“È ora che l’Europa si renda indipendente“: il titolo ufficiale del Programma di Bruxelles evidenzia bene il cambio di marcia voluto dalla Commissione Europea. La collaborazione tra Unione Europea e Regione Emilia-Romagna si tradurrà in sviluppo delle imprese, tutela del welfare, contrasto ai cambiamenti climatici, equità fiscale; e, ancora, investimenti in scuola e diritti, ricerca, politiche energetiche ecosostenibili.
Perimetro e parametri della nuova frontiera sono emersi durante l’udienza conoscitiva sulle iniziative di competenza regionale del Programma di lavoro 2026 della Commissione europea avvenuta nel corso della commissione Bilancio, affari generali, istituzionali e rapporti internazionali con protagonisti i rappresentanti delle parti sociali, degli enti locali e i parlamentari europei eletti in Emilia-Romagna.
In un’epoca segnata dalla ripresa dei conflitti internazionali e da relazioni, a partire dal tema dazi, più complesse tra le due sponde dell’Atlantico, l’Europa “indipendente” auspicata nel Programma pone nuove sfide anche per le regioni italiane, in primo luogo l’Emilia-Romagna. Infatti, scorrendo il Programma Ue si vede che, se a livello nazionale, la richiesta di maggiore indipendenza europea è riassumibile nella triade “maggiori investimenti in difesa, più tutela del welfare, difesa della democrazia e dello stato di diritto”. Per le regioni, invece, significa puntare su un nuovo equilibrio tra competitività e stato sociale. Sullo sfondo, la decisione della Commissione europea di prevedere per il periodo 2028-2034 risorse pari a un importo di 2mila miliardi di euro per competitività, decarbonizzazione, sicurezza, coesione e missione mondiale dell’Europa.
A fare gli onori di casa è stata la vicepresidente dell’Assemblea Barbara Lori che, nel confermare l’impegno dell’Assemblea legislativa sui temi europei, ha ricordato come impegnare per promuovere la pace e lo sviluppo economico insieme a un quadro di coesione sociale. Lori ha sottolineato come “non possiamo dare per scontata la pace e il benessere, per questo occorre rafforzare il nostro impegno sul tema dei diritti”. L’impegno europeo di viale Aldo Moro è stato confermato dall’assessore Davide Baruffi, mentre il responsabile dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, Maurizio Molinari ha ribadito la necessità della collaborazione tra Ue e Regioni.
“È ora che l’Europa si renda indipendente”, ha raccolto un sostegno ampiamente condiviso da parte delle parti sociali e dei parlamentari europei intervenuti in commissione.
In particolare i sindacati hanno sottolineato l’importanza di difendere e potenziare il welfare e la coesione sociale e territoriale, mentre i rappresentanti del mondo delle imprese hanno preferito ricordare l’importanza di investimenti e produttività, sottolineando come ogni politica di riduzione delle emissioni inquinanti vada accompagnata dalle necessarie risorse economiche per evitare effetti boomerang. A unire i vari rappresentanti delle parti sociali c’è il “caro energia”: per il sistema delle imprese mette a rischio la competitività industriale, per sindacati e associazioni dei consumatori è tra i maggiori responsabili dell’erosione del potere d’acquisto di salari e redditi.
Venendo agli europarlamentari, per il Partito democratico bisogna concentrarsi sulle politiche sociali, sul tema dell’energia, il cui costo troppo alto crea danni all’impresa europea, e sulla necessità di trovare risorse per una politica per la casa e l’edilizia pubblica. In casa Pd preoccupano molto le novità in maniera di fondi europei per l’agricoltura, con il rischio di una “rinazionalizzazione” dei contributi che è già stata criticata dalle associazioni del mondo agricolo. Dal canto suo Fratelli d’Italia ha invitato la Regione Emilia-Romagna a essere maggiormente attiva nella tutela dell’automotive e del distretto della ceramica, lamentando come a livello europeo non esistano reali politiche per sostenere la competitività delle imprese.
