Sanità e welfare

Welfare Bologna. Scontro M5s-centrosinistra sugli anziani maltrattati a San Benedetto in commissione Sanità/ foto

Piccinini (M5s) taccia Venturi di aver “scaricato la colpa sull’amministrazione locale e sul governo nazionale”. L’assessore non ci sta: “Chiamare il governo mia prerogativa”. Anche Taruffi (Si) e Caliandro (Pd) contrattaccano. Sindaco e Ausl spiegano come è stato smantellato un sistema “delinquenziale”.

“Il sindaco di San Benedetto ha gestito con responsabilità e serietà una situazione non facile. Al contrario l’assessore regionale Venturi ha cercato in modo becero di scaricare la colpa sull’amministrazione locale e sul governo nazionale, è quindi evidente la speculazione politica, sono state fatte dichiarazioni non vere”. Duro attacco della consigliera Silvia Piccinini dei Cinquestelle nei confronti dell’assessore regionale alle Politiche per la Salute Sergio Venturi durante l’audizione del sindaco di San Benedetto Val di Sambro e della direzione della Ausl di Bologna sui fatti che hanno coinvolto la struttura “Il Fornello”. L’audizione è stata ospitata dalla commissione Politiche per la salute e politiche sociali presieduta da Paolo Zoffoli.

I controlli, ha poi rimarcato la pentastellata, “sono stati fatti ma non hanno evidenziato nulla di anomalo, prevedere ulteriori controlli significa quindi non avere compreso il problema, servono invece delle misure deterrenti, penso all’installazione in questo tipo di strutture di telecamere a circuito chiuso, immagini alle quali potranno però accedere solo le forze dell’ordine”. Piccinini ha poi sostenuto che “la struttura è una comunità alloggio e non una casa famiglia, come invece ha affermato l’assessore”.

L’assessore Sergio Venturi, respingendo le accuse di Piccinini, ha spiegato che originariamente la struttura comprendeva due case famiglia e ha ribadito che è una sua prerogativa chiedere la collaborazione del governo e, quindi, del ministero. Non c’è stata, ha quindi rimarcato, “nessuna falsità, non siamo stati beceri”. L’esponente dell’esecutivo regionale ha poi riferito dell’intenzione di implementare, in questo tipo di strutture, i controlli senza preventiva comunicazione, “di almeno il 10 per cento”.

Sulla stessa linea Igor Taruffi di Sinistra italiana, il discrimine – ha risposto a Piccinini – “è tra chi ha fatto l’amministratore e ha dovuto affrontare i problemi e chi è passato per caso da viale Aldo Moro e ha iniziato a parlare di qualsiasi cosa”. Dobbiamo invece comprendere, ha aggiunto, “come intervenire”. Dobbiamo capire, ha poi rimarcato, “se la filiera regge ancora”. Ha poi chiesto un maggiore intervento del pubblico, sollevando il problema della gestione privata per questo tipo di strutture.

Critiche alla pentastellata anche dal capogruppo del Pd Stefano Caliandro: “Qui si fa confusione, non si comprende la differenza tra legislazione nazionale e regionale”. Il consigliere ha invece parlato “di maggiore collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, della ricerca di specializzazioni mediche adeguate a questo tipo di attività e di tutele verso i lavoratori, in particolare per quelli soggetti a burn out”. L’idea, ha poi concluso, “dell’anziano di comunità non va cancellata”.

Sulla vicenda il sindaco di San Benedetto, Alessandro Santoni, ha confermato i numerosi controlli effettuati all’interno della struttura, così come il passaggio, nel 2018, della residenza da casa famiglia a comunità alloggio, quindi con la possibilità di ospitare fino a 15 anziani. Ha poi spiegato che il tutto è partito da due operatrici, che “coinvolgendomi hanno deciso di denunciare i fatti alle forze dell’ordine”. Ha quindi riferito della celerità e della puntualità del procedimento attivato “a tutele degli ospiti della struttura e delle famiglie”. La comunità, ha concluso il primo cittadino, “ha fatto emergere il problema, segnalandolo alle istituzioni che se ne sono fatte carico. Da qui dobbiamo ripartire per migliorare il sistema”.

Anche Paolo Pandolfi e Milena Belletti, i dirigenti dell’Ausl di Bologna che hanno seguito il caso, hanno ribadito che “l’azienda ha fatto quello che andava effettivamente fatto, con serietà e attenzione”. Ci siamo trovati di fronte, hanno rimarcato, “a una situazione delinquenziale”. Durante i controlli effettuati, hanno poi spiegato, “non avevamo avuto sentore di nessuna situazione critica”.

Daniele Marchetti della Lega nord ha invece parlato della necessità di installare telecamere di videosorveglianza all’interno di questo tipo di strutture. Ha poi sollecitato modifiche alla normativa in materia, anche per implementare i controlli da parte degli organi preposti.

Michele Facci (Misto-Mns), presentando anche un’interrogazione, ha chiesto che “La Regione Emilia-Romagna, nelle procedure di accreditamento e selezione delle strutture destinate a ospitare minori e anziani, attribuisca la priorità a quelle realtà che scelgono volontariamente di adottare un sistema di videosorveglianza interni, assicurando quindi un valore aggiunto in termini di qualità dell’offerta”. Il consigliere ha poi rilevato che “il 73 per cento delle strutture controllate presentano irregolarità”. Rispondendo all’interrogazione, Venturi ha ribadito, sul tema appunto della videosorveglianza in questo tipo di strutture, che emergono problemi rispetto al codice sulla privacy e allo statuto dei lavoratori. Ha però riferito che “se c’è l’assenso dal diretto interessato, così come dei sindacati, non ci vedo nulla in contrario”.

Anche Andrea Bertani (M5s) ha chiesto di mettere mano alla normativa in materia.

(Cristian Casali)

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