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Sessione europea. Sviluppo attento a coesione sociale, tutela dell’ambiente e fabbisogni energetici: la Regione conferma l’impegno per la collaborazione con l’Unione europea

Approvata la risoluzione sui rapporti tra viale Aldo Moro e Bruxelles: il centrosinistra ha sottolineato l’importanza della collaborazione con l’Europa, a partire dai temi della pace e dei diritti, mentre il centrodestra ha ricordato come la Regione dovrebbe essere più incisiva nel chiedere all’Ue svolte sui temi del green e delle imprese. Tra i gruppi consigliari presenti in Assemblea al momento del voto hanno votato a favore i consiglieri di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle, mentre si sono astenuti i rappresentanti di FdI, Rete civica e Lega

Sviluppo, coesione sociale, tutela dell’ambiente, ma anche cultura e diritti. Senza perdere di vista la crisi energetica. La Regione Emilia-Romagna e l’Unione europea confermano la collaborazione reciproca: a sancirlo è la risoluzione approvata dall’Assemblea legislativa al termine della Sessione europea 2026, il momento in cui la Regione recepisce le novità legislative proposte dall’Unione europea e invia all’Ue le proprie priorità. Tra i gruppi consigliari presenti in Assemblea al momento del voto hanno votato a favore i consiglieri di Pd, Avs, Civici e M5s, mentre si sono astenuti i rappresentanti di FdI, Rete civica e Lega.

Presentata dalla relatrice di maggioranza Barbara Lori (Pd) e dal relatore di minoranza Priamo Bocchi (FdI) la risoluzione è stata al centro del dibattito fra i gruppi consigliari: il centrosinistra ha sottolineato l’importanza della collaborazione europeista, a partire dai temi della pace, dei diritti, in primis quello alla sanità pubblica universalistica, mentre il centrodestra ha ricordato come la Regione dovrebbe essere più incisiva nel chiedere all’Ue svolte sui temi del green e delle imprese, mettendo al centro risposte a problemi come il caro energia e la crisi demografica.

Alle osservazioni dei consiglieri regionali, a nome della Giunta, ha replicato l’assessore Davide Baruffi per il quale “la prima minaccia che incombe è quella dell’approvvigionamento energetico”. “Oggi abbiamo ascoltato, sul tema della transizione, tutte considerazioni che hanno una pertinenza con la vita reale, con le imprese, le famiglie – afferma -. Passare da una crisi all’altra, condannandoci a elemosinare energia, la dice lunga sul livello di vulnerabilità”. “La ricetta proposta, rispetto al quadro finanziario pluriennale – avverte Baruffi – è totalmente insufficiente. Dobbiamo dirlo al governo e al parlamento europeo e dobbiamo farlo adesso che siamo davanti al baratro, nell’assumere decisioni che riguardano il futuro. I conti non tornano: il rapporto Draghi afferma che servirebbero 800 miliardi l’anno e invece ci troviamo con 2mila miliardi in sette anni. Investire troppo poco è la premessa per essere nella parte bassa della catena di produzione di valore. E non riesco a concepire nulla di peggio che 27 o 28 piani nazionali diversi. Ma, in questa sede di discussione, ho sentito le pulsioni sovraniste scendere, mentre è salita più forte la richiesta che l’Europa dia risposte e costruisca soluzioni ai problemi: questo è un passo avanti. Abbiamo bisogno di rafforzare la partecipazione comune e mantenere alta l’asticella del negoziato, nell’interesse nazionale e dell’Emilia-Romagna. Perché quando l’Europa ‘tocca terra’ nella nostra Regione, porta a casa un risultato reputazionale più alto”.

Il dibattitto

Gian Carlo Muzzarelli (Pd) ha evidenziato come la sessione europea rappresenti “un momento fondamentale per delineare gli indirizzi strategici della nostra Regione, in un contesto di profondi cambiamenti e di crescenti tensioni globali”. Muzzarelli si è soffermato sul tema della salute: “Il dramma del Covid ha portato l’Unione europea a prendere atto del suo ruolo per garantire buona salute – afferma -. In Emilia-Romagna vogliamo essere un riferimento europeo, rafforzando la capacità di dare risposte, alzando lo sguardo verso obiettivi più ambiziosi che migliorino la vita delle persone, a partire da quelle migliori pratiche che, anche dal punto di vista tecnologico, vanno messe al servizio delle nostre comunità. Il tutto, per garantire migliore tutela della salute dei cittadini”. Muzzarelli ha ricordato come, anche in Emilia-Romagna, il 10% delle persone sia a rischio povertà, ribadendo la necessità di una presa di coscienza e di un impegno ancora maggiori su questo fronte.

