Verificare la regolarità urbanistica, le norme relative alla destinazione d’uso e alla sicurezza dei centri culturali islamici presenti nella provincia di Ravenna, visto che alcuni di questi sono ubicati in ex negozi divenuti sedi di a “centro culturale ricreativo”.
A chiederlo, in un’interrogazione, è Alberto Ferrero (FdI) che ricorda come “è dovere delle istituzioni vigilare affinché non si creino zone franche dove le norme edilizie e di sicurezza vigenti per ogni altro cittadino o confessione religiosa vengano eluse: la proliferazione di luoghi di culto non autorizzati contrasta con i principi di integrazione e rispetto della legalità che la Regione dovrebbe promuovere e vigilare”.
Da qui l’atto ispettivo per chiedere alla Giunta se sia a conoscenza delle criticità segnalate dai consiglieri di Fratelli d’Italia ravennati e quali
azioni di monitoraggio intenda intraprendere verso le “moschee di fatto” e quali iniziative intenda assumere, nell’immediato, per mappare tali realtà. A tal fine si chiede di sollecitare i Comuni interessati, affinché verifichino con urgenza il rispetto delle destinazioni d’uso e delle norme di sicurezza antincendio e agibilità.
Ferrero chiede che la Regione metta in campo norme per garantire che i “centri culturali” non vengano utilizzati impropriamente come moschee, potenzialmente sprovviste delle autorizzazioni previste dalla legge, e, nell’ambito delle norme regionali sull’urbanistica, definisca, in modo
maggiormente puntuale, il concetto di “luogo di culto” o di “attrezzatura religiosa”, prevedendo specifici obblighi per la loro nascita e permanenza sul territorio regionale, in particolare con riferimento alle religioni, quali quella islamica, che non hanno sottoscritto un’Intesa con lo Stato Italiano ai sensi dell’articolo 8 della Costituzione.
Per FdI l’amministrazione regionale deve sollecitare i Comuni affinché promuovano la sottoscrizione di protocolli d’intesa o accordi di legalità con le comunità islamiche locali, che prevedano, tra l’altro, l’obbligo di comunicare preventivamente l’identità degli Imam ospitati.
Per Ferrero tra gli altri compiti della Regione c’è il farsi promotrice di linee guida che richiedano, per la permanenza di tali centri, la trasparenza sulle attività svolte, sulle fonti di finanziamento e l’uso della lingua italiana nelle comunicazioni pubbliche e nelle predicazioni, a tutela della sicurezza e dell’integrazione e attivare strumenti di coordinamento con le Prefetture e le Forze dell’Ordine per monitorare le attività delle “moschee di fatto”, al fine di prevenire la diffusione di contenuti legati al fondamentalismo islamico.
(Luca Molinari)



