“Un appuntamento con la storia, perché fare le riforme con questo grado di coinvolgimento significa ridare nerbo alla comunità regionale”. “No, è l’ennesima riforma che accentra il processo decisionale e indebolisce il ruolo dell’Assemblea legislativa”. Il dibattito in Aula sul progetto di legge della Giunta “Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni” divide l’Assemblea legislativa, con maggioranza e opposizioni su posizioni che appaiono diverse. La seduta di oggi ha visto svolgersi il dibattito generale, con, a seguire, l’avvio dell’esame dei primi 17 articoli (su 88), esame che proseguirà domani.
Il dibattito
Secondo Tommaso Foti (Fdi), “la Regione sbaglia nell’affrettare una riforma istituzionale i cui esiti e i cui tempi sono ancora imprevedibili”. Le “aree vaste sono forse di moda, ma già superate dai fatti: servirebbe una riforma che superi anche gli attuali confini delle Regioni e identifichi nuove entità di governo sulla base delle 36 macro-aree territoriali individuate dalla Società geografica italiana”. Da questo riordino, poi, “l’Assemblea legislativa esce bruscamente ridimensionata: del resto, è citata 9 volte, contro le 61 della Giunta”. Inoltre, “proliferano le Agenzie, le Conferenze, le cabine di regia, le governance, le unità tecniche e si annuncia la necessità di rimettere mano ad almeno 20 leggi regionali. Tutto questo nel nome della semplificazione. Giusto puntare a un riordino istituzionale- ha concluso Foti- ma in questa fase ci si doveva limitare a una legge ponte, anziché spacciare la retorica della legge di sistema. Altre Regioni, di opposto colore politico, hanno fatto scelte diverse, più misurate e meno enfatiche”.
“Da un quarto di secolo si procede a riforme costituzionali contraddittorie, assegnando e riassegnando funzioni a diversi livelli istituzionali”, ha sostenuto Silvia Piccinini (M5s). E questa “ennesima riforma non farebbe che contraddire scelte precedenti, compiute pochi anni fa. Le Province sono state rese moribonde, ma continuano a esistere, l’Ente sopravvive ma sono stati aboliti gli elettori; tutte le contraddizioni della legislazione nazionale sono state scaricate sul personale delle Province”. Il modello di riordino voluto dalla Giunta “punta fortemente sulle Agenzie, che saranno di esclusivo controllo dell’esecutivo svuotando le prerogative dell’Assemblea”. Ancora: “Strutture che hanno ben funzionato come i Servizi tecnici di bacino verranno smembrate, senza ascoltare gli allarmi lanciati da più parti. Analoga sordità- secondo Piccinini- si è mostrata nei confronti di chi ha pubblicamente criticato la nascita di soggetti che sommano funzioni autorizzative e funzioni di controllo”.
Per Galeazzo Bignami (Fi), “l’indifendibile legge Delrio scarica sulle Regioni una quantità di problemi e notevoli incertezze sui dipendenti delle Province”. La Regione compie scelte “tutt’altro che provvisorie, come sarebbe necessario in una fase caotica che si chiuderà solo con il referendum sulla riforma costituzionale”. E tuttavia, Forza Italia intende “concedere un’apertura di credito, perché ha colto la disponibilità al dialogo e al confronto da parte di Giunta e maggioranza, e si riconosce nel superamento del policentrismo, obbligato dall’introduzione della Città metropolitana di Bologna, e nella prospettiva di semplificazione delle procedure burocratiche, a vantaggio di cittadini e imprese”. A determinare il voto sul provvedimento, “sarà la disponibilità da parte della Giunta ad aprire due tavoli istituzionali, uno per la Città metropolitana, l’altro per le Aree vaste, che coinvolgano nella definizione delle nuove regole anche chi non siede nel Cal e nell’Anci, ma guida i Comuni grazie al successo di liste civiche”.
Per il Gruppo del Pd sono intervenuti Lia Montalti, Paolo Calvano e Stefano Caliandro. Una delle questioni più innovative poste da questa legge di riordino “sta nella futura gestione delle politiche ambientali; si definisce un nuovo impianto amministrativo, che affida ruoli rilevanti e cruciali a due Agenzie: quella per l’Ambiente e l’Energia, e quella per la Sicurezza territoriale e la Protezione civile”. Le “Aree Vaste sono già largamente sperimentate nel governo di questioni cruciali, e questa è una riforma fatta con lo spirito del massimo coinvolgimento delle forze sociali, degli Enti locali, delle rappresentanze politiche”. Questa Regione “si assume l’onere di tracciare una strada, che potrà essere seguita da altre”. “Alla Città metropolitana- sottolineano i democratici- si chiede di fare da perno del sistema territoriale, procedendo al superamento del policentrismo, un obiettivo, peraltro, per il quale non basta approvare una legge”. Perciò, “saremmo in un momento di estrema rilevanza, un appuntamento con la storia, perché fare le riforme con questo grado di coinvolgimento significa ridare nerbo alla comunità regionale”. In definitiva, secondo i consiglieri Pd “questa riforma porta il segno della responsabilità e costituisce una grande occasione di rilancio della Regione stessa”.