Per Giancarlo Tagliaferri (FdI) la Sessione europea è il momento in cui “ci si confronta con la capacità reale di questa Assemblea di interpretare il passaggio storico che sta ridefinendo gli equilibri sociali ed economici dell’Europa”. Il consigliere si è soffermato sull’importanza degli emendamenti presentati “che contribuiscono a riportare il tema della semplificazione su un piano concreto, come reale leva di competitività”. “Senza semplificazione non possono esserci crescita, innovazione e coesione sociale – sottolinea -. Va affermato con chiarezza che la transizione ecologica non può essere guidata da approcci ideologici, ma da principi quali la neutralità tecnologica, la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità economica. L’obiettivo della decarbonizzazione deve tenere conto delle esigenze dei territori e del tessuto produttivo”.

Maria Costi (Pd) ha evidenziato la necessità di “difendere il diritto alla conoscenza. Su questo tema devono concentrarsi investimenti e risorse di coesione da mantenere a livello europeo e difendere a livello regionale. L’Emilia-Romagna deve incrementare il proprio protagonismo europeo anche intercettando finanziamenti. Fra gli asset strategici c’è la ricerca e l’obiettivo è quello di istituire uno spazio in cui i ricercatori e le conoscenze possano circolare liberamente permettendo all’Unione di allargare le basi scientifiche e tecnologiche. Occorre dare dignità al lavoro di ricercatori e ricercatrici puntando su contratti solidi”.

Per Tommaso Fiazza (Lega) “nella sessione europea c’è troppa retorica: la legge regionale descrive bene le norme per concorrere al diritto europeo ma ignora le tempistiche. Quest’anno la relazione è stata trasmessa solo a metà gennaio e oggi si dà corso a una kermesse autocelebrativa con la presentazione di una risoluzione contenente indicazioni già espresse dalla giunta regionale. Servono più controllo e meno ratifiche tardive. Nella relazione delle Commissione europea appare trenta volte la parola difesa ma la Giunta sorvola su questo aspetto, come non si fa cenno al tema dei rimpatri. L’Europa deve tornare ad ascoltare i territori”.

Giovanni Gordini (Civici) ha rimarcato l’importanza di un’Unione Europea “che arrivi a investire il 3% in ricerca e sviluppo”. “C’è un tema demografico, di invecchiamento della popolazione, di mutamento della società – afferma -, di modelli organizzativi che devono tenere insieme welfare e sanità. Si tratta di un passaggio strutturale che coinvolge i caregiver, che oggi sono quasi dei professionisti, la rete ospedaliera e tutte le professionalità sanitarie. In questo ambito, così come in altri, resta fondamentale il controllo pubblico: se saremo capaci di fare questo, potremo avere un’Europa lontana dalle spese di riarmo e sempre più vicina al raggiungimento del 3% in investimenti in sviluppo e ricerca”.

Luca Quintavalla (Pd) ha parlato di “crisi delle democrazie liberali, all’interno della quale l’Unione europea è un’ancora di salvezza valoriale”. “Abbiamo il dovere di rafforzare il progetto europeo in fatto di competitività – afferma -. L’Europa dimostra di essere forte nella ricerca ma debole nella capacità di scalata nell’ambito dell’innovazione. La risposta non può essere ‘meno Europa’, ma un’Europa più forte e capace di agire come sistema. E’ anche necessario essere consapevoli del fatto che robotica e automazione non riducono il lavoro, ma ne cambiano le caratteristiche e c’è un tema di carenza di competenze. Investire nel capitale umano è la condizione per restare competitivi. Infine, la transizione ecologica è necessaria, ma deve anche essere giusta e sostenibile”.

