Sanità e welfare

Alloggi pubblici, FdI: “No alla cancellazione del criterio della residenzialità storica”

Per Fausto Gianella e Marta Evangelisti, che puntano il dito contro la Regione, “l’eliminazione del criterio della residenzialità storica, anziché una sua eventuale rimodulazione, rischia di essere percepita dai Comuni come una scelta ideologica e non come un intervento volto a migliorare l’equità complessiva del sistema”

La Regione non emani indirizzi amministrativi che impongano ai Comuni una cancellazione generalizzata del criterio della residenzialità storica quale requisito per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica.

È l’impegno richiesto alla Giunta, tramite una risoluzione, da Fausto Gianella e Marta Evangelisti (Fratelli d’Italia) preoccupati del fatto che “comunicazioni provenienti dall’esecutivo regionale e dall’Assessorato competente, presentate come misure pensate per evitare contenziosi, siano percepite da diverse amministrazioni comunali come un vincolo e come una pressione politica volta a scoraggiare l’utilizzo del criterio della residenzialità storica”.

L’edilizia residenziale pubblica – ricordano i due proponenti – rappresenta uno strumento fondamentale di politica sociale per il sostegno alle persone e ai nuclei familiari in condizioni di fragilità economica e abitativa e la definizione dei criteri di accesso e dei relativi punteggi incide direttamente sugli equilibri sociali dei territori e sulla percezione di equità da parte delle comunità locali. “I Comuni – evidenziano i meloniani – in quanto enti di prossimità sono i soggetti istituzionalmente più idonei a riconoscere i bisogni reali del proprio territorio e a calibrarne gli strumenti di intervento adeguati nel rispetto della legge”.

Il criterio della cosiddetta “residenzialità storica” – spiegano Gianella e Evangelisti – è stato introdotto in diversi regolamenti comunali con l’obiettivo di valorizzare il legame stabile e duraturo con il territorio nonché il contributo sociale ed economico fornito nel tempo dalle persone residenti. “Tale criterio – sottolineano – se correttamente bilanciato con gli altri indicatori di bisogno e fragilità può rappresentare uno strumento di equità e coesione sociale”.

“L’eliminazione totale del criterio della residenzialità storica, anziché una sua eventuale rimodulazione o ponderazione, rischia di essere percepita come una scelta ideologica e non come un intervento volto a migliorare l’equità complessiva del sistema” rimarcano i due consiglieri. “Un approccio più equilibrato – continuano – dovrebbe puntare a salvaguardare sia la tutela delle situazioni di maggiore bisogno sia il riconoscimento del radicamento territoriale come elemento legittimo di valutazione”.

Da qui la sollecitazione alla Giunta regionale “a tutelare e valorizzare l’autonomia dei Comuni nella definizione dei criteri e dei punteggi per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica nel rispetto del quadro normativo e costituzionale” nonché “a garantire, rapportandosi con gli enti competenti, che le politiche abitative continuino a tutelare i cittadini, in particolare coloro che da lungo tempo risiedono e contribuiscono alla vita dei territori, rafforzando la coesione sociale e la fiducia nelle istituzioni”.

(Luca Govoni)

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