Il dibattito
Le parti sociali
Medea Bertolani (Confindustria Emilia-Romagna): “L’Europa ha progressivamente perso terreno rispetto a Stati Uniti e Cina in tema di produttività, con una deindustrializzazione evidente. Bisogna pensare a un nuovo modello di governance economica. Questi i quattro temi più importanti: la semplificazione, a cui Confindustria guarda sempre con attenzione, l’automotive, l’internazionalizzazione e l’export regionale, che ha subito contraccolpi importanti. È fondamentale lavorare verso nuovi mercati e per questo è fondamentale che la politica di coesione continui a rispondere ai bisogni regionali e a rafforzare la competitività”.
Barbara Suzzi (Associazione malati di Fibromialgia): “A livello europeo si possono superare i problemi non ancora risolti in Italia per questo tipologia di malati: ricordiamoci in Italia che non siamo nei Lea, non siamo nei piani Inps e non c’è una cura. Invece a livello europeo ci sono proposte molto interessanti”.
“Occorre fare di più sul tema del costo dell’energia e dell’automotive: per noi è un bene che ci siano deroghe per i motori indotermici e ci sia l’impegno per il biocarburante”, ha spiegato Lorenzo Roversi Benassi (Cisl) che ha ricordato come “a livello europeo bisogna tutelare la coesione sociale e le relative politiche”.
“Il Programma 2026 della commissione Ue è una road map con impegni e obiettivi ben chiari: dal lavoro al welfare, dall’ambiente alla cultura, dai diritti allo sviluppo. Noi chiediamo che la Regione Emilia-Romagna anticipi, per quanto di sua competenza e nell’ambito delle possibilità, le lungimiranti politiche proposte dall’Ue”, ha sottolineato Manuel Michelacci (Uil) per il quale “0ccorre puntare a creare posti di lavoro di qualità e aumentare le risorse per i tirocinanti per evitare la fuga dei cervelli all’estero”.
“Quanto sento parlare di competitività penso che si tratti solo di sfruttamento, di lavoro sottopagato, di insicurezza sui posti di lavoro: l’Emilia-Romagna ha il triste primato del maggior numero di morti sul lavoro, ci sono realtà che producono solo lavoro povero e sfruttato, bisogna stare attenti alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Su questo serve un cambio di passo”, ha chiarito Federico Serra (Usb).
Antonio Rachele (Commissario Regionale U.Di.Con. Emilia-Romagna Aps): “Servono politiche europee per abbassare il costo dell’energia e per rafforzare l’inclusione digitale: in loro assenza l’Ue resterà una somma di cifre. C’è un tema di potere d’acquisto dei salari: rispetto a pochi anni fa si spende di più e si consuma di meno perché il costo della vita è diventato insostenibile”.
Per Teodori Giacomo (Confartigianato Imprese Emilia-Romagna): “Come artigiani siamo in linea con quanto sostenuto dalla Commissione: vogliamo il rafforzamento della difesa e della competitività industriale. Le politiche devono essere progettate anche per la microimpresa: è importante che la semplificazione sia accompagnata da una reale diminuzione degli oneri amministrativi. Il problema che viviamo quotidianamente è la difficoltà di competenze tecniche e qualificate, ci vuole una formazione continua e di qualità”.
“In un territorio colpito da alluvioni e altre calamità il tema opere fisiche resta sul tavolo”, ha dichiarato Gianni Bessi, presidente Confservizi Emilia-Romagna, intervenuto anche in qualità di rappresentante di Utilitalia, per il quale “mentre sulle regole attuali di appalti e concessioni va fatta una riflessione per mettere a terra i progetti necessari per la transizione e per sostituire le politiche di massimo ribasso con politiche più vantaggiose atte alla valorizzazione”.
