Dopo l’illustrazione dell’assessore Emma Petitti, la settimana scorsa, e la nomina dei relatori del provvedimento (di maggioranza Marcella Zappaterra, Pd, di minoranza Massimiliano Pompignoli, Ln), la commissione Bilancio, Affari generali e istituzionali, presieduta da Massimiliano Pompignoli, ha definito questa mattina il calendario degli appuntamenti in cui il provvedimento verrà esaminato e votato.
Già nel pomeriggio di oggi comincia il passaggio nelle varie commissioni assembleari, per i pareri consultivi sulle singole materie di competenza. Mercoledì 8 luglio è prevista un’audizione pubblica con i soggetti interessati, lunedì 13 la commissione si riunirà per la discussione generale e l’esame dei pareri pervenuti dalle commissioni e dall’audizione. Venerdì 17 è fissato come termine ultimo per la presentazione di emendamenti da parte dei consiglieri. Lunedì 20 la commissione esaminerà e voterà gli emendamenti. Martedì 21 si procederà al voto dell’articolato (il progetto di legge oggi consta di 85 articoli). L’obiettivo è di arrivare in Aula con il provvedimento il 28 luglio.
Intanto, alla presenza dell’assessore Petitti, sul progetto di legge che ha per titolo “Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni”, è cominciato il confronto in commissione.
“Resta vaga la sorte del Circondario imolese, nei suoi rapporti con la Città metropolitana di Bologna”, ha detto Daniele Marchetti (Ln), nella seduta di questa mattina della ‘Bilancio’. Per lo stesso Gruppo, Stefano Bargi ha sottolineato come “le Regioni stiano procedendo con orientamenti assai diversi nel concretizzare il riordino istituzionale: chi, come l’Emilia-Romagna, dice di voler anticipare la riforma costituzionale, rischia di incorrere in contraddizioni e fughe in avanti che andranno poi corrette”. E Pompignoli ha chiesto alla Giunta “di precisare e quantificare quali effettivi risparmi finanziari si prevede di conseguire con questa riforma”.
Per Tommaso Foti (Fdi), si è fatta “tanta propaganda sull’abolizione delle Province, e dopo questa legge regionale se ne avranno di due categorie diverse”. È poi “discutibile la priorità che la Giunta e la maggioranza intendono dare alle Agenzie regionali, con il duplice rischio di accentramento e perdita di potere di controllo da parte dell’Assemblea legislativa”; anche “nella delimitazione delle aree vaste, sarebbe necessario un confronto in sede assembleare”. Per il consigliere, nonostante gli 85 articoli del pdl, “ci si deve attendere che in un prossimo futuro siano necessarie altre leggi, dunque è necessario lavorare a un Testo Unico che garantisca un certo grado di coerenza e semplicità di interpretazione”.
Marcella Zappaterra (Pd) ha definito questa legge “costituente”, perché si pone l’obiettivo “di ridefinire l’assetto istituzionale di questa regione, e la Giunta ha avanzato la sua proposta dopo un ampio confronto con associazioni di categoria ed Enti locali. Altre Regioni sembrano adottare logiche diverse, di piccolo cabotaggio, in attesa del completamento della riforma costituzionale, che abolirà le Province. Qui, invece- ha sottolineato- si avanza con determinazione la scelta di evitare un neocentralismo della Regione, si fa perno sulla Città metropolitana di Bologna, si progettano Agenzie che avranno una regia regionale e precisi terminali territoriali”.
“Non è chiaro come la Giunta stia procedendo in merito al riordino istituzionale”, ha detto Galeazzo Bignami (Fi), “se si considera la natura dell’incarico su questioni simili da poco affidato a Salvatore Vassallo” (sul quale, ha precisato il presidente della commissione, Pompignoli, “il Sottosegretario Rossi si è detto disponibile a riferire al più presto su oggetto e obiettivi”). Per Bignami, “non si può parlare di fase costituente, quando è evidente che la Giunta ha completato un proprio percorso, stringendo accordi con categorie sociali ed Enti locali non ancora noti alla commissione”. Per voler “anticipare i percorsi nazionali, l’Aula ha votato atti che non hanno avuto alcun esito, come quelli che definivano i confini delle nuove Province (Pc-Pr, Re-Mo, Romagna), ed è pericoloso approvare questo ambizioso pdl a Costituzione invariata”.
Andrea Bertani (M5s) ha affermato di “non trovare chiara la relazione fra la Città metropolitana di Bologna e le ipotizzate aree vaste”. Si è detto d’accordo con gli articoli in cui “si dettagliano gli incentivi alle unioni e alle fusioni di Comuni”, ma “preoccupato per l’accentramento di funzioni sulle Agenzie regionali, soprattutto se saranno controllate solo dalla Giunta”. Bertani ha manifestato “inquietudine sull’evoluzione di Arpa, a cui verranno attribuite competenze anche in campo energetico, con una pericolosa contraddizione fra la fase autorizzativa e quella dei controlli”.
In sede di replica, Emma Petitti ha detto che questo progetto di legge “punta a semplificare i livelli istituzionali senza abbassare la qualità dei servizi ai cittadini, garantendo la piena sostenibilità finanziaria ed organizzativa del processo, anche con il costante coinvolgimento degli Enti locali”. Ha citato come atti preliminari il Patto del 2 maggio 2015 con gli Enti locali, e l’accordo sottoscritto il 29 maggio con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, “a garanzia di tutto il processo di mobilità del personale”. La Regione, ha aggiunto, “si assume la responsabilità di presidiare l’intero percorso di attuazione della Legge 56/2014, la cosiddetta ‘legge Delrio’, non limitandosi a un semplice adeguamento alle innovazioni ordinamentali, ma sperimentando un modello utile per una rinnovata e più efficace governance territoriale”. Le “aree vaste interprovinciali non contraddicono in nessun modo la riforma costituzionale; agiranno attraverso lo strumento della convenzione, potranno gestire i servizi pubblici negli ambiti ritenuti ottimali dai territori interessati”. L’assessore ha ribadito “che la Giunta investe sulle Unioni dei Comuni e sulle fusioni fra Comuni, e che una prima stima sui risparmi derivanti dal riordino istituzionale porta a 27-28 milioni di euro l’anno, considerando l’abolizione di Giunte, Consigli e strutture di supporto”.
(rg)