“La Lega nord fin dall’inizio non ha creduto a questo disegno di riordino- ha detto Stefano Bargi (Ln)– e perciò non ha presentato nemmeno un emendamento, lasciando alla maggioranza la responsabilità di questa scelta”. Sulle questioni istituzionali, “non si dovrebbe procedere per tentativi, servono certezze: quali livelli istituzionali, quali e quante risorse, quali funzioni a ogni livello? Solo così si può essere credibili nell’obiettivo di migliorare i servizi e abbassare i costi”. In questo caso, invece, “non si assiste ad alcuna semplificazione, manca un disegno preciso, si procede in modo avventuroso. Peggio, non siamo davanti a una ‘legge ponte’, ma a un intervento che precostituisce assetti stabili, come le Agenzie ambientali, tutti riferiti al ruolo della Giunta, mentre l’Assemblea assiste al suo svuotamento”. In questa fase, chiude Bargi, “era preferibile procedere al semplice passaggio di personale e funzioni dalle Province alla Regione, come hanno fatto altre Regioni di diverso colore politico”.
Netta contrarietà alla riforma è stata manifestata da Piergiovanni Alleva (AltraER). “Questo cosiddetto riordino va nella direzione dell’accentramento delle decisioni e del restringimento delle sedi di partecipazione. Emblematico- ha affermato- il fatto che vogliano abolire le Province gli stessi che hanno provveduto a crearne più di 30 di nuove, nel giro di pochi anni. Mentre crescono gli Enti di secondo livello, non legittimati da un voto popolare, e le assemblee elettive perdono di valenza e significato, è facile dedurre- secondo Alleva- che il disegno finale vedrà cedere rilevanti funzioni pubbliche a soggetti privati, a cominciare dal grande affare costituito da sanità e assistenza”.
“Riforma ambiziosa e complessa”, l’ha definita Igor Taruffi (Sel), “ma necessaria ad affrontare e sperabilmente rimediare alcuni aspetti negativi della legge Delrio”. Il consigliere ha rivendicato alcune delle correzioni “più significative apportate al testo uscito dalla Giunta” e ribadito che “restano aperte questioni assai critiche”, riferendosi “ai Centri per l’impiego e alla Polizia provinciale, oggetto della conversione in legge del Decreto Enti locali”. “Varie questioni rimandano alla riforma di numerose leggi regionali, a partire dalla pianificazione urbanistica, e andrà posta molta attenzione- ha chiuso Taruffi- al ruolo di indirizzo e controllo dell’Assemblea legislativa, rinnovando la sua centralità, che altrimenti rischia di perdersi, con grave danno per la tenuta democratica del governo territoriale”.
Petitti: “Nuovo modello di governo del territorio”
L’assessore Emma Petitti (Bilancio e Riordino territoriale) ha ribadito come “questo nuovo modello di governo del territorio proceda lungo la direttrice della semplificazione del quadro istituzionale e dell’ottimizzazione dei servizi pubblici, senza abbassarne la qualità e garantendo la piena sostenibilità finanziaria e organizzativa di un processo destinato a proseguire con il costante coinvolgimento degli Enti locali”. Si è deciso “di gestire il trasferimento del personale delle Province anticipando le scadenze nazionali, con l’intenzione di completare questo delicato processo entro il 31 dicembre 2015”. Restano “aperte questioni oggetto di quotidiano confronto con il Governo- ha proseguito-, in sede di conversione in legge del Decreto Enti locali, sulla tenuta finanziaria della riforma e sulla sorte del personale della Polizia provinciale e dei Centri per l’impiego”. L’assessore ha tenuto a garantire ai consiglieri che si sono soffermati su questo, “che la Giunta cercherà il massimo coinvolgimento di tutti gli amministratori locali, oltre le rappresentanze del Cal e dell’Anci”. Ha poi riaffermato la convinzione “che le Unioni di Comuni possano essere propedeutiche alle fusioni, in una realtà regionale in cui oltre il 40% dei Comuni ha meno di 5.000 abitanti”.
Bonaccini: “Non si può restare fermi”
Infine, a chiusura del dibattito generale, il presidente della Giunta, Stefano Bonaccini, ha ringraziato “tutti i Gruppi per il contributo all’affinamento del testo di riordino” e “per aver evitato atteggiamenti ostruzionistici che ne potevano ritardare l’approvazione”. Bonaccini ha insistito sulla “coerenza fra la riforma costituzionale in discussione in Parlamento e questo progetto di riordino. Garantire e tutelare i lavoratori delle Province è stato un prerequisito, e la Regione ha investito cospicue risorse. Oggi si va a definire chi fa cosa, con una precisa ridefinizione delle funzioni dei diversi livelli di governo. Alle Province, tuttora previste dalla Costituzione- ha spiegato- si lascia il minimo indispensabile di funzioni, ma già entro il 2015 si procederà alla sperimentazione delle Aree vaste, con il massimo coinvolgimento degli Enti territoriali. Il processo potrà essere corretto e ulteriormente precisato, ma la direzione di marcia è inequivocabile, del resto- ha concluso- il senso del programma di mandato è chiaro: non si può restare fermi, o paralizzati dalla paura”.
(rg)


