Sanità e welfare

Focus in commissione sui casi di depressione: in regione 26mila persone trattate ogni anno, con Covid meno ricoveri

Approvate in commissione, con voto unanime, anche due risoluzioni, la prima, targata Pd, a prima firma Roberta Mori, per aderire al manifesto “Uscire dall’ombra della depressione” di Onda, la seconda, presentata dalla Lega (emendata dal Pd), a prima firma Valentina Stragliati, per potenziare, in questa fase emergenziale, le azioni di supporto psicologico a studenti e docenti, oltre ai caregiver familiari

In regione i casi collegati alla depressione non risultano in aumento, il dato resta costante, sono circa 26mila le persone che annualmente vengono seguite dai centri di salute mentale dell’Emilia-Romagna (circa il 5 per mille della popolazione), particolarmente colpite le donne (67 per cento del totale). Anzi, nella fase emergenziale, dal febbraio del 2020, si registrano addirittura meno ricoveri collegati a questo tipo di problematiche. Anche per i tentativi di suicidio e per gli eventi di autolesionismo, non si registrano incrementi (neanche tra i giovani). Ci sono però alcuni fattori da non sottovalutare: con l’emergenza, gli utenti sono meno propensi a rivolgersi a questo tipo di servizi, inoltre gli stessi centri hanno ridotto l’offerta.

È la funzionaria regionale responsabile di salute mentale e dipendenze psicologiche, Mila Ferri, a fare una panoramica sui dati regionali in tema di depressione in commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Ottavia Soncini. La stessa presidente ha infatti rimarcato la necessità di affrontare, in commissione, il tema della salute psichica delle persone nella fase della pandemia e non solo quello della salute fisica.

A entrare nello specifico è poi stata Marcella Falcieri, direttrice dell’Unità operativa consultori familiari dell’Ausl di Bologna, che ha affrontato il tema della sindrome depressiva post partum, rilevando, in particolare, che “la mortalità materna tardiva (la morte di una donna per cause ostetriche dirette o indirette oltre i quarantadue giorni ma entro un anno dal termine della gravidanza) è nel 25 per cento dei casi legata alla salute mentale”. Per Falcieri, che ha parlato di un progetto attivato in regione, è fondamentale sostenere le donne in questa fase: informare su queste problematiche, individuare i soggetti a rischio e poi implementare i fattori protettivi.

È poi intervenuto il professore Marco Menchetti del dipartimento di Scienze biomediche e neuromotorie dell’Università di Bologna, che, sui disturbi emotivi comuni (depressione, ansia, attacchi di panico, disturbi del sonno, etc.) ha riferito che “riguardano una persona su cinque”, spiegando anche che “il 15 per cento di questi casi sono gravi”. Menchetti ha poi riferito sul ruolo centrale che potrebbero assumere, per questo tipo di problematiche, le Case della salute.

Il professore Claudio Mencacci, psichiatra, presidente Società italiana di neuropsicofarmacologia (Sinpf) ha parlato degli effetti del Covid sulla salute mentale, rilevando che “oltre il 30 per cento delle persone risultate positive al virus hanno avuto sintomi neuropsichiatrici, compresa la depressione (anche nei mesi successivi alla guarigione)”. Mencacci ha poi spiegato che la depressione è la prima causa di disabilità al mondo e la prima malattia cronica a livello europeo. Ha poi riferito che con la pandemia è previsto un aumento dei casi di depressione, in particolare fra giovani, donne e anziani.

La presidente dell’Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere (Onda), Francesca Merzagora, ha poi presentato il manifesto “Uscire dall’ombra della depressione”. Onda è una fondazione che si occupa di salute femminile e ha l’obiettivo di garantire alle donne il diritto alla salute secondo i principi di equità e pari opportunità. Per Merzagora, riguardo al manifesto, è necessario “fare rete, coinvolgendo anche le istituzioni, per ridurre gli stereotipi stigmatizzanti verso questa malattia che impatta pesantemente sulla qualità e sulla quantità di vita di chi ne soffre e che comporta un enorme drenaggio di risorse socioeconomiche”. Merzagora ha poi riferito che “sono 85mila i cittadini emiliano-romagnoli con problemi di depressione”.

