La Giunta spieghi perché ha deliberato la copertura di spese legali per oltre 130mila euro per dieci figure fra dirigenti, dipendenti e collaboratori, indagati per i reati di disastro colposo in relazione alle alluvioni del 2023 e del 2024. Chiarisca, inoltre, perché ha impegnato le somme in fase di indagine, anziché procedere – come avviene in altri enti – al rimborso ex post solo a seguito di una sentenza di assoluzione con formula piena, evitando così l’eventuale rischio di danno erariale in caso di futura condanna. Sono i quesiti posti da Alberto Ferrero (FdI) con un’interpellanza.
Evidenziando “l’inopportunità politica riguardo la tutela legale di chi è chiamato a rispondere della gestione di quegli stessi eventi calamitosi” il consigliere ha ricordato che l’inchiesta della procura di Ravenna verte sulla rottura dell’argine che ha causato l’allagamento delle frazioni di Traversara e Boncellino nel comune di Bagnacavallo (Ravenna). “La procura – ha aggiunto Ferrero – contesta piani di intervento risalenti a oltre 20 anni fa rimasti ignorati e lavori sugli argini gravati da negligenze. L’ipotesi di reato contestata può configurare un potenziale conflitto d’interessi. La Regione dovrebbe motivare la scelta di non costituirsi parte civile nel futuro procedimento giudiziario e il finanziamento della difesa legale di soggetti contro i quali l’ente stesso potrebbe eventualmente agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno”.
“In base al Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro dei dipendenti regionali l’Ente, anche a tutela dei propri diritti ed interessi, ove si verifichi l’apertura di un procedimento penale nei confronti di un suo dipendente per fatti o atti direttamente connessi all’espletamento del servizio e all’adempimento dei compiti d’ufficio, assume a proprio carico, a condizione che non sussista conflitto di interessi, ogni onere di difesa, ivi inclusi quelli relativi alle fasi preliminari e ai consulenti tecnici, per tutti i gradi di giudizio”, ha risposto la sottosegretaria alla Presidenza della Giunta Manuela Rontini che ricorda come, alla luce di questo, “la Regione ha accolto le istanze di patrocinio legale pervenute dai propri dipendenti, previa valutazione dell’insussistenza di conflitto di interessi con gli stessi, trattandosi infatti di procedimento penale nel quale viene contestata dal Pubblico Ministero del Tribunale di Ravenna la colpa professionale degli indagati, non l’aver commesso reati dolosi”. “Peraltro” ha aggiunto Rontini “Non è stato ancora accertato nel giudizio se gli eventi alluvionali passati siano da considerarsi eccezionali e imprevedibili, permanendo sul punto posizioni e opinioni contrastanti nella comunità scientifica e tra i consulenti tecnici interpellati”.
Per Rontini insomma le somme impegnate nelle dieci delibere sono state preventivamente valutate congrue e sono di importo identico perché l’attività difensiva nella fase delle indagini preliminari e nella fase dell’udienza preliminare è analoga per tutti gli indagati. “Per quanto riguarda i cittadini alluvionati” conclude la sottosegretaria “la Giunta si è mossa sin da subito e sta operando costantemente e quotidianamente nella relazione con la Struttura commissariale perché vengano garantiti agli stessi i rimborsi dei danni subiti, ma allo stesso tempo è tenuta ad assicurare al proprio personale la difesa in giudizio ai sensi dell’articolo 24 della Costituzione italiana. All’esito del processo penale potranno essere effettuate le opportune valutazioni in merito all’operato dei dipendenti regionali”.
Ferrero, nella sua replica, ha ribadito l’inopportunità della scelta politica: “Si va a creare un cortocircuito: da un lato la Regione investe nel Piano di rischio idrogeologico, per interventi di cura e manutenzione del territorio e rimozione dei tronchi dagli alvei dei fiumi dall’altro paga la difesa dei tecnici con i soldi dei contribuenti, tra cui gli alluvionati ancora alle prese con le ristrutturazioni. Sarebbe stata una scelta più oculata quella di valutare un rimborso ex post”.
(Lucia Paci)



