Rappresentare, in tutte le sedi istituzionali, la necessità di mantenere ItaliaMeteo a Bologna, rilanciando gli investimenti sul Tecnopolo. E’ l’impegno rivolto alla giunta e contenuto in una risoluzione di Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle a prima firma di Simona Lembi (Pd) e sottoscritta anche da Simona Larghetti e Paolo Burani (Avs), Giovanni Gordini e Vincenzo Paldino (Civici), Lorenzo Casadei (M5 Stelle) e gli esponenti del Pd Paolo Calvano, Fabrizio Castellari, Maria Laura Arduini, Maria Costi, Eleonora Proni, Elena Carletti, Lodovico Albasi, Niccolò Bosi, Gian Carlo Muzzarelli, Luca Quintavalla, Luca Sabattini, Alice Parma.
L’atto di indirizzo è stato discusso quest’oggi nel corso della Commissione Politiche economiche, presieduta da Luca Quintavalla. La risoluzione, a prima firma di Simona Lembi (Pd), è stata approvata con i voti favorevoli delle forze di maggioranza e quelli contrari di FdI.
“ItaliaMeteo, l’agenzia nazionale per la meteorologia, dal 16 marzo scorso è stata trasferita da Bologna a Roma e nel giro di pochi giorni l’intera struttura è stata smantellata – spiegano i firmatari -. L’attività dell’agenzia si è progressivamente fermata e sul piano occupazionale le conseguenze sono state immediate: email disattivate, dotazioni bloccate e progetti fermati. Una chiusura repentina, arrivata senza spiegazioni dettagliate e con un ultimatum di appena dieci giorni ai lavoratori per trasferirsi a Roma o interrompere il rapporto di lavoro”.
I consiglieri ricordano come i 24 lavoratori che operavano a Bologna, abbiano ricevuto il 6 marzo una lettera che li metteva davanti a una scelta inattesa: il trasferimento nella capitale oppure risoluzione del contratto. A nove dipendenti è stato chiesto di trasferirsi o di rientrare negli enti di provenienza, come Arpae, due hanno accettato il trasferimento mentre i sette lavoratori somministrati hanno rifiutato e, tra le otto partite Iva, solo una ha scelto la capitale.
“Il trasferimento a Roma dell’Agenzia sradica Italiameteo dall’ecosistema scientifico e tecnologico del Dama Tecnopolo di Bologna, dove era insediata e dove ha investito anche in infrastrutture di supercalcolo dedicate alla modellistica meteorologica italiana”, spiega Lembi che, nell’atto di indirizzo di cui è prima firmataria, chiede anche che venga avviato un confronto che coinvolga la Regione Emilia-Romagna e la Città Metropolitana di Bologna per rivalutare la permanenza dell’Agenzia nel contesto scientifico più idoneo alla sua crescita internazionale.
Il dibattito
Lorenzo Casadei (M5 Stelle) ha evidenziato come la collocazione di Italiameteo a Bologna si inserisca in un contesto italiano ed europeo. “Se Italiameteo è stata individuata a Bologna è per integrare il tecnopolo e il lavoro del supercomputer Leonardo – afferma -. Si tratta di un’agenzia che lavora in sinergia con l’Università di Bologna e tutte le altre Università della Regione: un contesto complessivo che rappresenta una punta di diamante, intorno alla quale ruotano investimenti e ricerca. Ma invece di andare verso una maggiore integrazione, il governo nazionale decide di portarla a Roma. Allora ci spieghino almeno perché: il trasferimento a Roma non risolve nessun problema e continueremo a fare le nostre valutazioni politiche su queste scelte del governo”.
