Sanità e welfare

Pd-Civici: “Donne vittime di violenza, no all’obbligo di reperibilità in caso di malattia”

Approvata la risoluzione a prima firma della consigliera Valentina Ancarani (Pd) ed emendata dal consigliere Giovanni Gordini (Civici)

Esonerare dall’obbligo di reperibilità la malattia a seguito di violenza di genere. Con una risoluzione Valentina Ancarani (Pd) impegna la Regione a farsi parte attiva nei confronti del governo affinché valuti l’adozione di un intervento legislativo per includere la malattia conseguente a episodi di violenza di genere fra le ipotesi di esonero dall’obbligo di rispetto delle fasce orarie di reperibilità, al fine di garantire alle lavoratrici coinvolte condizioni più adeguate di tutela della salute, di autodeterminazione e di pieno recupero psico-fisico. Il testo è stato firmato anche da Fabrizio Castellari (Pd), Andrea Massari (Pd), Gian Carlo Muzzarelli Pd), Luca Sabattini (Pd), Vincenzo Paldino (Civici per de Pascale), Barbara Lori (Pd), Eleonora Proni (Pd), Alice Parma (Pd), Maria Laura Arduini (PD), Maria Costi (Pd), Niccolò Bosi (Pd), Paolo Calvano (Pd), Lodovico Albasi (Pd).

“È ormai ampiamente riconosciuto, anche in ambito medico e psicologico, che lo svolgimento di attività di socializzazione, svago o di ordinaria gestione della quotidianità possano incidere positivamente sul decorso di patologie caratterizzate da rilevanti componenti psicologiche – sottolinea la consigliera. Una circostanza in cui risulta particolarmente rilevante la possibilità di autodeterminazione e di gestione autonoma dei tempi e degli spazi della vita quotidiana – continua – è rappresentata dal percorso di recupero e di fuoriuscita da situazioni di violenza di genere che produce effetti profondi e duraturi sulla salute fisica e psichica delle vittime”.

Ancarani evidenzia che, nei casi in cui la lavoratrice, a seguito di violenza di genere, fruisce di un periodo di malattia per patologie di natura psicologica o psichiatrica, non è attualmente previsto alcun esonero dal rispetto delle fasce di reperibilità. Questo, rimarca la consigliera, “nonostante la particolare delicatezza del percorso di cura e di riappropriazione dell’autonomia personale”. Infatti, “l’obbligo di reperibilità, se applicato rigidamente in tali contesti, rischia di tradursi in un ulteriore fattore di stress e di compressione della libertà personale”.

Giovanni Gordini (Civici con de Pascale) ha presentato un emendamento all’atto di indirizzo in cui si evidenzia come in tali situazioni l’obbligo di permanenza domiciliare nelle fasce orarie di reperibilità possa determinare ulteriore vulnerabilità, esponendo la persona a possibili rischi di localizzazione o di interferenza con i percorsi di protezione attivati.

Ad aprire il dibattito è Nicola Marcello (FdI): “Siamo di fronte a un tema molto articolato e di estrema sensibilità. Il congedo di 90 giorni introdotto dal Decreto Legislativo 15 giugno 2015 è importante ma non può bastare. Tale istituto rappresenta un avanzamento ma ha requisiti stringenti, tanto da escludere numerose situazioni borderline Nel caso in questione le lavoratrici rientrano nella disciplina ordinaria della malattia. Il limite di questi argomenti è che la reperibilità rientra nella competenza nello Stato e la risoluzione che stiamo discutendo assume mero valore di stimolo. Il voto sarà di astensione perché noi di FdI abbiamo già portato il tema ad alti livelli istituzionali”.

“Il tema della violenza di genere riguarda tutti noi – commenta Vincenzo Paldino (Civici) – e dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione. C’è un aumento della violenza subita dalle donne tra i 16 e i 24 anni anche se si tratta di un problema trasversale rispetto alle fasce d’età. Estendere la normativa a tutti i casi di violenza è misura di buon senso. L’isolamento le vittime l’hanno già subito a causa della violenza”.

Per Maria Costi (Pd) “una piccola luce in un grande buio è una grande luce. Credo che questa risoluzione sia un segnale di speranza e il mio auspicio è che ci sia un’ampia convergenza su quanto propone”.

“Non siamo in una situazione così condivisa – sottolinea Simona Lembi (Pd) – per questo invito il centrodestra, se crede sia una buona misura, a votare con noi. Abbiamo bisogno di gesti chiari sul contrasto alla violenza di genere”.

Alla consigliera replica Priamo Bocchi (FdI): “L’appello al voto unitario lo comprendo, ma quando si accusa una certa parte politica di non avere sensibilità sul tema non posso dimenticare cosa è successo negli ultimi decenni alla Fondazione Teatro Due di Parma, dove attrici hanno subito molestie: quando la violenza avviene in un ambito politicamente connotato non c’è la stessa sensibilità”.

In chiusura l’intervento di Valentina Ancarani che si è detta favorevole all’emendamento presentato dal collega Gordini: “È un atto importante che andiamo a compiere e un impegno che non possiamo esaurire come Regione”.

(Giorgia Tisselli)

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