Chiarire le motivazioni della richiesta di Payback alle aziende fornitrici di dispositivi medici. A chiederlo, con un’interrogazione sono i consiglieri di Rete Civica, Marco Mastacchi (primo firmatario) ed Elena Ugolini che, durante la commissione Politiche per la salute e politiche sociali, presieduta da Gian Carlo Muzzarelli, chiedono le motivazioni per cui la Regione Emilia-Romagna è l’unica, di tutte quelle che hanno superato il tetto di spesa per i dispositivi medici, ad avere inviato un avviso di pagamento, destando forte preoccupazione nelle aziende coinvolte del comparto biomedicale.
i consiglieri, in particolare, chiedono di capire perché il 24 gennaio scorso la Regione ha detto alle imprese di pagare il payback entro 30 giorni, mentre il 31 gennaio i mezzi di informazione comunicavano che la Regione stessa ha stabilito di prorogare al 31 dicembre 2025 la scadenza degli avvisi di pagamento sui dispositivi medici con la possibilità di rateizzazione a seguito di un confronto con le associazioni di rappresentanza del comparto biomedicale.
A rispondere a nome della giunta è l’assessore alla Sanità Massimo Fabi: “Il 30 gennaio io ed il vicepresidente Vincenzo Colla -spiega- abbiamo incontrato i vertici delle associazioni di categoria e li abbiamo rassicurati sulla possibilità di prorogare i pagamenti e, allo scopo di inviare ulteriore contenzioso, abbiamo differito al 31 dicembre 2025 la scadenza. Questa norma Payback rischia di creare problemi sia al pubblico che al privato, per questo proseguirà l’impegno, insieme alle aziende, per la sua abrogazione da parte del governo. Confidiamo questa istanza trovi la giusta accoglienza da parte della maggioranza parlamentare a tutela del Servizio sanitario, delle persone e delle stesse imprese del biomedicale”.
Il consigliere Mastacchi replica dicendo di sentirsi parzialmente soddisfatto “la risposta politica è in linea con quanto mi aspettavo, ma non mi ha risposto sul motivo per cui siamo l’unica regione ad avere inviato l’avviso di pagamento. Per quanto riguarda l’impegno congiunto per eliminarla credo sia necessario perché è una norma assurda. Non sappiamo nemmeno cosa grava nei bilanci successivi al 2018, considerando che dopo c’è stato il periodo Covid.
(Giorgia Tisselli)



