La commissione Territorio, Ambiente, Mobilità ha discusso il progetto di legge d’iniziativa della Giunta “Disposizioni a sostegno dell’economia circolare, della riduzione della produzione dei rifiuti urbani, del riuso dei beni a fine vita, della raccolta differenziata”, che modifica la L.r. 31/1996. Identificato questo come testo base, gli sono stati abbinati due progetti di legge d’iniziativa dei Consigli comunali: il primo è partito dai Comuni di Monteveglio, Sasso Marconi, Crespellano, Castello d’Argile, Forlì, Tredozio e Montechiarugolo; il secondo dai Comuni di Galeata, Bertinoro, Savignano sul Panaro, Monte San Pietro, Medicina e Bazzano. Il progetto di legge è stato oggetto di un’udienza conoscitiva lo scorso 23 luglio.
La relatrice del provvedimento, Lia Montalti (Pd), ne ha richiamato gli obiettivi principali e gli strumenti che dovranno concretizzarli. La nuova legge si sviluppa in 10 articoli e si prefigge “obiettivi ambiziosi”: ridurre la produzione pro capite dei rifiuti urbani dal 20 al 25% rispetto a quanto prodotto nel 2011; minimizzare il quantitativo di rifiuto urbano conferito in discarica (meno di 150 chilogrammi annui per abitante); raggiungere almeno il 73% di raccolta differenziata; riciclare almeno il 70% di alcune materie (carta, metalli, plastica, legno, vetro e organico). La discarica come forma residuale nella gestione dei rifiuti va nelle direzione indicata dall’Unione Europea. Per Montalti, “si tratta di un’autentica rivoluzione culturale: si passa dal tradizionale modello economico lineare, basato sullo sfruttamento delle risorse naturali, a una economia circolare in cui non vi sono prodotti di scarto e le materie vengano costantemente riutilizzate”. Le materie raccolte in modo differenziato “saranno conferite in impianti in grado di favorirne la massima valorizzazione economica ed ambientale, la scelta di tali impianti andrà effettuata tramite gara pubblica”.
Altri concetti chiave della nuova legge sono la “tariffazione puntuale” e del “chi inquina paga”: si pagherà in base all’effettivo servizio erogato (i rifiuti effettivamente conferiti) e non più in base ai metri quadri dell’abitazione o al numero dei componenti della famiglia. Il principale criterio di efficienza sul quale valutare i vari sistemi di gestione sarà la riduzione dei rifiuti non inviati a riciclaggio: virtuosi i Comuni che invieranno meno rifiuti a smaltimento in discarica rispetto al dato medio regionale. Questo parametro sarà assunto per ripartire il fondo incentivante, ma si terrà conto degli “abitanti equivalenti”, che ricomprendono oltre ai residenti anche i cosiddetti city users. Il progetto di legge non interviene nella disciplina dei sistema di raccolta dei rifiuti, che rimane prerogativa dei Comuni stessi.
Il relatore di minoranza, Stefano Bargi (Ln), ha anticipato l’intenzione di presentare emendamenti, affermando tuttavia che “in mancanza di un Piano dei rifiuti questa legge risulta zoppa. Vi è una larga condivisione degli obiettivi e anche di alcuni degli strumenti identificati, ma non bisogna dimenticare che l’attuale situazione nella raccolta dei rifiuti è estremamente varia sul territorio regionale. Resta la contraddizione- ha proseguito- fra il fare leva su immediati comportamenti virtuosi, promettendo un vantaggio futuro. Ma per cambiare davvero la mentalità- ha concluso Bargi- occorrerebbe agire con incentivi economici di immediato impatto”.