Marta Evangelisti (FdI), in premessa, ha chiarito che occorre operare una distinzione tra Italiameteo e Tecnopolo. “Sul Tecnopolo l’impegno del governo è evidente – afferma -. Parliamo di oltre un miliardo di euro investiti e di fondi del Pnrr appositamente dedicati, tanto che oggi è una struttura capofila dell’innovazione a livello globale”. “In questo contesto si inserisce Italiameteo – prosegue – che avrebbe dovuto rispondere a prestazioni sulle quali, ad oggi, non c’è stato riscontro. Il commissario straordinario, persona imparziale, ha riscontrato delle anomalie rispetto alla gestione di Italiameteo, con bilanci non approvati, spese di funzionamento a cui non hanno fatto seguito investimenti, personale interinale o preso in prestito da altre amministrazioni. Si è cercato di fare un’analisi puntuale della situazione senza preconcetti: è risultato che le risorse assegnate erano state prevalentemente destinate a spese di funzionamento, al noleggio di attrezzature e alla locazione degli uffici, mentre marginali e quasi nulle sono risultate le spese per investimenti e per programmi riconducibili alla mission dell’agenzia. Non possiamo votare questa risoluzione, per tutta la narrazione errata che viene fatta in premessa, ma teniamo in considerazione l’impegno a monitorare la situazione dei lavoratori e a far sì che Italiameteo risponda alla propria mission. Si tratta di valorizzare un sistema che ha un respiro nazionale”.
Critica Simona Lembi (Pd): “Cosa vuol dire anomalie? Sono queste ragioni sufficienti per dire a lavoratrici e lavoratori che hanno perso il lavoro? Si toglie un’agenzia da un territorio e la si mette da un’altra parte: in pratica sappiamo solo che è stata ‘rasa al suolo’, senza interlocuzione con le istituzioni regionali e i soggetti interessati. Mi dispiace che oggi c’è chi non riesca a votare una risoluzione che chiede di difendere e rilanciare gli investimenti al Teconopolo e di modificare il decreto di trasferimento di Italiameteo. E’ ora che finiscano le punizioni sul territorio, con provvedimenti assunti sulla pelle di lavoratrici e lavoratori”.
Niccolò Bosi (Pd) ha rimarcato: “Non si comprende il nesso causale tra risolvere criticità o inadempienze e il trasferimento dell’agenzia da Bologna a Roma, tra l’altro ignorando lavoratrici e lavoratori che si trovano ora in una situazione di grandissima precarietà, insicurezza e non tutela, come se qualunque situazione potesse essere risolta con un trasferimento di una realtà da un territorio alla capitale. Senza nulla togliere al ruolo della capitale, le realtà come Italiameteo esistono laddove innestate in un ecosistema che genera stimoli di ricerca e innovazione: e pensiamo che questo a Bologna stesse nascendo”.
Alessandro Aragona (FdI) non ha esitato a replicare: “I consiglieri di maggioranza avrebbero dovuto presentare almeno un’interrogazione per capire dove sono i problemi – afferma -. Ma non mi sembra ci sia stata questa accorata volontà di andare a comprendere le criticità. Prima ancora che portare il caso a Roma, forse sarebbe stato necessario capire cosa non ha funzionato a livello organizzativo e gestionale, a meno che il tema non sia sempre e solo strumentale”.
Paolo Burani (AVS) ha sottolineato. “La destra parla sempre di mantenere sul territorio i posti di lavoro, ma in questo caso tiene posizioni completamente opposte. E’ chiaro che siamo in presenza di una scelta politica del governo nazionale: c’è una struttura strategica, nata a Bologna, costruita qui nel tempo. Non è solo un nome che si sposta, ma un intero ecosistema, fatto di ricerca scientifica, di capacità operativa, di rapporto con i territori, che funziona dentro una precisa rete. Qui si sta delineando un modello centralizzato e non si può continuare a difendere questa scelta antidemocratica e antiterritoriale”.
Vincenzo Paldino (civici) ha sottolineato. “Questa scelta di trasferire Italiameteo non va spiegata ai soli cittadini bolognesi ma a tutti i cittadini italiani. C’è un tema di perdita di posti di lavoro e di perdita di competenza specifica acquisita sul territorio. E’ una scelta che lascia perplessi: se esistono problematiche si cerca di risolverle, ma questo non può giustificarne il trasferimento. Non è un approccio corretto e bisognerebbe lavorare tutti insieme per risolvere le criticità e cercare di fare rimanere sul posto una realtà intorno alla quale è stato costruito un know-how”.
(Brigida Miranda)



