Governo locale e legalità

Sanità pubblica e alluvioni: il dibattito sul Defr 2025

In Assemblea legislativa è iniziato il dibattito sul Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione

Difesa della sanità pubblica, impegno per il welfare, cura del territorio duramente colpito dalle alluvioni del 2023 e del 2024. Queste le priorità del Documento di economia e finanza regionale (Defr) 2025 proposto dalla giunta del presidente Michele de Pascale oggi in discussione in Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna. L’Assemblea di viale Aldo Moro ha iniziato il dibattito sul Defr che, fra le altre cose, prevede il supporto al trasporto pubblico locale, il rafforzamento e l’innovazione delle politiche per la casa, elemento essenziale della coesione sociale e dello sviluppo sostenibile, il sostegno ai servizi educativi, di conciliazione e di inclusione rivolti alle famiglie (con particolare riferimento al segmento 0-3 anni, ai centri estivi e all’assistenza scolastica per studenti con disabilità).

“La prima priorità -si legge nella nota introduttiva del Defr- è la tutela della salute delle persone e la difesa della sanità pubblica. La sfida più importante dei prossimi cinque anni è quella di garantire un sistema sanitario pubblico e universalistico a fronte del sottofinanziamento strutturale del Sistema Sanitario Nazionale da parte dello Stato: la Giunta sceglie pertanto di intervenire con mezzi propri non più in termini compensativi, ma in modo strutturale per assicurare un più adeguamento finanziamento del sistema sanitario regionale. Una scelta che non preclude né attenua la vertenza aperta con il governo nazionale per un adeguato finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale e, parallelamente, dà avvio a una riforma del sistema sanitario regionale che, a partire dalla prevenzione, riordini, innovi e qualifichi la produzione, l’organizzazione”. Viale Aldo Moro conferma anche l’impegno sul welfare, tenendo presente che le persone non autosufficienti in Emilia-Romagna sono oggi 220 mila e che nei prossimi 20 anni potrebbero essere 370 mila.

“Defr e Bilancio rientrano in un quadro di grande difficoltà frutto della situazione internazionale dove proseguono svariate guerre, dove il conflitto in Ucraina ha fatto aumentare il costo dell’energia, con conseguenze su tutta la filiera produttiva”, spiega il relatore di maggioranza Lodovico Albasi (Pd) che si dice anche preoccupato per “la scelta di Trump di introdurre dazi, che danneggeranno una regione come la nostra dal forte export. La Regione ha dovuto ricorrere alla leva fiscale per compensare i mancati trasferimenti nazionali visto che il governo chiede a Regioni e Enti locali di compartecipare al finanziamento del debito pubblico nazionale. Siamo molto preoccupati per il sistema sanitario pubblico visto che i tagli ai fondi statali stanno scaricando sui bilanci delle Regioni la tenuta del sistema sanitario universalistico, così come siamo impegnati in politiche di cura del territorio, anche alla luce delle alluvioni del 2023-2024”.

Il relatore di minoranza Priamo Bocchi (FdI) sottolinea come “la nostra regione cresce meno di altre; è troppo alto il numero di aziende che chiudono e troppo alto il numero delle ore di cassa integrazione. In questi ultimi mesi è aumentata l’occupazione, ma è anche aumentato il divario di genere e negli ultimi 10 anni hanno chiuso 4 mila imprese commerciali. Il Bilancio prevede un forte aumento di tasse, compresa l’Irap che interessa le imprese, e questo produrrà seri problemi”. A sostegno delle sue dichiarazioni, Bocchi cita alcune ricerche di soggetti terzi rispetto alla Regione e alle forze politiche come UnionCamere e Intesa San Paolo: “E’ ancora più sbagliato che la Regione abbia deciso di aumentare la tasse; dal Defr emerge una Regione dalle 50 teste e 50 mani dove un certo progressismo radical chic ha sostituito la lotta di classe. Stando al Defr, sembra che tutti i problemi siano colpa del governo Meloni e dei cambiamenti climatici, mentre è evidente che se ci sono stati tanti danni all’ambiente è perché la Regione non ha fatto il proprio dovere in materia di prevenzione perché ostaggio di un ambientalismo ideologico”.

(Lucia Paci e Luca Molinari)

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