Sanità e welfare

Sanità. Specializzandi, risoluzione bipartisan chiede più investimenti

Voto unanime ed emendamento finale bipartisan in commissione Politiche per la salute sulla risoluzione proposta da Giulia Pigoni (lista Bonaccini) che mira a promuovere gli investimenti per azzerare l’imbuto formativo della specializzazione e a definire meccanismi per tutelare l’investimento sui giovani medici fatto dal servizio sanitario regionale

Giulia Pigoni (Lista Bonaccini presidente)

Tema particolarmente attuale quello dei medici specializzandi oggetto della risoluzione a prima firma Pigoni presentata oggi in commissione Politiche per la salute e politiche sociali., presieduta da Ottavia Soncini. Alla proposta, ampiamente condivisa anche da molti consiglieri di maggioranza, si è aggiunta anche la Lega che, con il consigliere Pelloni, ha proposto uno specifico emendamento, poi ritirato in quanto ricompreso e sorpassato da un successivo perfezionamento in materia sottoscritto da tutti i partecipanti della commissione.

Di cosa si tratta. Nel documento proposto da Giulia Pigoni (lista Bonaccini) si affronta il tema della mancanza di medici specialisti, argomento di cogente attualità soprattutto in un comparto sanitario che deve fare i conti con l’emergenza Covid.

Con l’attuale sistema formativo, si stima infatti che verranno a mancare nei prossimi anni oltre 35mila medici specialisti, i quali andranno ad aggiungersi ai tanti professionisti che emigrano all’estero sia per proseguire la propria formazione che per le migliori opportunità lavorative offerte.

“Negli ultimi 3 anni – scrive Pigoni – sono oltre 9mila i medici che restano esclusi dalla possibilità di specializzarsi e questo imbuto formativo diventa di anno in anno più evidente, tanto che per quest’anno si stima che, a fronte di 25mila candidati specializzandi, oltre 15mila saranno esclusi”.

L’avvento del numero chiuso nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia cozza poi con la irrazionalità dello sbarramento costituito dalla specializzazione che, di fatto, va a vanificare le stime di personale commisurate alle esigenze del Paese.

La risoluzione proposta dalla consigliera modenese della lista Bonaccini, quindi, impegna la Giunta ad attivarsi con le Università della Regione e gli Ordini professionali per “aumentare le borse di studio e il loro finanziamento strutturale con adeguate risorse e stanziamenti mirati anche a riportare il rapporto laureato-borsa di specializzazione 1 a 1″ ad “implementare la rete formativa territoriale con un decisivo aumento dei contratti di formazione specialistica stipulando convenzioni con tutti gli ospedali del territorio in grado di assicurare l’attività formativa degli specializzandi siano essi aziende sanitarie pubbliche o facenti parte del circuito privato convenzionato accreditato, e a valorizzare, in sede di valutazione dell’attribuzione delle borse di studio, i percorsi formativi dei laureati nella rete formativa universitaria dell’Emilia-Romagna”.

A questo articolato dispositivo si è aggiunta poi la proposta della Lega, a firma Simone Pelloni, per inserire alcune specifiche restrizioni nell’accesso alla specializzazione (obbligo di residenza per uno specifico arco temporale sul territorio o obbligo di esercizio della professione per un periodo di anni prefissato dopo il conseguimento della specializzazione) allo scopo di favorire l’inserimento lavorativo dei propri cittadini e il mantenimento dei medici specialisti all’interno del territorio regionale.

Katia Tarasconi (Pd), tra i firmatari della risoluzione presentata da Giulia Pigoni, ha rifiutato le restrizioni proposte da Pelloni nel suo emendamento, ma ha riconosciuto l’opportunità di “attuare a livello nazionale un sistema uniforme tra tutte le regioni affinché non si verifichino fenomeni di discriminazione sulla base di criteri di residenza nell’accesso alla specializzazione”.

Nella discussione è poi intervenuto anche l’assessore alle Politiche per la salute Raffaele Donini il quale ha giudicato “molto opportuna, giusta e importante” la risoluzione proposta da Pigoni. “In queste settimane – ha affermato Donini – ho incontrato più volte tutte le categorie di medici in mobilitazione permanente o di laureati non ancora specializzati che denunciano l’ingiustizia dell’imbuto formativo della specializzazione che, di fatto, interrompe il percorso formativo per laureati che hanno effettuato il medesimo percorso universitario”.

Donini ha poi ricordato l’impegno della Regione Emilia-Romagna per ovviare a questo problema con risorse proprie, dal momento che ha progressivamente aumentato il numero di contratti di formazione specialistica investendo quindi sulla preparazione dei giovani medici. “Se tutte le Regioni facessero come noi – ha proseguito l’assessore Donini – la questione dell’imbuto formativo costituito dalla specializzazione sarebbe praticamente nullo”. Da qui l’invito di Donini per una decisione il più possibile unanime sulla risoluzione allo scopo “di dare un ulteriore strumento al presidente Bonaccini per chiedere, in sede di conferenza Stato-Regioni, regole uniformi e condivise sul tema delle specializzazioni”, ma al tempo stesso è importante “vincolare la professione medica da parte dello specializzato, per un periodo almeno pari al corso stesso di specializzazione, alla struttura dove ha svolto il suo percorso formativo”.

A fronte dell’invito dell’assessore alla Sanità, ulteriore sforzo da parte di tutte le componenti politiche per una posizione unitaria che si è tradotta nell’emendamento unico sottoscritto da tutti i presenti, e votato all’unanimità insieme alla risoluzione originaria, che introduce il vincolo professionale per un periodo temporale pari a quello della specializzazione nelle strutture sanitarie regionali e sollecita l’operato della Giunta perché attraverso la Conferenza Stato-Regioni si possa pervenire celermente a criteri uniformi su tutto il territorio nazionale nell’accesso ai corsi di specializzazione.

(Luca Boccaletti)

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