La chiusura della mensa interna dell’ospedale Franchini di Montecchio Emilia è al centro dell’interpellanza in aula, presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Aragona.
“La decisione di chiudere la mensa è stata presentata dall’Ausl come una semplice riorganizzazione – spiega Aragona -, ma in realtà delinea una riduzione concreta dei servizi interni e un arretramento del welfare aziendale sanitario, con effetti diretti sulle condizioni di lavoro e sul benessere del personale. Le proposte da parte dell’Ausl, tra cui l’utilizzo di buoni pasto o di un servizio di delivery con prenotazione anticipata, presentano delle evidenti criticità in un contesto ospedaliero, in quanto ci sarebbe un’elevata probabilità di pagare un pasto non consumato a causa di un’urgenza assistenziale. Inoltre, l’impiego dei buoni pasto comporterebbe l’obbligo per i lavoratori di uscire fisicamente dall’ospedale durante il turno, con tempi contrastanti con la gestione sanitaria”.
Da qui l’interpellanza alla giunta, per chiedere di sollecitare l’Ausl affinché sospenda momentaneamente il provvedimento di chiusura della mensa, avviando un confronto con i sindacati e gli enti locali.
A rispondere in aula è stato l’assessore alle Politiche per la Salute Massimo Fabi.
“Va premesso che attualmente il progetto è sospeso in attesa del confronto con le organizzazioni sindacali, con l’obiettivo di giungere a una decisione condivisa e orientata al miglioramento dei servizi – spiega Fabi -. La cucina, attualmente operativa presso l’ospedale Franchini, produce dal lunedì al venerdì una media di 233 pasti giornalieri, 145 destinati ai degenti e 88 riservate al personale che usufruisce della mensa interna. Si tratta dunque di numeri ridotti. Nelle giornate di sabato e domenica, la mensa resta chiusa e l’attività di cucina è dedicata esclusivamente alla preparazione dei pasti per i degenti”. Una situazione che, come precisa Fabi, ha portato l’Ausl di Reggio Emilia a valutare una riorganizzazione, introducendo la somministrazione tramite vassoio personalizzato per i degenti, possibile solo prevedendo la produzione dei pasti presso la cucina dell’ospedale di Reggio Emilia. “Una scelta per assicurare qualità e uniformità di procedure”, precisa ancora Fabi.
“Per il personale dipendente, – va avanti l’assessore – dal lunedì al venerdì verrebbe invece previsto l’avvio di un servizio di somministrazione pasti completi con consegna a domicilio presso i locali dell’attuale mensa aziendale, prevedendo l’ampliamento della fascia oraria dalle ore 12 alle ore 14,30 e l’introduzione di un sistema di prenotazione tramite app dedicata. Oltre a tale servizio, il progetto prevede la possibilità di accedere tutti i giorni della settimana, festivi inclusi, a otto esercizi convenzionati, nella fascia oraria 11,45 fino alle 15,30”.
Prende atto della risposta il consigliere Aragona. “Lo stesso fatto che, per il momento, il progetto sia sospeso significa che è in atto un’interlocuzione tra le parti – conclude -. E questa è un’ottima iniziativa per arrivare a una soluzione il più condivisa possibile. Per quanto riguarda la riorganizzazione, tuttavia, forse anche le parti sindacali non la considerano così semplice, in termini di comodità per i dipendenti. Spero, ad ogni modo, che l’interlocuzione rimanga viva il più possibile e che si riesca a trovare una sintesi positiva”.
(Brigida Miranda)



