Ridurre le prestazioni fuori orario del personale sanitario nell’Azienda Ospedaliera di Parma. È quanto chiede con un’interrogazione alla Regione il consigliere Priamo Bocchi (FdI).
“Le prestazioni aggiuntive rappresentano interventi svolti fuori dall’orario di lavoro ordinario e sono remunerate con una somma pattuita tra l’azienda ospedaliera e il prestatore d’opera, configurandosi di fatto come una forma di libera professione finanziata con fondi pubblici. Tale prassi – spiega il consigliere -, pur essendo prevista come strumento eccezionale e temporaneo per far fronte a emergenze o criticità momentanee, si è trasformata nel tempo in una modalità ordinaria e stabile nell’Azienda Ospedaliera di Parma, così come in altre strutture della Regione, ormai da oltre dieci anni, antecedentemente all’emergenza COVID-19. L’utilizzo continuo e strutturale delle prestazioni aggiuntive – continua – rischia di disperdere risorse pubbliche in un sistema che dovrebbe garantire, invece, condizioni contrattuali conformi alla legge e una gestione efficace del personale”
Secondo il consigliere “la fuga di personale qualificato verso il settore privato, che offre maggiori incentivi, mette a rischio la qualità e la sostenibilità della sanità pubblica regionale, minando il principio fondamentale che l’investimento in formazione e specializzazione del personale sanitario debba tradursi in un rafforzamento del servizio pubblico”.
Pertanto, Bocchi chiede alla Giunta “quali interventi intenda adottare per ridurre la dipendenza dell’Azienda Ospedaliera di Parma, così come di altre strutture della Regione, dalle prestazioni aggiuntive e quali misure di programmazione e pianificazione del fabbisogno del personale siano state attivate”.
(Giorgia Tisselli)



