Raccontare il dramma di chi, durante la Shoah, fu privato della propria casa, dei propri beni, dei propri affetti. Una spoliazione che faceva parte di quella persecuzione disumana che il nazifascismo mise in atto contro le persone di religione ebraica.
Dopo aver toccato diverse città in Italia, Spagna e Germania, arriva a Bologna la mostra itinerante “Remember-House – Case di Memoria”. L’esposizione, allestita presso la Biblioteca dell’Assemblea legislativa dal 5 al 13 marzo 2026, rappresenta l’esito di un importante progetto europeo (programma CERV, Citizens, Equalities, Rights and Value) organizzato dal MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara) insieme alla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura.
Il taglio del nastro è previsto alle ore 12.30 di giovedì 5 marzo, quando il consigliere segretario Paolo Trande inaugurerà la mostra con Amedeo Spagnoletto, direttore del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.
“L’esproprio della casa per gli ebrei vittime delle folli teorie genetiche e storiche suprematiste nazifasciste fu sicuramente parte della volontà strategica di ‘straniare e umiliare’, privandoli dei loro riferimenti affettivi, ma mostrò anche la prosaica miseria di regimi, e dei loro aguzzini, che puntavano ad impossessarsi dei loro beni” spiega il consigliere Paolo Trande. Che continua: “In quella terribile vicenda che fu l’Olocausto e la Shoah la spoliazione dei beni costituì un aspetto non secondario della cosiddetta ‘soluzione finale’ a cui anche il fascismo, dopo le leggi razziali del 1938, per ideologia e opportunismo, diede un contributo segnato con l’infamia dalla storia e dalla umanità. A quelle famiglie ebree vittime, saccheggiate nel loro intimo e nella loro dignità, l’umanità deve l’inchino genuflesso e le scuse eterne. Nei confronti di chi concepì e realizzò quegli atti invece va manifestata eterna riprovazione: impegniamoci perché non accada mai più”.
Amedeo Spagnoletto commenta: “Siamo orgogliosi della collaborazione con l’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna che permette di far viaggiare ancora una volta la mostra itinerante Remembr-House, un progetto realizzato in collaborazione con la Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo. Dopo Torino, Madrid, Gießen, Ferrara e Roma, Remembr-House continua ad accogliere gli studenti e ragionare con loro sul concetto di casa e della sua privazione, a partire dal passato e lavorando su un futuro più equo e accogliente”.
Il cuore dell’esposizione è una riflessione profonda sulla casa non solo come spazio fisico, ma come nucleo di affetti, sicurezza e identità.
Il contesto storico di partenza di tutte le attività di Remembr-House è il periodo della dittatura fascista in Italia con la conseguente soppressione dei partiti e della libertà di pensiero. Nel settembre del 1938 si abbattono sugli ebrei le leggi razziali, anticipate dalla teorizzazione dell’esistenza di una razza superiore ariana. Dopo l’8 settembre del 1943 iniziano gli arresti e gli ebrei si vedono costretti a lasciare le loro abitazioni e vivere in clandestinità. In molti casi vengono deportati nei campi di sterminio. Le liste di beni sequestrati agli ebrei italiani hanno ispirato la scelta del tema centrale del progetto Remembr – House: la casa, nella sua dimensione di spazio fisico ed emotivo al tempo stesso.
Il progetto parte da un’indagine storica rigorosa sui documenti del Fondo EGELI, che conservano i verbali di sequestro dei beni sottratti alle famiglie ebree dopo le leggi razziste del 1938. Attraverso lo studio di elenchi “freddi” ma drammaticamente parlanti — che descrivono mobili, corredi e oggetti personali di figure come la scrittrice Natalia Ginzburg o il fotografo Silvio Ottolenghi — centinaia di studenti italiani ed europei hanno lavorato per ridare vita a quelle storie di spoliazione.
La mostra stessa è un’opera collettiva: i visitatori troveranno esposta la “Casa di Memoria” le cui stanze animano i progetti vincitori di un concorso internazionale con 30 classi iscritte e il coinvolgimento attivo di 414 studenti tra i 13 e i 19 anni. Questi progetti, che spaziano dalla modellazione 3D a installazioni immersive, indagano cosa significhi oggi perdere il proprio posto nel mondo. L’allestimento è coerente con il messaggio di memoria in viaggio: una struttura modulare in cartone alveolare, leggera e sostenibile, che incarna l’idea di una memoria che può essere montata, smontata e trasportata ovunque per produrre nuova consapevolezza civile.