Annalisa Arletti (FdI) ha sottolineato: “La risoluzione presentata tocca temi cruciali ma ci sono criticità e margini di miglioramento. Il nostro ruolo oggi è trovare il coraggio di esprimere posizioni chiare su tanti temi a partire dalla competitività. Dobbiamo chiedere di rivedere lo stop ai motori endotermici entro il 2035. L’elettrico non è sostenibile a livello produttivo e occorre aprire ad altri tipi di carburanti come il biometano. Il bando 2035 è ideologico, sta penalizzando le nostre aziende e distretti come quello ceramico, che è molto energivoro. Le politiche europee devono essere graduali, sostenibili e non mettere in difficoltà interi sistemi produttivi”.

Per Simona Larghetti (Avs) “il cuore della sfida è difendere un sistema produttivo senza abbassare standard e diritti, tenendo insieme competitività e coesione. La prosperità economica si fonda sulla stabilità, l’unica ideologia che porta all’instabilità è il capitalismo estremo. Altri nodi cruciali sono il diritto all’abitare e la stabilità lavorativa senza i quali diventa tutto più fragile. Abbiamo proposto tre emendamenti proprio per affrontare la questione dell’abitare ridefinendo il fatto che l’intervento pubblico è un perno del diritto. Se l’Europa vuole mantenere benessere deve tenere insieme produzione, qualità della vita e diritti, tra cui quello alla casa”.

Valentina Castaldini (FI) ha ribadito: “Siamo convintamente europei e condividiamo l’impostazione di fondo della risoluzione, volta a rafforzare l’autonomia europea. Ma occorre migliorare le scelte dell’Unione, con uno sguardo concreto. L’Europa ha prodotto molte regole con l’obiettivo di tutelare, ma il rischio è che si sia perso un equilibrio. Occorre invece puntare a un sistema che favorisca l’innovazione e accompagni i processi con strumenti di garanzie reali, con regole che non scoraggino chi investe. Non possiamo permetterci politiche senza misure: penso, per esempio, alla revisione del regolamento sulla Co2 per i veicoli leggeri che deve vederci protagonisti, perché lì c’è tutta la nostra Motor valley con i suoi posti di lavoro. Sulla transizione ecologica, non si possono imporre obiettivi senza condizioni realistiche per raggiungerli, perché rischiamo di perdere industria e competitività”.

Per Elena Carletti (Pd) “la sessione europea non è solo un passaggio formale, ma un momento in cui misuriamo la capacità della Regione di stare dentro alle sfide europee e globali, non come spettatori ma come protagonisti”. Carletti si sofferma sul tema delle pari opportunità, dei diritti dell’infanzia, del contrasto alla violenza di genere: “Le scelte in questi ambiti ci dicono che società vogliamo essere: e noi vogliamo essere una società più giusta e inclusiva. In un contesto in cui le fragilità aumentano in modo esponenziale, la povertà infantile rischia di acuirsi e le disuguaglianze si possono sedimentare, rischiando di diventare un destino. Il lavoro fatto da questa Regione sui servizi educativi è strutturale, garantisce inclusione ed equità e sappiamo bene che non possiamo fermarci. Così come è fondamentale che la conciliazione vita-lavoro e il tema della responsabilità familiare restino centrali perché sono garanzia di parità e di crescita economica”.

“L’Unione europea sta diventando un soggetto politico e strategico che gestisce crisi sistemiche” ha commentato Paolo Burani (FdI) aggiungendo come “il clima sia la struttura portante che ci impone di cambiare il modo in cui consumiamo energia, come pensiamo alla mobilità e come costruiamo le nostre città. Non basta più ridurre le emissioni ma dobbiamo fare un passo in più: la crisi climatica ci impone di uscire dalla dipendenza dalle fonti fossili rimediando all’errore di non aver pianificato a sufficienza. L’Emilia-Romagna ha una già strategia coerente con l’agenda 2030 puntando su più rinnovabili”.

Vincenzo Paldino (Civici) ha evidenziato come “l’elevato costo dell’energia stia mettendo a forte rischio produzione, occupazione e stabilità delle nostre famiglie. Serve superare la frammentazione delle piccole aziende che faticano a rimanere competitive sul mercato per cui servirebbero partnership dei settori strategici. E poi c’è bisogno di politiche energetiche che ci rendano finalmente indipendenti, sia per una questione ambientale che politica sia per rendere il nostro Paese più efficiente. La legge sulle aree idonee che andremo ad approvare sarà importantissima per il nostro territorio”.

