Per il centrosinistra si tratta di una manovra che, tenendo insieme sviluppo e coesione sociale, tutela le imprese, i lavoratori, i territori e le famiglie. Per il centrodestra è una manovra conservativa, non all’altezza dei problemi della Regione e dove le maggiori risorse stanziate, a partire da quelle per la sanità, sono in realtà frutto dei maggiori trasferimenti del governo nazionale.
Prosegue in Assemblea legislativa il dibattito sul Bilancio di previsione 2026 e sulla Nota di aggiornamento del Defr, la cornice entro cui si inserisce la manovra economica per i prossimi anni. Si tratta di una manovra da 14,3 miliardi di euro (10,5 per la sanità), che prevede, fra le altre misure, l’incremento di 25 milioni di euro del Fondo per la non autosufficienza (un aumento di 110 milioni rispetto al 2024), il raddoppio dei fondi per il contrasto al dissesto idrogeologico e la conferma di tutte le misure di rafforzamento dei servizi educativi e per le politiche culturali, lo sport, il turismo e l’agricoltura. Il voto definitivo dell’Assemblea legislativa è atteso nella giornata di domani.
Dopo gli interventi dei relatori di maggioranza e di minoranza Daniele Valbonesi (Pd), Alberto Ferrero (FdI), Fabrizio Castellari (Pd) e Luca Pestelli (FdI) che hanno illustrato il Defr e la manovra di Bilancio, il compito di presentare la posizione della giunta è toccato all’assessore al Bilancio Davide Baruffi. “Nonostante il quadro di finanza pubblica severo, approviamo un bilancio che dà respiro alle scelte in coerenza con il programma di mandato. C’è continuità e coerenza con gli obiettivi strategici. In primis garantiamo tutele al sistema sanitario regionale, c’è poi particolare attenzione alla difesa del territorio, con il raddoppio delle risorse dedicate. Anche sulle politiche abitative c’è un impegno concreto e 40 milioni verranno investiti per trattenere i talenti”, ha spiegato Baruffi che ha ricordato: “L’Emilia-Romagna ha indicatori migliori che nel resto del paese, ma serve comunque una scossa. Dobbiamo innescare una dinamica di sviluppo e di crescita, con particolare attenzione al tema dell’equità, anche territoriale. Serve una strategia diversa, prima di tutto a livello nazionale”.
Il dibattito
“Si tratta di un bilancio in pareggio, ma comunque fragile. Rileviamo maggiori entrate tributarie, il ricorso all’indebitamento aumenta e la sostenibilità complessiva dipende in buona parte dalle politiche nazionali. Non c’è equilibrio e la manovra non affronta i nodi strutturali del sistema perché mancano disegni organici su sanità e welfare. Anche per il sistema produttivo servirebbe più coraggio”, ha sottolineato Pietro Vignali (FI). Il consigliere entra nello specifico: “In regione la crescita è moderata, anche se il sistema è comunque resiliente. Per questo bisognerebbe puntare sull’espansione e invece vedo solo misure tampone finanziate con le tasse dei cittadini. Anche in sanità rileviamo debiti consistenti, manca efficienza gestionale e in questo modo non si riducono gli sprechi. I cittadini spesso si rivolgono alla sanità privata per le carenze di quella pubblica. Sui trasporti per coprire i contratti si chiedono ulteriori sacrifici agli emiliano-romagnoli e sulla tutela del territorio rileviamo l’aumento di risorse, anche se gli interventi sono spesso collegati a finanziamenti statali straordinari. Anche sul turismo si fa ancora troppo poco e c’è poca dinamicità anche rispetto ai servizi alle famiglie”.
“Questo documento – ha rimarcato Priamo Bocchi (FdI) – manca di una visione strategica. Serve passare a un sistema che eroga a uno che pianifica, serve modernizzare, snellire, eliminare gli sprechi, verificare i risultati. La Regione Emilia-Romagna mette al centro la spesa ma non i risultati. I numeri del bilancio dimostrano che i problemi per i cittadini restano, a partire dalle liste d’attesa in sanità. Si blocca, poi, il privato accreditato, che ha costi in media più bassi del 20% rispetto al pubblico. Inoltre, il diritto alle cure è sempre più labile nelle aree periferiche della regione e c’è scarsa attenzione su tematiche importanti, come, per fare alcuni esempi collegati anche a miei emendamenti al documento, famiglia, sicurezza e libertà educativa”.
