“Accesso all’assistenza sanitaria, socio-sanitaria e socio-assistenziale in un luogo visibile e facilmente raggiungibile”; “valutazione del bisogno della persona e l’accompagnamento alla risposta maggiormente appropriata, programmabile e non programmabile”; “risposta alla domanda di salute della popolazione almeno nelle 12 ore giornaliere, e h24 a livello distrettuale”; “presa in carico della persona secondo il paradigma della medicina d’iniziativa”; “attivazione di percorsi di cura multidisciplinari, che prevedono la integrazione tra servizi sanitari, ospedalieri e territoriali, e tra servizi sanitari e sociali” e, infine, “partecipazione della comunità, delle associazioni di cittadini, dei pazienti e caregiver”.
Sono questi i principali obiettivi delle linee di indirizzo regionali sull’assetto organizzativo delle Case della salute in Emilia-Romagna, che la direttrice generale dell’assessorato alla Sanità,Kyriakoula Petropulacos, ha presentato oggi alla commissione Politiche per salute e politiche sociali, presieduta da Paolo Zoffoli. “Quello di oggi è solo un primo passaggio, a inizio gennaio ascolteremo in audizione due buone pratiche, possibilmente una dall’Emilia e una dalla Romagna, di case della salute già attive- spiega il presidente Zoffoli-, per poi entro la fine del mese esprimeremo il nostro parere”.
Le Case della salute, ha riferito Petropulacos, sono al momento 78, di cui il 63% medie e grandi (19 grandi e 30 medie) e il 37% piccole: gli investimenti complessivi, al 31 dicembre 2014, erano stati pari a 119 milioni di euro, e il pubblico che potenzialmente potrebbe accedervi si avvicina al 40% della popolazione regionale (1,7 milioni di persone). Le Case della salute in programma sono invece 44, di cui il 52% medie e grandi (8 grandi e 15 medie) a cui si devono aggiungere 18 piccole (41%) e tre la cui tipologia deve ancora essere definita.
Daniele Marchetti (Ln) è intervenuto per sincerarsi se “un sistema estremamente complesso e complicato sia stato condiviso dalle associazioni professionali dei medici di medicina generale, che delle Case della salute sono parte integrante”. La risposta della direttrice generale non ha soddisfatto il consigliere, che ha quindi chiesto e ottenuto di convocare in audizione rappresentanti dei medici di famiglia.
Per Ottavia Soncini (Pd), “le Cds sono un progetto lungimirante, che tutela cittadini e dà risposte nel contesto naturale del territorio: garantiscono continuità nei rapporti tra pazienti e medici, riducono il numero di prescrizioni non appropriate, permettono di risparmiare risorse e valorizzare l’associazionismo senza rinunciare a nessun servizio”.
Raffaella Sensoli (M5s) ha chiesto chiarimenti “sul ruolo dei medici di medicina generale all’interno delle Cds, perché i cittadini vogliono mantenere il rapporto personale che hanno sempre avuto con il loro medico” e “sui percorsi per malattie croniche: saranno presenti le attrezzature necessarie o i malati dovranno comunque andare in ospedale?”.
Tommaso Foti (Fdi-An) ha chiesto “una mappa delle Case della salute realizzate e di quelle da realizzare”, mentre Massimiliano Pompignoli (Ln) ha domandato chiarimenti sui costi del progetto.
Giuseppe Paruolo (Pd), dopo aver lodato “l’importante lavoro di trasformazione della medicina per dare una risposta graduale e differenziata”, ha sottolineato due criticità: da una parte, “il problema della privacy, la cui tutela in alcuni casi è così eccessiva da mettere in difficoltà i medici”, dall’altra “i sistemi informativi, che devono essere all’altezza delle esigenze”.
Secondo Alessandro Cardinali (Pd) “è importante la possibilità di individuare un percorso omogeneo a livello regionale, anche perché uno strumento come la Cds funziona al meglio solo se c’è vera integrazione, è una scommessa che ha bisogno del raccordo dei territori per funzionare, e sono certo lo farà”.
Luciana Serri (Pd) ha rimarcato “la positività del lavoro organizzativo, questo percorso è il tassello centrale della nostra risposta sanitaria territoriale: l’integrazione tra professionisti è il cardine anche culturale su cui reggono le case delle salute”.
Giuseppe Boschini (Pd) parla di “una scelta organizzativa a livello politico e sanitario molto importante: il dibattito non può essere sempre e solo incentrato sugli ospedali, stiamo arricchendo il panorama delle risposte con un altro tassello che va in direzione della linearità e della semplicità del percorso sanitario”.
Giulia Gibertoni (M5s) è intervenuta per ribattere che invece “i dibattiti sugli ospedali resteranno centrali perché gli ospedali sono presidi centrali, le Cds sono un arricchimento per il territorio se intanto resiste il presidio sanitario più importante, se invece accompagnano un declassamento imposto contro il volere dei cittadini sono solo uno scempio”.
(jf)


