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REGIONE. RIORDINO TERRITORIALE E PROVINCE, POMPIGNOLI (RELATORE MINORANZA): “TENTATIVO DI IMPORRE IL CENTRALISMO AMMINISTRATIVO E BUROCRATICO”

Il consigliere regionale Ln molto critico sul testo della Giunta: “Emerge la solita presunzione di essere i primi della classe, tuttavia non verranno assolte le due finalità principali della riforma istituzionale: ridurre gli eccessi di burocrazia e diminuire la spesa pubblica”

“Un progetto di legge che va a complicare ancora di più ciò che è già complicato, vale a dire la famigerata e pasticciata legge Delrio”. Massimiliano Pompignoli (Ln), relatore di minoranza  sul progetto di legge di riforma del sistema di governo regionale e locale (Riforma del sistema di governo regionale e locale e disposizioni su Città metropolitana di Bologna, Province, Comuni e loro Unioni), è estremamente critico sul testo che porta la firma della Giunta: “La legge 56- spiega nel suo intervento in Aula- vorrebbe l’abolizione delle Province ma non pone le basi per abolirle e complica la situazione di riordino istituzionale perché le Province non hanno più fondi per esercitare le funzioni loro rimaste e devono ricollocare il personale”. “La Giunta regionale- aggiunge- aveva una sola strada da intraprendere: proporre una legge ponte in attesa che si completasse la riforma costituzionale”. Così ha operato “molto concretamente la Lombardia: alla Regione- spiega Pompignoli- sono passate tutte le funzioni che la legge statale non ha specificato debbano rimanere in capo alle Province, stabilendo, di conseguenza, che il personale ne segua la destinazione”.

In Emilia-Romagna, “al contrario, c’è la solita presunzione di essere i primi della classe, di fare fughe in avanti, che tuttavia non assolveranno alcuna delle due finalità essenziali della riforma istituzionale, ridurre gli eccessi di burocrazia e diminuire la spesa pubblica, anzi, molto probabilmente sarà più complicato raggiungerle”.

“La criticità più palese- segnala il relatore di minoranza- è nelle Aree vaste: in primo luogo perché ci si va a scontrare con l’articolo 133 della Costituzione, tuttora vigente, che, prevedendo che le circoscrizioni provinciali possano essere modificate solo con legge della Repubblica, stabilisce chiaramente che le Regioni, e a maggior ragione le stesse Province in convenzione tra loro, non possano modificare gli ambiti territoriali in cui vanno esercitate le funzioni delle province. In pratica- spiega- le aree vaste in convenzione tra le Province sono illegittime per la Costituzione”.

“Ma ancora più paradossale- sottolinea Pompignoli- è che la Regione rafforzi proprio il ruolo delle Province in procinto di essere eliminate, riservando loro, addirittura, la facoltà di decidere se associare l’esercizio delle loro funzioni e concedendo loro un ruolo importante nell’iter di realizzazione del nuovo assetto all’interno della conferenza interistituzionale. Si è combinato un pasticcio sulle Province- evidenzia- quando è evidente che se si vuole riformare lo Stato è indispensabile guardare più in alto, costituendo le macro Regioni per dare finalmente vita ad uno Stato federale”. 

“Qui si cela invece il tentativo- sostiene- di imporre il centralismo amministrativo e burocratico: si riducono i controlli da parte degli organi assembleari, mentre si diminuiscono i livelli di autonomia degli enti locali”.

Pompignoli enumera quindi tutti i punti del testo da considerare critici. Fra questi, l’obiettivo di “cambiare strada rispetto al policentrismo, che è stato la specificità e la risorsa nella crescita economica e sociale” della regione, mentre “si vuole imporre come nuovo motore dello sviluppo regionale, in cui si accentreranno tutte le più importanti funzioni, la Città Metropolitana di Bologna”, dimenticandosi che “la storia dell’Emilia-Romagna, unita solo da una strada e non da una tradizione statale unica come altre regioni italiane, le diversità e le peculiarità delle varie città emiliane e romagnole sono state il motore del suo sviluppo”.

(ac)

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