Eleonora Proni (Pd) ha evidenziato come “in Italia povertà e incertezza siano diffuse. Se il numero di occupati cresce ma cresce anche la povertà, c’è un problema strutturale nelle politiche del lavoro, sulla fiscalità e sullo sviluppo, materie su cui dovrebbe intervenire il governo nazionale. La Regione può apportare correttivi su lavoro e casa perché senza una casa dignitosa il lavoro non garantisce una cittadinanza piena. Con questo bilancio non siamo di fronte a una somma di interventi: nel nostro bilancio c’è la volontà di incidere su processi economici e sociali. Lavoro e casa non sono solo politiche da finanziare e su questi temi l’Emilia-Romagna ha dimostrato di saper tracciare una strada”.
Luca Giovanni Quintavalla (Pd) ha posto attenzione “sull’impegno profuso per licenziare questa manovra a fronte di un quadro nazionale e internazionale complesso. Una manovra espansiva alla quale non corrisponde una risposta adeguata del governo. La carenza di una politica industriale nazionale genera incertezza per chi deve programmare investimenti. La nostra Regione prevede invece un incremento degli investimenti cui si aggiungono anche stanziamenti per gli enti locali per rendere i territori sempre più competitivi. L’agricoltura e l’agroalimentare sono uno dei pilastri della nostra economia, serve una Pac comunitaria e non soggetta al controllo dei singoli Stati”.
Per Maria Laura Arduini (Pd) “il diritto allo studio è uno degli strumenti fondamentali per costruire il futuro a partire dal presente. Non è un caso se la maggior parte degli studenti universitari scelgono l’Emilia-Romagna, uno spazio in cui immaginare il proprio futuro. Questo bilancio dimostra cura e tutela per chi sceglie di vivere e lavorare in Emilia-Romagna. Il nostro emendamento è rivolto proprio a rafforzare le risorse destinate al diritto allo studio per offrire opportunità a chi rischia di rimanere escluso dalle borse di studio. Il diritto allo studio ha bisogno di un finanziamento strutturale e stabile: la risposta della Regione è uno stanziamento di oltre 32 milioni di euro”.
Paolo Burani (Avs) ha evidenziato come “questo bilancio arrivi in un passaggio storico complesso, in cui le democrazie stanno giungendo a un punto di rottura”. “Guerre e cambiamento climatico alimentano disuguaglianze e populismi – prosegue – ed è in questo quadro che l’Emilia-Romagna fa una scelta di campo, con un patto tra ecologia, diritti e coesione sociale. La nostra Regione sceglie di investire sulla difesa del territorio, sulla tutela ambientale, uscendo da una gestione emergenziale e puntando sulla prevenzione. Il governo nazionale va però in direzione opposta, tagliando dell’80% i fondi dedicati alla qualità dell’aria nella Pianura Padana, che tradotto significa 52 milioni di euro in meno per la nostra Regione”.
Gian Carlo Muzzarelli (Pd) ha affermato: “Il filo conduttore di questo bilancio sono le sicurezze. Sicurezze sociali, economiche, lavorative che oggi sono sotto pressione e che richiedono politiche capaci di tenere insieme protezione e sviluppo. L’Emilia-Romagna sta facendo questo sforzo, con un programma che guarda in avanti, con investimenti sulla sanità pubblica, sulla non autosufficienza, per i caregiver. Sosteniamo gli interventi dei Comuni per azioni di contrasto alle disuguaglianze e rafforziamo le risorse per l’economia solidale. Dall’altro lato, il governo nazionale riduce le risorse per Regioni ed enti locali, con conseguenze dirette sulla programmazione e sugli investimenti strategici: dopo aver operato riduzioni che per l’Emilia-Romagna ammontavano a 70 milioni nel 2025, il governo ha previsto nuovi tagli che saliranno a 100 milioni nel 2026”.
