Sanità e welfare

Nel 2026 il finanziamento della sanità regionale sarà pari a 10,2 miliardi di euro

L’assessore Massimo Fabi ha esposto la programmazione in sanità per il 2026. Il centrosinistra da un lato apprezza l’attività della Regione, dall’altro è critico verso il governo nazionale, in particolare per il taglio sui farmaci innovativi. Il centrodestra, invece, promuove il governo Meloni e chiama in causa la Regione, chiedendo a viale Aldo Moro di razionalizzare la spesa evitando gli sprechi

Nel 2026, in Emilia-Romagna, il finanziamento complessivo della sanità regionale passa da 9,9 a 10,25 miliardi con un incremento di circa 350 milioni, mentre si registra un calo del 20% sul fondo farmaci innovativi (derivante da un taglio dell’11% a livello nazionale) che per l’Emilia-Romagna significa passare dai 105 milioni 300mila euro del 2025 a 87 milioni e 696mila euro per il 2026.

La commissione Politiche per la Salute presieduta da Giancarlo Muzzarelli ha dato parere favorevole alla delibera della Giunta per il riparto dei fondi regionali in sanità: a favore i consiglieri appartenenti ai gruppi di centrosinistra, che, da un lato, apprezzano l’attività della Regione, dall’altro sono critici verso il governo nazionale, in particolare, per il taglio sui farmaci innovativi; contrari quelli di centrodestra, che hanno parole di apprezzamento per l’operato del governo Meloni e chiamano in causa la Regione chiedendo a viale Aldo Moro di razionalizzare la spesa evitando gli sprechi. Il voto favorevole è avvenuto in attesa che ci sia l’intesa definitiva all’interno della Conferenza Stato-Regioni sul riparto del complesso delle disponibilità finanziarie per l’anno 2026 per la sanità: si punta all’innovazione, alla prevenzione, al benessere del personale sanitario, all’assistenza territoriale e al contrasto dei tempi d’attesa per esami e visite specialistiche.

Entriamo nel dettaglio delle risorse: circa 8,5 miliardi verranno destinati al finanziamento dei livelli essenziali di assistenza (nella cifra è ricompresa la quota a finanziamento del fondo regionale per la non autosufficienza, con più di 300 milioni di euro), 282 milioni di euro serviranno per la qualificazione dell’assistenza ospedaliera (compresi gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, circa 195 milioni serviranno per garantire l’equilibrio economico-finanziario aziendale, 75 milioni di euro andranno a finanziare il sistema integrato del servizio sanitario regionale-universitario), 50 milioni saranno rivolti all’innovazione in sanità (di cui 3,5 sulla prevenzione). La parte restante dei fondi, più di 1 miliardo di euro, andrà a finanziare diversi capitoli, risorse che serviranno, per fare solo alcuni esempi, per l’acquisto di farmaci, per coprire gli oneri contrattuali del personale e per rimodernare le strumentazioni tecnologiche negli ospedali.

A presentare il riparto delle risorse è stato l’assessore alla Sanità Massimo Fabi: “Registriamo un incremento di risorse statali pari a circa il 4,5% rispetto al 2025, parliamo però in gran parte di fondi vincolati, un aspetto che ci preoccupa: infatti, si riduce la quota di payback sui farmaci e il fondo collegato ai farmaci innovativi diminuisce in regione di 30 milioni di euro. Questo a fronte di rinnovi contrattuali, poi, previsto un incremento dei salari dell’1,8%”. Prosegue sugli investimenti regionali in sanità: “L’aumento di risorse per le aziende sanitarie è di circa il 3%, anche per le aziende ospedaliere l’incremento è pari al 3%, puntiamo al rinnovo delle tecnologie ospedaliere ma anche al potenziamento dell’assistenza territoriale (con particolare attenzione alla telemedicina), con l’adeguamento dell’organizzazione di case della comunità e ospedali della comunità, vogliamo poi potenziare le attività di prevenzione, con l’obiettivo di aumentare le adesioni alle campagne di screening (a partire dagli screening per mammella, cervice uterina e colon retto), lavoriamo anche rafforzare la copertura vaccinale, c’è poi l’obiettivo del rispetto dei tempi di attesa su esami e visite, infine vogliamo irrobustire il servizio di psicologia pubblica”.

La parola ai consiglieri regionali

“Siamo indietro sull’assistenza sanitaria domiciliare, mentre sulle tecnologie costose serve capire a che punto siamo”, rimarca Giovanni Gordini (Civici).

“È importante – evidenzia Nicola Marcello (FdI) – il segnale del governo sulla sanità: l’incremento di risorse è consistente. A fronte di questo impegno del governo è, però, centrale che la Regione razionalizzi la spesa, evitando sprechi: serve ad esempio intervenire sui centri di assistenza e urgenza che non hanno utenti”.

Lodovico Albasi (Pd) critica l’esecutivo nazionale per la riduzione dei fondi per i farmaci innovativi: “Sul taglio ai farmaci innovativi serve intervenire”.

“L’assistenza territoriale è fondamentale, va potenziata, serve particolare attenzione al tema della non autosufficienza, e la medicina non può essere solo ospedaliera”, spiega Maria Costi (Pd).

Per Elena Ugolini (Rete civica) “occorre particolare attenzione per la contabilità collegata ai fondi del piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), occorre analizzare le spese, anche per valutare gli investimenti che effettivamente servono al sistema sanitario regionale, evitando sprechi come ad esempio quelli dei Cau”.

Per Paolo Trande (Avs) “purtroppo buona parte delle risorse per il 2026 sono vincolate, penso alla rigidità sulla prevenzione secondaria. Roma è sempre meno elastica, si sottraggono risorse alla spesa farmaceutica mentre, al contrario, serve utilizzare in maniera appropriata le risorse”.

“Oggi – rimarca Valentina Castaldini (Forza Italia) – si riconosce lo sforzo che il governo nazionale ha fatto per la sanità. Sui farmaci innovativi va detto che il fondo non è mai andato in esaurimento, in quanto restava in media il 30% di risorse. È importante poi l’attuazione del numero unico per le emergenze, mentre permane un problema sul registro tumori, fermo al 2022. Sui percorsi nascita mancano indicatori sulle prese in carico dei consultori, infine non ci sono dati sul recupero crediti dei ticket sanitari”.

“Sta venendo meno – sottolinea Paolo Calvano (Pd) – il principio costituzionale che stabilisce che l’organizzazione sanitaria è in capo alle Regioni. C’è uno spirito centralista da parte del governo di Roma. Emerge poi un ruolo forte delle lobby farmaceutiche che su questo riparto di risorse hanno avuto un peso. È, invece, giusta la scelta di istituire un fondo specifico per le emergenze delle aziende sanitarie”.

Per Ludovica Carla Ferrari (Pd) “serve capire quanto influisce sulla sanità l’aspetto dell’invecchiamento della popolazione, occorre guardare più in là, inevitabilmente ci saranno maggiori bisogni di domiciliarità, come Regione Emilia-Romagna ci stiamo attrezzando, stiamo aspettando un segnale da Roma”.

(Cristian Casali)

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