“I campi nomadi non rappresentano una risposta alle richieste di integrazione di Rom e Sinti, sono dei veri e propri lager, dei ghetti degradati che trasformano le persone in quello che non vorrebbero essere. Il nomade vuole andare a scuola, lavorare, rispettare le regole e pagare le tasse”. Queste le parole pronunciate dai rappresentanti delle associazioni che si occupano dell’inclusione sociale delle popolazioni nomadi in apertura dell’audizione in commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli, convocata nell’ambito dell’esame dei tre progetti di legge sull’integrazione e inclusione sociale di Rom e Sinti presentati rispettivamente da Giunta (testo base), Ln e Fdi.
Tre le associazioni presenti: associazione Sinti italiani di Bologna, in rappresentanza anche del nucleo di Piacenza, associazione amici di via Django di Modena e associazione Thèm Romanò di Reggio Emilia. Da tutte la sottolineatura “dell’importanza di pensare a soluzioni abitative alternative per Rom e Sinti, come le micro-aree, congeniali a chi svolge lavori itineranti (un esempio, i giostrai) e a chi non riesce a concepire l’abitazione come struttura stabile, dove insediare, a seconda delle esigenze, case mobili, case in legno o prefabbricati”. “Nelle micro-aree- hanno aggiunto i rappresentanti delle associazioni- è più semplice introdurre concetti quali responsabilità e controllo, strettamente vincolati alla salute e alla sicurezza, ma anche all’indipendenza economica”. “Vogliamo- hanno rimarcato- garantire un futuro ai nostri figli, una formazione, un’istruzione, un lavoro, vogliamo confrontarci con la società in cui viviamo da 1.400 anni, essere compresi, per noi le porte sono state sempre chiuse, chiediamo solo di vivere”.
Il relatore di minoranza, Daniele Marchetti (Ln),ha affermato che “l’unica alternativa ai campi sono, come per tutti gli altri cittadini, le case e non le micro-aree. Le regole, anche sociali, devono essere uguali per tutti, abitare in un appartamento non può essere considerata una ‘tragedia’, occorre impegnarsi per avvicinarsi alla cultura in cui si vive. Pretendere regole diverse non è integrazione”. “Chi ha un reddito- ha aggiunto Alan Fabbri (Ln)– può acquistare un terreno, senza ricorrere alle risorse di Regione e Comuni”.
Raffaella Sensoli (M5s) ha puntato “sull’importanza della formazione, della scuola e del lavoro, come strumenti di integrazione”, chiedendo, per Rom e Sinti, “l’attivazione di lavori non vincolati al nomadismo”. In risposta, le associazioni hanno riferito di “un progetto a Bologna che ha visto, nel 2011, la nascita di una cooperativa per la raccolta dei rifiuti ferrosi, in cui sono occupati 80 sinti”.
Gian Luca Sassi (M5s) ha chiesto informazioni sulla “gestione e organizzazione delle micro-aree”. I rappresentanti delle associazioni hanno parlato di “luoghi in cui transitare o, in alternativa, insediarsi per periodi lunghi, a seconda delle diverse esigenze”.
“La vostre richieste- ha detto Tommaso Foti (Fdi)– sono le nostre: chiudere i campi nomadi. Ma non credo che tutti siano d’accorda, a Piacenza questa richiesta non è stata accolta positivamente da Rom e Sinti”.
In conclusione della seduta, Fabio Rainieri (Ln) ha lamentato “l’ingerenza dei funzionari della Giunta in fase dibattimentale”, tecnici, a detta del consigliere, che avrebbero “chiesto alle associazioni di non rispondere ad alcune domande dei commissari”. Il presidente Paolo Zoffoli ha rammentato che “ogni domanda ha avuto la sua risposta”.
(cr)