Per Francesco Sassone (FdI) “la sessione europea ci pone davanti a una responsabilità che va oltre l’esame di un semplice documento programmatico”. “Rappresenta il momento per capire se il livello regionale possa esercitare un ruolo nei processi decisionali europei – afferma -. In questo, il contributo di FdI, con i suoi emendamenti, si basa sul principio di realtà. Il punto non è ribadire obiettivi astratti, ma interrogarsi sulla concretezza con cui questi obiettivi devono essere raggiunti. La semplificazione è centrale: la competitività si costruisce con condizioni normative, fiscali, infrastrutturali, che consentano alle imprese di crescere e innovare. Ma se si impongono nuovi vincoli e nuove burocrazie, il rischio è che la semplificazione resti uno slogan, ed è questo il tema che abbiamo posto. Nessuno mette in discussione la necessità di ridurre le emissioni, ma la transizione deve essere tecnologicamente neutrale e compatibile con la struttura produttiva del Paese e di questa Regione”.

Lorenzo Casadei (M5s) ha rimarcato come la sessione europea rappresenti il momento in cui “la Regione rivendica il proprio ruolo all’interno di una comunità che si basa su democrazia e giustizia sociale”. “Oggi la parola da ribadire è ‘coerenza’: coerenza tra i valori che l’Unione europea proclama e le scelte che compie, tra la difesa del diritto internazionale e la sua applicazione, tra la competitività e la qualità della vita, tra gli obiettivi climatici e le scelte messe in campo. L’Europa ha scelto di non fondare la propria identità sulla forza e il dominio miliare, ma sulla solidarietà tra i popoli. Occorre dire con chiarezza che la pace è una questione politica, economica, energetica. Perché la guerra entra nelle bollette, nelle famiglie, nel costo dei raccolti e nella vita delle imprese. Quando si parla di autonomia strategica europea occorre evitare un equivoco: autonomia non significa corsa al riarmo, ma significa non dipendere dagli altri per l’energia, le materie prime, la tecnologia, il cibo”.

Per Francesca Lucchi (Pd) “di fronte ai cambiamenti e alle sfide di oggi l’Unione deve essere preparata, in particolare sul fronte dell’autonomia energetica che è prioritaria. Come Regione Emilia-Romagna dobbiamo dare il nostro contributo: la legge sulle aree idonee va in questa direzione. Energia, clima e sviluppo sostenibile sono fortemente collegati e devono mantenere una connessione forte con lo sviluppo tecnologico. Serve un modello di cooperazione tra cittadini, enti, imprese e istituzioni. Il vero punto di svolta è riconoscere un sistema di governance capace di innovare”.

“Anche quest’anno ci concentriamo sul ruolo delle Regioni nel consesso europeo, ma ancora ci sono temi su cui non ci si confronta abbastanza, primo fra tutti la sfida della crisi demografica che dovremmo affrontare”, ha spiegato Elena Ugolini (Rete civica) che ha invitato anche “a farsi carico delle fragilità del nostro territorio per poter vivere in sicurezza e a risolvere il caro energia perché non possiamo essere ostaggi degli errori degli anni passati, non si può lasciare che le aziende vadano in difficoltà”.

Paolo Calvano (Pd) ha ricordato come “oggi abbiamo fatto un dibattito di alto livello perché non abbiamo detto ‘Europa sì, Europa no’: abbiamo detto ‘Europa come’.  È cambiato il tipo di rapporto con gli Stati Uniti e abbiamo davanti una serie di sfide, a partire da quello dell’autonomia strategica: quello che sta avvenendo in questo momento segnerà la storia dell’Europa e la invita a essere compatta nell’affrontare alcune sfide. L’Emilia-Romagna sta mettendo in campo soluzioni e impegni, a partire da quello della semplificazione burocratica a vantaggio di cittadini, territori e imprese”.

“Sulla Sessione europea abbiamo fatto un dibattito serio che ha spostato l’asse del dibattito su come affrontare i problemi: siamo di fronte a uno scenario mondiale caratterizzato da guerre scatenate da culture muscolari per la quale, a partire da Trump e Netanyahu, si pensa che i problemi si risolvano con le guerre, guerre illegali e criminali”, ha spiegato Paolo Trande (Avs) per il quale “le guerre ci hanno messo di fronte a una crisi energetica fossile: in questa situazione è surreale sentire che c’è chi mette in discussione la necessità di arrivare a produzione di energie rinnovabili”.

(Lucia Paci, Brigida Miranda e Luca Molinari)

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