Approvate in commissione, con voto unanime, anche due risoluzioni, la prima, targata Pd, a prima firma Roberta Mori -sottoscritta anche da Francesca Marchetti, Morena Pillati, Lia Montalti, Nadia Rossi, Palma Costi, Ottavia Soncini, Antonio Mumolo, Andrea Costa, Katia Tarasconi, Marcella Zappaterra, Massimo Bulbi, Stefano Caliandro, Manuela Rontini, Marco Fabbri, Matteo Daffadà, Luca Sabattini, Francesca Maletti (Pd) e Silvia Zamboni (Europa verde) – per aderire al manifesto “Uscire dall’ombra della depressione” promosso dalla fondazione Onda (prevedendo anche più risorse per questo tipo di problematiche); la seconda, presentata dalla Lega (emendata dal Pd), a prima firma Valentina Stragliati (sottoscritta anche da Daniele Marchetti, Stefano Pelloni e Fabio Bergamini), per potenziare, monitorando l’attività dei servizi territoriali), in questa fase emergenziale, le azioni di supporto psicologico a studenti e docenti, oltre ai caregiver familiari.

Per la consigliera Mori è infatti importante, ancora di più in questa fase, “mettere al centro le persone” (e contestualmente “potenziare i servizi territoriali”). Per l’esponente del Pd “i mali invisibili, che colpiscono maggiormente le donne, sono quelli un po’ più stigmatizzati”. La stessa Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ha concluso, “indica la depressione tra i più gravi e comuni disturbi mentali”.

Mentre per la consigliera Stragliati “è un bene che si parli di salute mentale, in particolare in questa fase”. Ha poi spiegato che “oltre ai giovani si è parlato poco di mamme, neomamme e di chi fa figli durante la pandemia”. Per l’esponente della Lega occorre quindi, sul tema, un approccio integrato, a partire dalla scuola, “ottimizzando gli interventi sui minori, i futuri adulti”.

I consiglieri hanno partecipato in modo sentito al dibattito dopo gli interventi dei tecnici della Sanità, che tutti hanno ringraziato.

Valentina Castaldini (Forza Italia) ha criticato i dati “che non sono aggiornati”. “La situazione degli adolescenti è grave e cresce l’abuso di sostanze; il nostro lavoro di consiglieri deve avere dati aggiornati per capire quali saranno le dinamiche post pandemia”, ha rimarcato. Inoltre, ha aggiunto, “non sappiamo se il manifesto di Onda possa incidere su una realtà che è mutata, rischiamo di fare un lavoro inutile”.

Il consigliere Giuseppe Paruolo (Pd), invece, ha parlato di “dati aggiornati anche se forse gli affetti della pandemia sulla salute mentale si manifesteranno con ritardo. Siamo contenti che non ci sia un aumento della depressione, ma questo non ci può rassicurare perché gli esiti di questa situazione potrebbero arrivare nel tempo”. “Il manifesto affronta un tema attuale che resterà anche dopo l’emergenza”, ha poi concluso.

Intervenire sui malati e aiutare le famiglie sono state le tematiche toccate da Katia Tarasconi (Pd), la quale ha espresso dubbi “sul fatto che i malati psichiatrici possano scegliere se essere curati o meno: la malattia psichiatrica fa soffrire tutta la famiglia, spesso il malato non si rende conto di avere un problema, serve quindi un nuovo approccio all’interpretazione di alcune malattie e delle cure”.

Francesca Marchetti (Pd) ha sottolineato come gli effetti psicologici ricadano soprattutto sui minori, anche bambini. “Alcuni comportamenti disfunzionali, poi, sono correlati al grado di stress dei genitori, occorre quindi concentrarsi di più su gruppi e fasce di età”, ha rimarcato. “L’elaborazione del disagio sociale dovrebbe avvenire, nella fase post Covid, all’interno delle comunità”, ha poi concluso.

Fare uscire la depressione dall’ombra, vissuta spesso con vergogna, è la richiesta di Silvia Zamboni (Europa Verde), la quale ha evidenziato come “l’allarme lanciato dai media sugli adolescenti non corrisponda ai dati forniti dagli esperti. L’epidemia può aver avuto un impatto negativo provocando nei giovani fenomeni come hikikomori (volontaria esclusione sociale), dipendenze ai dispositivi elettronici e consumo di alcol”. Per Zamboni sarebbe utile lo psicologo di comunità.

Per Federico Amico (Emilia-Romagna Coraggiosa) “è necessario mantenere e potenziare i servizi territoriali, soprattutto per la capacità di presa in carico dei disagi non solo psicologici. Se i giovani e gli anziani soffrono di più, la donna è colpita ancora di più perché deve anche, spesso, rinunciare al lavoro”. Per Amico sarebbe utile incrementare le Case della salute, “snodo centrale per ricucire legami e rapporti”.

Giancarlo Tagliaferri (Fdi), che solo una settimana fa ha presentato un’interrogazione chiedendo un intervento regionale sui danni psicologici causati dalla pandemia, ha manifestato apprezzamento per la risoluzione della Lega: “Si dovrà potenziare numero e funzione di psichiatri e psicologhi per rispondere ai bisogni collegati ai nuovi numeri successivi al Covid”.

(Cristian Casali e Gianfranco Salvatori)

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