“Quello dei dispositivi è un comparto con più di 120mila persone in Italia, tanti nel distretto di Mirandola. Sono aziende che rischiano di sparire dall’Italia per colpa del Payback, chiediamo di fare parte della governance di programmazione del bilancio e di armonizzare la politica economica del settore tra i vari Stati”, ha affermato Sammali Antonio (Conflavoro pmi sanità)
Netta la posizione del mondo agricolo i cui rappresentanti hanno fatto pervenire delle note scritte alla commissione Bilancio: “Abbiamo sotto gli occhi la cogente realtà delle piccole e medie aziende della Regione Emilia-Romagna, che vivono una situazione precaria e instabile, lo scontento e l’instabilità finanziaria causa incertezza e chiusura delle stesse ad un ritmo vertiginoso: settori vitali come quello ittico e agricolo, debbano avere la precedenza nell’intavolare e portare a conclusione nuovi provvedimenti, solo in questa maniera l’Europa potrà ancora vantarsi del suo comparto agricolo e ittico, ed essere rinomata per il suo Made in Italy fiorente”, hanno spiegato gli Agricoltori Attivi Aps, mentre Stefano Francia (Cia) ha ricordato come “la Sessione europea 2026 debba rappresentare un’occasione concreta per tradurre gli indirizzi comunitari in politiche regionali operative, capaci di produrre effetti misurabili per le imprese agricole in termini di semplificazione, investimenti, accompagnamento tecnico e certezza dei tempi: tra le altre cose, la Regione Emilia-Romagna da un lato deve rafforzare gli strumenti di monitoraggio e trasparenza dei prezzi, dall’altro deve impegnarsi per la resilienza idrica e l’adattamento ai cambiamenti climatici, a partire dalla prevenzione”.
Gli eurodeputati
Per Annalisa Corrado (Pd) “il nostro ruolo può essere utile solo se connesso a tutti i livelli istituzionali, le commissioni come quella di oggi sono importanti occasioni di confronto anche con gli stakeholder. Mi sono sempre occupata di transizione energetica e di clima: oggi il costo dell’energia fa arretrare l’industria europea, in Italia paghiamo un prezzo più alto rispetto ai nostri competitori esteri, in primo luogo la Cina, e questo è un problema per la nostra industria. Perché paghiamo l’energia di più? Il nostro problema è la dipendenza dal gas, ma non solo. Questo è un tema che in Europa stiamo affrontando: stiamo lavorando su un’armonizzazione che possa essere un primo passo nell’innovazione delle linee energetiche. L’altro tema importante è affrontare e risolvere le politiche per la casa”.
Stefano Cavedagna (FdI) ha affermato che “una Regione dell’automotive come l’Emilia-Romagna deve fare sentire la propria voce in Europa per cercare di aprire a tutta una serie di carburanti, non è sostenibile il solo elettrico. Esistono biocarburanti, tra i quali il biometano, prodotto grazie agli scarti agricoli, di cui l’Emilia-Romagna è leader a livello europeo, che potrebbero arrivare a coprire il 20 per cento dell’utilizzo. Inoltre, bisogna lavorare per rafforzare la tutela dell’attività agricola e della pesca, settori economici fondamentali per il sostentamento del nostro territorio. Infine, voglio ricordare che la direttiva TED, che introduce accise sui liquidi da inalazione, non colpisce solo i tabacchi tradizionali ma anche i prodotti di sperimentazione e farebbe delocalizzare i produttori del territorio non solo fuori dall’Italia, ma fuori Europa”.
“In questi anni ho ottenuto l’approvazione di un Regolamento europeo che tutela il settore agroalimentare dalla concorrenza sleale: è un obiettivo che abbiamo raggiunto all’unanimità delle forze politiche presenti al Parlamento europeo con l’accordo delle associazioni del mondo agricolo e di quelle dei consumatori. Anche per questo motivo, evitare concorrenza sleale, auspico che l’accordo Mercosur venga approvato al più presto”, spiega Stefano Bonaccini (Pd) che si è detto preoccupato per il futuro dei fondi per l’agricoltura e la loro gestione.
“Bisogna che l’Ue trovi una soluzione al tema della competitività interna anche alla luce dei problemi posti dai dazi introdotti dagli Usa”, spiega Alessia Moretti (Pd) per la quale in ogni caso “anche il green deal è un momento importante per il nostro sviluppo a patto che si sappiano tenere insieme politiche sociali e politiche ambientali”.
(Giorgia Tisselli e Luca Molinari)



