Nel 2026 il contributo per le farmacie rurali e i dispensari sarà pari a 780mila euro tra le risorse statali e quelle regionali. Lo prevede la delibera della giunta presentata e approvata nel corso dalla commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli.
I soggetti che potranno fare domanda sono le 554 farmacie rurali e i 39 dispensari. Bisogna tenere conto che negli anni passati le farmacie che hanno beneficiato delle risorse sono state una quarantina. La delibera approvata dalla commissione stabilisce anche i nuovi requisiti per accedere ai bandi, primo fra tutti l’aver aumentato a 400mila euro il volume d’affari annuo di una farmacia per poter fare richiesta dei contributi: è un modo per aumentare il numero di potenziali beneficiari. Quindi, il contributo, fino a 18mila euro (con un minimo di 2mila euro), è riservato alle farmacie rurali con un volume d’affari fino a 400mila euro. Per i dispensari il contributo, fino a 10mila euro (con un minimo di 5mila euro), varia in relazione all’orario minimo di apertura settimanale.
La delibera è stata approvata con il voto favorevole del centrosinistra e l’astensione del centrodestra. Per la maggioranza, infatti, la proposta della giunta sostiene le parti più fragili del territorio e dà “corregge” le storture del “mercato”, mentre l’opposizione conferma il sostegno al mondo delle farmacie rurali, ma sottolinea come pur essendo aumentata la quota complessiva delle risorse a disposizione, la quota della Regione è calata.
Gli interventi dei consiglieri regionali.
Dalla maggioranza e dalla minoranza si sollecita una riflessione complessiva sulla distribuzione farmaceutica.
“E’ giusto investire sulla distribuzione dei farmaci nelle aree periferiche, serve però fare una riflessione complessiva sulla distribuzione farmaceutica in regione, a partire da quella ospedaliera”, rimarca Nicola Marcello (FdI) che sottolinea come pur assistendo a un aumento complessivo delle risorse a disposizione la quota regionale sia calata. Sulla stessa linea Marta Evangelisti, dello stesso partito, che rileva che nell’area interna dell’imolese, a Sassoleone, il servizio è stato attivato da una farmacia toscana.
Per Giovanni Gordini (Civici) “il tema va affrontato nel suo complesso, le strutture farmaceutiche oggi sviluppano un’attività parallela rispetto a quella fornita dal sistema sanitario regionale, c’è quindi un incremento di fatturato, serve quindi ragionare su come oggi sta evolvendo il settore”.
Per Paolo Trande (Avs) “è importante la capillarità nella fornitura di farmaci con l’intervento del pubblico, il mercato è comunque contingentato, aspetto da rivedere”. Trande ha anche espresso solidarietà ai lavoratori del comparto oggi in sciopero.
Per Ludovico Albasi (Pd) “da Roma si sostiene nel complesso il settore, ma c’è poca attenzione per le periferie: serve invece sburocratizzare il sistema di erogazione dei fondi a farmacie e dispensari nelle aree disagiate”. Per Andrea Costa, dello stesso partito, “serve regolamentare il mercato farmaceutico, il pubblico deve essere più presente, è importante mantenere la capillarità della presenza anche nelle aree periferiche”. Prosegue: “C’è, per scelte nazionali, un evoluzione del sistema, per questo bisogna intervenire per evitare disfunzioni nel servizio”.
Per Elena Ugolini (Rete civica) “è importante la capillarità di presenza in tutto il territorio regionale, serve sostenere chi fa un lavoro di presidio, va però rilevato che i fondi regionali sono diminuiti mentre quelli statali sono notevolmente aumentati”.
(Cristian Casali)



