La giunta spieghi i motivi dell’invio tardivo dei solleciti di pagamento dei ticket da parte delle Aziende sanitarie dell’Emilia-Romagna. Con un’interrogazione Elena Ugolini (prima firmataria) e Marco Mastacchi (Rete Civica) chiedono “di garantire una comunicazione ufficiale, trasparente e tempestiva ai cittadini sui criteri di appropriatezza previsti dalla normativa regionale e sui relativi diritti di esenzione”.
“Una delibera di giunta regionale del 2011 -ha ricordato Ugolini- stabiliva che alcune condizioni di accesso e patologie, considerate appropriate, non comportassero alcun pagamento del ticket per le prestazioni di pronto soccorso, indipendentemente dal codice colore di ingresso o di uscita. Una successiva delibera, in vigore dal 1° gennaio 2025, reintroduce il pagamento in base al codice colore di triage all’ingresso e al codice di gravità in uscita. I ticket dovuti e non corrisposti dal 2018 al 31 dicembre 2024 ammontano a oltre 53 milioni di euro e i ticket non riscossi in Emilia-Romagna è cresciuto da 7,5 milioni di euro nel 2020 a oltre 21 milioni nel 2024. I cittadini sollecitati al pagamento sono passati da 88.368 nel 2020 a 245.799 nel 2024”.
“In base a quanto disposto dalla Regione Emilia-Romagna -ha proseguito la consigliera- sono le singole Aziende sanitarie a gestire il recupero e molti cittadini stanno ricevendo lettere di sollecito riferite a prestazioni di 3, 4 o 5 anni fa, con l’intimazione a pagare entro 30 giorni tramite PagoPA e l’avvertenza che, in caso contrario, verrà avviata la procedura di recupero crediti con aggravio di spese. L’Ausl Romagna ha inviato quasi 100mila lettere di sollecito, per un totale di 264mila richieste di pagamento relative a prestazioni risalenti anche al 2019-2020. Analogamente, la Ausl di Bologna ha dichiarato di aver inviato circa 90mila lettere l’anno, con oltre 60mila avvisi tramite Fascicolo sanitario elettronico nel 2024, recuperando circa 1,5 milioni di euro. In molti casi i cittadini non dispongono più del referto di dimissione dal pronto soccorso, indispensabile per dimostrare l’appropriatezza e l’eventuale diritto all’esenzione, e dunque sono costretti a pagare. Altri cittadini, pur inviando tramite Pec copia della scheda di Ps che attesta l’appropriatezza della prestazione, hanno ricevuto come risposta una generica reiterazione della richiesta di pagamento, senza spiegazioni puntuali”.
Da qui l’atto ispettivo per sapere “quali iniziative intende assumere la giunta per il futuro al fine di garantire il rispetto dei diritti dei cittadini esenti, assicurare la tempestività dei solleciti e una maggiore chiarezza nelle risposte alle contestazioni, rendere più semplice e immediato l’accesso ai referti di dimissione e alla documentazione clinica necessaria per far valere i propri diritti ed evitare che solleciti inviati con anni di ritardo si trasformino in un contenzioso improprio o in un danno economico per cittadini che, per legge, sarebbero esenti”.
(Lucia Paci)



