Ambiente e territorio

Question time Tagliaferri (FdI): “Chiarezza sull’intera filiera della gestione dei rifiuti”

“I cittadini, chiamati a sostenere costi crescenti e a modificare in modo significativo le proprie abitudini quotidiane, hanno diritto di conoscere non solo i livelli di raccolta differenziata, ma anche la destinazione finale dei rifiuti conferiti”

La Regione chiarisca, in modo trasparente e documentato, il quadro complessivo del ciclo dei rifiuti e la gestione dell’intera filiera, indicando quali controlli pubblici e indipendenti vengano effettuati sull’intero processo, dalla fase di raccolta, fino al reale impiego industriale delle materie; il tutto, anche alla luce delle criticità emerse a livello europeo sul funzionamento reale delle
filiere del riciclo e delle difficoltà riscontrate nel territorio della provincia di Piacenza, con l’introduzione della raccolta puntuale dei rifiuti. A chiederlo, con un’interrogazione a risposta immediata in aula, è il consigliere di Fratelli d’Italia, Giancarlo Tagliaferri. 

“In Emilia-Romagna e, in particolare, nel territorio della provincia di Piacenza, l’introduzione della raccolta puntuale dei rifiuti ha generato diffuse criticità operative, segnalazioni di disservizi, contestazioni sui dati di conferimento e un acceso dibattito pubblico sul funzionamento complessivo del sistema”, spiega Tagliaferri, che allarga lo sguardo anche all’area europea, evidenziando la fase di forte criticità del sistema del riciclo, con la chiusura di numerosi impianti e l’ingresso di materiali provenienti da Paesi extra-UE.

“Nel territorio piacentino – prosegue il consigliere – operano soggetti che, in forma consortile o meno, gestiscono in modo prevalente le fasi di raccolta e trattamento dei rifiuti differenziati, configurando di fatto posizioni dominanti che rendono ancora più rilevante il tema della trasparenza dei flussi e dei controlli pubblici. I cittadini, chiamati a sostenere costi crescenti e a modificare in modo significativo le proprie abitudini quotidiane, hanno diritto di conoscere non solo i livelli di raccolta differenziata, ma anche la destinazione finale dei rifiuti conferiti e l’effettivo contributo del sistema regionale all’economia circolare”. Tagliaferri chiama dunque in causa la Regione, che deve esercitare funzioni di indirizzo e controllo, ribadendo che “i dati percentuali sulla raccolta differenziata, se non accompagnati da informazioni puntuali sui flussi successivi, rischiano di fornire una rappresentazione parziale sull’effettiva sostenibilità ambientale del sistema: il punto non è quanto raccogliamo, ma che fine fanno questi rifiuti”.

La risposta è affidata all’assessora all’Ambiente, Irene Priolo, che ha fornito “in anteprima” il report 2025 sulla gestione dei rifiuti, ribadendo come tutti i report siano disponibili sul sito dedicato, dichiarandosi inoltre disponibile ad approfondire il tema in commissione. “Nel report sono contenuti gli schemi di flusso dei rifiuti urbani, anche per il territorio di Piacenza – spiega -. Per quanto riguarda la raccolta differenziata, occorre precisare che la stessa è soggetta alle regole del libero mercato e, pertanto, la pianificazione non può regolare il flusso agli impianti di trattamento. Nonostante questo, il report riporta, a scala regionale, gli impianti di destinazione delle principali frazioni oggetto di raccolta differenziata: viene inoltre monitorato il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani, in base a quanto dispone la normativa nazionale. Infine, va ricordato che la gestione dei rifiuti è una funzione fondamentale dei Comuni, svolta in forma associata tramite Atersir, le cui attività riguardano l’organizzazione dei servizi, l’affidamento della gestione e il relativo controllo”.

Non soddisfatto della risposta il consigliere Tagliaferri. “Prendo atto della risposta, ma nessuna delle questioni centrali poste è stata realmente risolta – conclude -. Se la giunta dice che i dati sono certificati, ci chiediamo fino a dove, da chi, con quali metodiche. Perché il problema non è il dato al cancello del bidone, ma cosa accade dopo, lungo tutta la filiera, e come si possa capire se il rifiuto differenziato viene realmente visto come una risorsa e non solo come un rifiuto camuffato, con costi di ritiro e lavorazione. La Regione Emilia-Romagna governa davvero l’intera filiera del riciclo, oppure si limita a certificare percentuali iniziali senza poter dimostrare l’effettiva sostenibilità del sistema?”

(Brigida Miranda)

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