Nuova interrogazione, rivolta alla giunta regionale e discussa in commissione Politiche per la salute e politiche sociali (presieduta da Gian Carlo Muzzarelli), targata Valentina Castaldini (Forza Italia) sul cosiddetto payback biomedicale, meccanismo che prevede che le aziende fornitrici di dispositivi biomedicali debbano restituire, in questo caso alla Regione Emilia-Romagna, una quota del proprio fatturato nel caso del superamento del tetto di spesa, stabilito per legge, collegato alle interazioni commerciali”.
In ballo, infatti, c’è la richiesta della Regione Emilia-Romagna alle aziende del settore di riavere indietro gli arretrati sugli anni passati: circa 170 milioni di euro per il periodo che va dal 2015 al 2018, poi diventati 73 milioni con il decreto del governo nazionale.
La consigliera vuole quindi sapere dall’esecutivo cosa intenda fare: “Se stia valutando di ritirare la richiesta del rimborso alle aziende del biomedicale o andare avanti, con il rischio di mettere in ginocchio un settore strategico in Emilia-Romagna, con inevitabile conseguenze sulla produzione di questo tipo di dispositivi sanitari”.
La risposta arriva in commissione dall’assessore regionale Massimo Fabi: “Quello del payback è un meccanismo da superare, manca ancora il giudizio del TAR, abbiamo incontrato i vertici delle categorie emiliano-romagnole del settore, rassicurandoli sulle scadenze, abbiamo spostato i pagamenti al 31 dicembre 2025, abbiamo poi chiesto al governo la revisione di questo meccanismo”.
La replica di Castaldini: “Senza questi 170 milioni la sanità regionale regge? Questa è la domanda da porsi”.
(Cristian Casali)