Gianluca Sassi e Andrea Bertani (M5s) hanno sottolineato “alcune insufficienze nella proposta avanzata dalla Giunta, che pure va nella direzione giusta. Manca un esplicito riferimento alla strategia ‘rifiuti zero’ come obiettivo a cui tendere”. E il Piano di gestione dei rifiuti adottato dalla Giunta nel febbraio 2014 e non ancora approvato in via definitiva, “dovrà essere la naturale conseguenza della nuova legge, il che richiede significative modifiche”. È giusto puntare sugli incentivi economici, al raggiungimento degli obiettivi stabiliti, sia per i Comuni virtuosi che per i singoli utenti, “ma restano ancora vaghi i contorni, per esempio, dei Centri comunali per il riuso, non è chiaro con quali risorse verranno realizzati. Va poi consolidata la distinzione fra i soggetti che effettuano la raccolta differenziata e quelli che provvedono allo smaltimento, se si vuole incentivare l’efficienza”, hanno sottolineato.
Di un “epocale cambiamento di prospettiva”, ha parlato Valentina Ravaioli (Pd), secondo la quale questa legge “è assai lungimirante e potrà costituire un modello per altre Regioni”. La consigliera ha sottolineato due aspetti essenziali: “I meccanismi di responsabilizzazione di cittadini e imprese, e il passaggio al recupero di materia rispetto al tradizionale recupero di energia”.
Per Tommaso Foti (Fdi-An) non si può rimuovere un dato di realtà: “Questa legge veicola una filosofia molto ambiziosa a fronte di un grave ritardo nel dotare questa Regione di un concreto piano rifiuti, fermo al palo dal febbraio 2014 dopo l’adozione da parte della Giunta”. Replicando a una “certa enfasi sulla condivisione del percorso che ha portato alla stesura della legge”, il consigliere ha citato gli interventi in sede di udienza conoscitiva dei rappresentati di Confindustria e Coldiretti, “che hanno affermato il contrario”. Ha poi invitato Giunta e maggioranza “a superare quella che ritiene essere una carenza di valutazione preventiva degli effetti indotti dall’applicazione della legge, per esempio sul settore delle costruzioni”. Quanto alle cifre indicate come obiettivi da raggiungere, a volte persino superiori al “piano rifiuti” 2014, ha chiesto “di non fare trucchi e furbizie sulle modalità di calcolo e sulle classificazioni dei rifiuti da smaltire”.
Secondo Igor Taruffi (Sel), è giusto che la legge preceda il “piano rifiuti”, e che questo “sia pienamente coerente. Perciò ho auspicato che la nuova normativa venga approvata al più presto, e possibile entro fine settembre, e che si riprenda in esame il piano di gestione, rispondendo alle critiche più argomentate che gli sono state rivolte”. Per il consigliere, inoltre, occorre che la Regione “mostri coerenza nell’agire anche a livello di rapporti con il Governo, poiché l’articolo 35 del cosiddetto ‘Sblocca Italia’ va nella direzione opposta a quella che si dice di voler percorrere in Emilia-Romagna”.
Ha chiuso il dibattito l’assessore alla Difesa del suolo e della costa, protezione civile e politiche ambientali, Paola Gazzolo. Rispondendo alle critiche e alle preoccupazioni manifestate da alcuni commissari per una legge che sarebbe stata imposta “in modo dirigista”, ha sottolineato come il progetto di legge della Giunta “nasca dal basso, dalle delibere di ben 60 Consigli comunali e di un Consiglio provinciale, e dalle proposte di associazioni e cittadini. Questo importante contributo è stato recepito nel programma di mandato del presidente della Regione e costituisce un obiettivo sfidante per tutte le forze politiche e per l’intera società regionale”. La proposta di legge, ha concluso, “è già stata migliorata grazie al confronto con i tanti soggetti interessati e ancor più lo sarà dopo i passaggi in commissione, auspicando, pur fra sensibilità diverse, che diventi una norma regionale veramente di tutti”.
La presidente della commissione, Manuela Rontini, ha ricordato che l’esame dell’articolato avverrà nella seduta di commissione del 17 settembre, fissando al 15 settembre il termine per la presentazione degli emendamenti.
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