cui hanno aderito tutti i dipendenti. I motivi dello sciopero vanno dai ritardi nei pagamenti degli stipendi agli ordini non evasi per mancanza di merce, dai problemi con i fornitori al totale abbandono dell’azienda, a cui nell’ultimo mese si è aggiunta la mancanza di informazioni riguardo alla ricapitalizzazione necessaria per la continuità dell’attività. Azienda, peraltro, che, come ha rimarcato Filcams CgiI, negli ultimi mesi o ha evitato di partecipare ai tavoli nazionali e locali aperti o ha fornito risposte evasive.

Di qui l’iniziativa del consigliere di Sinistra italiana, che chiede alla Giunta “se intenda convocare quanto prima il tavolo regionale al fine di scongiurare una nuova crisi occupazionale, attivandosi anche presso il ministero dello Sviluppo economico affinché si possa giungere al più presto alla ricapitalizzazione necessaria a garantire la continuità aziendale”.

(Luca Govoni)

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