Governo locale e legalità

FdI, Avs, FI: “La Giunta dica se vuole un Cpr in Emilia-Romagna”. La risposta di de Pascale

In Assemblea legislativa sono stati discussi tre question time sul tema gestione dell’immigrazione e della sicurezza delle città

La giunta regionale chiarisca se sia favorevole o contraria ai centri di permanenza per il rimpatrio (CPR), confermando o smentendo le recenti dichiarazioni rese nei giorni scorsi dal sindaco di Bologna.

A chiederlo, con tre differenti question time discussi in apertura dei lavori dell’Assemblea legislativa in corso, sono state Marta Evangelisti (FdI), Simona Larghetti (Avs) e Valentina Castaldini (FI), le cui domande hanno preso le mosse da quanto affermato pubblicamente dal presidente della Regione, Michele de Pascale, che si è dichiarato disponibile a sedersi a un tavolo con il governo per discutere di integrazione e accoglienza, manifestando una sorta di apertura anche rispetto alla realizzazione di un CPR in Emilia-Romagna.

“La dichiarazione del presidente ha suscitato polemiche nella maggioranza assembleare regionale – ricorda Evangelisti -, in particolare da parte di esponenti di Alleanza Verdi Sinistra, Movimento 5 stelle e in una parte del Partito Democratico”. “Anche l’amministrazione comunale di Bologna ha manifestato la propria contrarietà – va avanti poi la consigliera -, all’ipotesi di realizzazione di un CPR nel territorio bolognese, sostenendo che gli stessi non funzionano e non garantiscono i diritti fondamentali, definendoli strutture non adatte a risolvere i problemi di sicurezza e gestione dei flussi migratori”. Ricordando come il ministro dell’Interno abbia ribadito la volontà di rafforzare la rete dei CPR nelle regioni che ne sono prive, Evangelisti chiede chiarezza proprio sulla posizione della Regione Emilia-Romagna, nella consapevolezza che tali strutture siano ormai “centrali nel dibattito sulla sicurezza, perché hanno come obiettivo quello di rendere più efficienti le espulsioni degli stranieri irregolari”.

Stesso quesito, ma presupposti politici diversi per Larghetti: “In un’intervista rilasciata il 10 febbraio scorso il presidente de Pascale ha riferito che i CPR devono essere strumenti utilizzati esclusivamente per l’espulsione di persone socialmente pericolose, mentre ora ci finiscono anche persone che non hanno commesso nessun reato ma che sono sprovviste di un permesso di soggiorno o che lo hanno visto scadere, senza che ne sia dimostrata in alcun modo la pericolosità sociale. In una lettera del 12 febbraio il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha detto di voler implementare il piano per l’istituzione di CPR, specie nelle regioni che ne sono attualmente prive e il sindaco di Bologna Matteo Lepore, commentando la lettera di Piantedosi, ha dichiarato la propria contrarietà all’istituzione di un CPR a Bologna”.

Castaldini, nel porre la stessa domanda, ha ricordato come “Diversi esponenti di maggioranza dell’Assemblea legislativa hanno espresso perplessità rispetto alle dichiarazioni del presidente de Pascale”. Aggiunge: “Anche il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, ha dichiarato, attraverso organi di stampa, “mai con me sindaco”, la contrarietà alle parole di de Pascale è stata espressa anche da altri esponenti di giunta e consiglio di palazzo d’Accursio”. Conclude: “I CPR sono oggi tasselli imprescindibili di una strategia di incremento della sicurezza del cittadino”.

La risposta del presidente della Regione

A rispondere in aula è il presidente della giunta regionale Michele de Pascale. “I temi dell’accoglienza e della sicurezza sono entrati nel dibattito pubblico in modo eccessivamente confuso – spiega -. Ho sempre rivendicato il diritto anche di essere minoranza in questo Paese sui temi dell’accoglienza: sono stato attaccato per un approccio eccessivamente umanitario, ho fatto appello ai porti aperti come sindaco di Ravenna. Detto questo, sulla sicurezza la riflessione è diversa. È stato posto un tema: quello della capacità, o dell’incapacità, del nostro Paese di espellere soggetti irregolari che abbiano dimostrato pericolosità sociale. Casi che destano la maggior rabbia sociale: su tutto questo dobbiamo interrogarci”.

E sul tema delle espulsioni, de Pascale va avanti. “Ci sono casi in cui la procedura di espulsione viene realizzata simultaneamente e altre circostanze in cui serve un periodo di fermo, la cosiddetta detenzione amministrativa. Davanti alla proposta del CPR abbiamo dubbi, abbiamo perplessità, ma siamo disponibili a discutere e a entrare nel merito, non avendo oggi una soluzione alternativa. E io a quel tavolo di confronto mi siedo, per approfondire e capire. Di fronte a questa disponibilità di dialogo, la risposta del ministro è stata: ‘entro qualche giorno vi comunicheremo dove apriremo il CPR a Bologna’. Preciso che poi la telefonata successiva con il ministro, per riallacciare il dialogo, è andata bene: se la discussione è seria, l’Emilia-Romagna si siede a discutere, se la volontà è solo quella di fare propaganda politica, allora è già un fallimento”.

Le repliche delle consigliere

“Non sono soddisfatta della risposta – ha replicato Evangelisti -. Non si tratta di opinioni, ma di garantire sicurezza ai cittadini. La preoccupazione non è l’immigrazione in sé, ma la sicurezza delle città e la necessità di allontanare chi rappresenta una minaccia. Abbiamo sentito dire da qualcuno che i CPR sono ‘buchi neri di democrazia’ o che accolgono persone che non hanno nessuna colpa. Ciò non corrisponde al vero: al loro interno vi sono persone che hanno precedenti penali, che hanno commesso reati gravi. È evidente che ci troviamo davanti, in questa Regione, a una maggioranza dilaniata, mentre i cittadini aspettano soluzioni. La disponibilità del Governo al dialogo c’è sempre stata e, nel caso specifico, il Ministro dell’Interno ha semplicemente dato una risposta in linea con l’azione di governo. Forse il presidente de Pascale dovrebbe insegnare alla sua maggioranza come si fa a dialogare. I CPR sono nel nostro programma, fanno parte di una visione, di una strategia: non sono risolutivi e siamo disponibili a introdurre ulteriori misure. Ma il tema qui è: o si sta con la legalità, rimpatriando coloro che devono essere espulsi o si accetta l’impunità. La nostra è una linea di coerenza ed è ciò che chiedono i cittadini: sicurezza, responsabilità e trasparenza”.

“La discussione che ruota intorno agli attuali CPR non è seria: se CPR è sinonimo di sicurezza, domandiamoci perché in percentuale a Milano dove il CPR c’è si registrano maggiori reati rispetto a Bologna dove il CPR non c’è. Per noi la detenzione amministrativa non è accettabile, se si tiene tanto alla legalità, legalità è anche non tenere persone detenute in maniera sbagliata”, ha spiegato Larghetti per la quale “la detenzione amministrativa non è ammissibile, non migliora la sicurezza del cittadino, i CPR non sono nel rispetto della legalità, i diritti umani vanno rispettati”.

“Finalmente – ha sottolineato Castaldini – si dice che la sicurezza è un tema essenziale per i cittadini, siamo disponibili ad ascoltare le proposte della giunta regionale, i tempi sono cambiati, è importante superare approcci ideologici che ancora esistono in diverse amministrazioni locali”.

(Brigida Miranda e Cristian Casali)

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