Parità, diritti e partecipazione

Parità di genere. Pd: “Garantire parità retributiva tra uomini e donne, come da direttiva Ue”

Le consigliere dem Simona Lembi, Marcella Zappaterra, Maria Costi ed Elena Carletti chiedono alla giunta regionale di sollecitare il governo nazionale a ratificare entro i termini richiesti la disposizione comunitaria

“Garantire parità retributiva tra uomini e donne, come richiesto dall’Unione europea”.

La richiesta arriva, con una risoluzione, da Simona Lembi, Marcella Zappaterra, Maria Costi ed Elena Carletti del Partito democratico, che chiedono alla giunta regionale di sollecitare il governo nazionale a ratificare entro i termini richiesti la disposizione comunitaria.

“La direttiva europea, che dovrà essere recepita dagli stati membri entro il 7 giugno, introduce un quadro normativo avanzato e organico – spiegano le quattro consigliere – rivolto a rafforzare l’effettività del principio di parità retributiva attraverso strumenti di trasparenza, monitoraggio e raffronto tra lavori di pari valore: provvedimento che mette al centro il principio di trasparenza retributiva, inteso come trasparenza dei sistemi retributivi, dei criteri di inquadramento professionale e dei meccanismi di progressione economica, che devono essere fondati su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere e basarsi su parametri quali competenze, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro, includendo anche le competenze trasversali, frequentemente presenti nei lavori femminilizzati e ancora oggi sottovalutate”. Rimarcano Lembi e colleghe sull’attività del Governo: “Nel corso dell’iter di recepimento avviato lo scorso febbraio con l’adozione dello schema di decreto legislativo sono emerse numerose criticità, tra cui la restrizione dell’ambito soggettivo di applicazione mediante l’esclusione di alcune categorie di lavoratori, una definizione non pienamente omnicomprensiva di retribuzione, nonché una definizione riduttiva di ‘lavoro di pari valore’”. Aggiungono: “Ulteriori elementi problematici riguardano la presunzione relativa di conformità alla legge attribuito ai contratti collettivi sottoscritti dai sindacati comparativamente più rappresentativi, che limita la verificabilità effettiva dei sistemi retributivi aggravando l’onere della prova in contrasto con il diritto dell’Unione europea e con l’articolo 36 della Costituzione, nonché l’assenza di risorse finanziarie dedicate a supporto dei nuovi obblighi informativi, valutativi e correttivi introdotti”. Concludono le dem: “Un recepimento meramente formale della direttiva, non pienamente conforme ai suoi contenuti sostanziali, rischierebbe di limitare l’effettività della trasparenza retributiva – riducendo la capacità della normativa di incidere sulle cause strutturali del gender pay gap – e di allontanare l’ordinamento nazionale dagli standard sostanziali fissati dal diritto dell’Unione europea, esponendo l’Italia a contenziosi e procedure di infrazione”.

Lembi, Zappaterra, Costi e Carletti chiedono, poi, all’esecutivo regionale “di prevedere risorse finanziarie e strumenti tecnici adeguati a supporto dei nuovi obblighi di trasparenza, monitoraggio e correzione dei divari retributivi, nonché di monitorare costantemente l’attuazione della normativa, intervenendo, se necessario, con misure correttive, al fine di garantire l’effettiva realizzazione della parità retributiva tra donne e uomini e l’incidenza concreta delle disposizioni introdotte sulle cause strutturali del divario retributivo di genere”.

(Cristian Casali)

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