Sospendere la richiesta di pagamento del payback sui dispositivi medici alle imprese del comparto sanitario. A chiederlo alla giunta regionale, con una interrogazione in commissione Sanità, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli, sono i consiglieri di Fratelli d’Italia Marta Evangelisti (primo firmatario), Priamo Bocchi, Giancarlo Tagliaferri, Nicola Marcello (cofirmatari).
Ripercorrendo le vicende relative al meccanismo del payback, i consiglieri ricordano che questo sistema è stato introdotto nel 2011, stabilendo un tetto alla spesa pubblica per i dispositivi medici. “La normativa – spiegano – stabiliva che in caso di sforamento dei tetti di spesa, gli eventuali ripiani avrebbero dovuto essere a carico delle Regioni che avessero concorso allo sforamento”. Successivamente nel 2015 è stato previsto che una parte dello sforamento del tetto di spesa venisse posto a carico delle aziende fornitrici.
“Per ripianare lo scostamento dal tetto di spesa sanitaria prestabilito, il meccanismo del
payback chiama in causa, in concorso con la Regione, le imprese che nelle annualità di
riferimento (dal 2015 al 2018) hanno commercializzato i dispositivi medici” proseguono da Fratelli d’Italia. A suscitare dubbi è l’azione della Regione Emilia-Romagna “che ha inviato alle imprese del comparto sanitario un’ingiunzione di pagamento del payback sui dispositivi medici entro 30 giorni, sostenendo che questo sia un atto dovuto”, ricostruiscono i consiglieri che ricordano come “oggi, 25 febbraio, ci sarà l’udienza pubblica presso il Tar del Lazio, in cui saranno discussi i ricorsi sul payback, precedentemente rinviati alla Corte Costituzionale”. Alla luce di questi fatti, gli esponenti di FdI chiedono “per quale motivo la Regione non abbia atteso la sentenza del Tar prima di emettere la richiesta di pagamento”.
A rispondere in commissione è stato l’assessore alla Sanità Massimo Fabi.
“La sentenza della Corte costituzionale sul tema è stata il punto di partenza dell’avvio del procedimento amministrativo di recupero delle somme – spiega Fabi -. Atti dovuti che sono stati poi impugnati da alcune imprese che hanno chiesto la sospensione cautelare”. Istanze poi accolte dal Tar del Lazio dal quale, oggi, si attende la pronuncia di merito. L’assessore Fabi ha precisato che “è stato attivato un tavolo tecnico permanente con le rappresentanze del biomedicale ed è stato un atto politico, nell’ambito dell’autonomia amministrativa, quello di differire al 31 dicembre 2025 il termine di pagamento. La norma sul payback rischia di creare gravi problemi e confidiamo che venga abolita a fronte di un adeguato finanziamento del sistema sanitario nazionale”.
“Prendiamo atto della volontà di confrontarsi ma non siamo soddisfatti della risposta – conclude Marta Evangelisti -. Dal nostro punto di vista non c’era obbligo di avviare il procedimento di recupero delle somme con tale tempestività. Forse ciò deriva da una esigenza di bilancio e dalla necessità di predisporre una somma in entrata, visto che il differimento dei termini esplica comunque i suoi effetti giuridici”.
(Brigida Miranda)