Per Tommaso Fiazza (Lega) “il contingentamento del dibattito garantisce l’adozione degli atti in tempi certi, ma questo non può diventare uno strumento per sottrarsi al dibattito democratico: non vorrei che diventasse una prassi”. Nel merito del bilancio, Fiazza ha ricordato come, nell’arco di un anno, la produzione legislativa sia stata limitata “e non compensata da una qualità elevata, se si pensa che il collegato al bilancio va a modificare norme approvate solo pochi mesi fa: segno di una programmazione fragile che procede per correzioni e senza una vera visione”. “La maggioranza ha scelto di aumentare la pressione fiscale – ha proseguito poi Fiazza -, particolarmente punitiva per la classe media che subisce gli aumenti maggiori: una scelta fatta subito, forse sperando che i cittadini se ne dimentichino”. Per quanto riguarda il territorio parmense, Fiazza ha preso atto del fatto che, nel piano di investimenti, in ambito sanitario vi siano interventi importanti, “ma, è bene ricordare, sono finanziati o con risorse nazionali o del PNRR”. “Se usciamo dall’ambito sanitario e guardiamo alle infrastrutture, Parma compare in modo più selettivo e comunque con interventi previsti grazie a finanziamenti statali: la Regione può e deve fare di più, puntando davvero sulla strategicità del territorio parmense”, ha concluso.
Maria Costi (Pd) ha commentato: “Questo Bilancio ha una direzione chiara su temi strategici: sviluppo accanto a sostenibilità e solidarietà. I dati che ci preoccupano sono quelli sulla cassa integrazione, indicatore di crisi strutturali che stanno colpendo il lavoro. Però, la forza della nostra Regione sta nel considerare l’inclusione e la rete sociale un fattore strategico: lavorare in rete con le comunità locali grazie allo straordinario patrimonio del terzo settore e delle associazioni di solidarietà. Fra i nostri punti di forza, gli investimenti sull’università e sulla formazione professionale per formare e trattenere talenti sul nostro territorio”.
Nicola Marcello (FdI) ha evidenziato che “il governo Meloni sta recuperando un gap sulla sanità creato da voi quando eravate al governo. Quest’anno sono stanziati oltre 6 miliardi: spero non parliate più di sottofinanziamento. Nel nostro bilancio ricordo che dal 2026 entra a pieno regime il bollo auto, oltre all’aumento dell’Irap e non c’è alcun intervento per ridurre le liste d’attesa per visite specialistiche. Tra i miei ordini del giorno, che auspico sia accolto, c’è il ‘social freezing’, cioè la possibilità di conservazione degli ovociti per preservare una fertilità futura. Lo ritengo un gesto di aiuto all’inverno demografico. Per il mio territorio, la zona Rimini, chiedo venga accelerata la riqualificazione delle colonie”.
In gran parte incentrato sulla sanità l’intervento di Marco Mastacchi (Rete civica) che ha ricordato come “non possiamo accettare i tanti problemi della sanità: si tratta di un tema delicato, dobbiamo intervenire sul tema delle liste d’attesa e sul potenziamento della medicina territoriale, occorre anche intervenire sul disagio psicologico delle ragazze e dei ragazzi, argomento su cui ho anche presentato una risoluzione. Per fare tutte queste cose occorre intervenire sugli sprechi: governare non è solo amministrare, è scegliere e noi dobbiamo scegliere agendo in modo da non lasciare indietro nessuno”. Mastacchi ha anche invitato a mettere maggiore impegno per la tutela del suolo, dei fiumi, per la montagna, per le infrastrutture e le energie rinnovabili.
“Serve maggiore impegno per la tutela delle zone costiere, serve un cambio di impostazione politica da parte della Regione che invece non fa altro che criticare il governo”, ha sottolineato Fausto Gianella (FdI) per il quale “a partire dalla sanità questo governo la sua parte l’ha fatta aumentando i fondi: ora la palla passa alla Regione e se fra un anno non saranno calate le liste d’attesa sarà la Regione a dover spiegare il perché di tutto ciò”.
Per Elena Ugolini (Rete civica) “in Emilia-Romagna c’è una crescita economica bassa e dovremmo avere l’onestà di guardare cosa è successo in questi anni: da quando c’è il governo Meloni c’è uno spread molto più basso che in passato e questo libera risorse per la crescita e siamo usciti dalla procedura d’infrazione europea, ma ereditiamo dal passato il problema del superbonus. Di queste cose dobbiamo parlare e tenerle presenti nel nostro discorso sul Bilancio regionale, a partire dal tema sanità”.
(Cristian Casali, Lucia Paci e Brigida Miranda)



