Governo locale e legalità

MAFIE. MEZZETTI: “TUTELA VITTIME USURA NEL PROSSIMO TESTO UNICO SULLA LEGALITA’”. FOTI (FDI-AN): “CASI IN CUI LO STATO CONTINUA A VESSARE CHI DENUNCIA E SI RIBELLA”

Risposta in Aula dell’assessore a una interpellanza del consigliere sul caso di un imprenditore di Gela, vittima di taglieggiamenti e ripetute intimidazioni mafiose, e trasferitosi nel piacentino per riavere una vita normale, ora alle prese con Equitalia

“La materia della tutela delle vittime di usura e estorsione sarà una delle tre aree del Testo unico sulla legalità che contiamo di portare all’avvio dell’iter assembleare all’inizio del prossimo anno, assieme alla lotta al gioco d’azzardo e alla gestione dei beni confiscati. Sul provvedimento, che più in generale punta all’armonizzazione delle norme regionali esistenti sulle misure contro le infiltrazioni mafiose e della criminalità organizzata in Emilia-Romagna, è attivo un gruppo di lavoro regionale multidisciplinare, la cosiddetta Cabina di regia per la legalità”. E’ quanto afferma l’assessore alle Politiche per la legalità, Massimo Mezzetti, rispondendo in Aula a una interpellanza alla Giunta di Tommaso Foti (Fdi-An), nella quale il consigliere dava risalto alla vicenda di un imprenditore di Gela, vittima, insieme alla famiglia, di taglieggiamenti e ripetute intimidazioni mafiose sotto la minaccia di armi, e obbligato a trasferirsi a Lugagnano Val d’Arda, nel piacentino, per cercare di riprendere condizioni di vita normali, dopo aver peraltro collaborato con i Carabinieri e aver così contribuito a una operazione delle Forze dell’ordine conclusasi con decine di arresti. “Ma la società di riscossione di tributi Equitalia- si legge nell’interpellanza- avrebbe chiesto a questa persona il pagamento di 126.000 euro, pignorandogli il conto corrente bancario, in seguito a una serie di multe e sanzioni dovute dall’emissione in stato di costrizione, a causa delle pressanti minacce ricevute, di assegni non coperti”. E l’imprenditore, “indubbiamente sbagliando”, scrive sempre Foti, “non ha presentato nei tempi previsti la domanda per accedere al Fondo di solidarietà per le vittime di estorsione, che interviene entro 120 giorni dalla data della denuncia del soggetto interessato, e a distanza di alcuni anni lo Stato, anziché andare incontro a chi, vittima della mafia, rischia la propria incolumità fisica, mostra il volto peggiore della burocrazia e dell’indifferenza”. Da qui la richiesta del consigliere all’esecutivo regionale di rivedere le norme finalizzate alla tutela delle vittime di estorsioni mafiose e, se possibile, ad agire a tutela della persona oggi residente nel piacentino attraverso le leggi regionali in materia.

“La Giunta regionale apprende dal consigliere Foti la vicenda riportata e esprime solidarietà per la vittima di estorsione- afferma Mezzetti in Aula- tuttavia non appare possibile un intervento regionale attraverso le norme richiamate dal consigliere”. Infatti, la Fondazione emiliano-romagnola interviene a favore delle vittime di reati solo in caso di “delitti non colposi” che causano “la morte o un danno gravissimo alla persona” e “commessi nel territorio regionale”, così come previsto dalla L.r. 24/2003 (Disciplina della polizia amministrativa locale e promozione di un sistema integrato di sicurezza). Rispetto poi agli interventi per la prevenzione dell’usura e di altre fattispecie criminogene previsti nella L.r. 9 maggio 2011, n.3 (Misure per l’attuazione coordinata delle politiche regionali a favore della prevenzione del crimine organizzato e mafioso, nonché per la promozione della cultura della legalità e della cittadinanza responsabile), prosegue l’assessore, “nei fenomeni connessi all’usura la Regione promuove specifiche azioni di tipo educativo e culturale volte a favorirne l’emersione”. Né può applicarsi l’articolo 11 della medesima legge, dove si fa riferimento all’intervento della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati, “non attivabile per la ragioni già spiegate”. Mezzetti fa quindi riferimento al Testo unico cui si sta lavorando in Regione, “nel quale pensiamo a misure per affiancare le vittime di usura, con la Regione che si farebbe garante nel caso ovviamente la persona accettasse di entrare in un percorso di denuncia”.

“Il mio principale obiettivo era quello di portare all’attenzione della Regione una situazione assurda- è la replica di Foti- nella quale il cittadino che si schiera contro le mafie e dalla parte della legalità continua a essere vessato dallo Stato. Nell’ambito della lotta per la legalità- conclude- una vicenda come questa deve infatti avere rappresentanza”.

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