Via libera dalla commissione Politiche per la salute e politiche sociali (presieduta da Gian Carlo Muzzarelli) alla risoluzione presentata dalla maggioranza (a prima firma Giovanni Gordini dei Civici emendato da Simona Lembi del Pd) che conferma gli strumenti di welfare ordinari a chi affronta situazioni di fragilità economica derivanti da separazioni, uomini e donne.
L’atto è stato sottoscritto anche dai dem Alice Parma, Maria Costi, Maria Laura Arduini, Raffaele Donini, Lodovico Albasi, Barbara Lori, Eleonora Proni, Niccolò Bosi, Anna Fornili, Gian Carlo Muzzarelli, Elena Carletti, Fabrizio Castellari, Andrea Massari, Matteo Daffadà e Luca Sabattini, oltre a Paolo Trande di Alleanza verdi sinistra e Vincenzo Paldino dei Civici con de Pascale.
“Negli ultimi anni – spiega Gordini nella risoluzione – il mutamento del contesto sociale ed economico ha portato alla luce nuove forme di fragilità, situazione che coinvolge anche i genitori separati, divorziati o vedovi, chiamati a riorganizzare la propria vita in condizioni talvolta di precarietà”. Rimarca: “Serve, quindi, continuare a potenziare gli strumenti di welfare rivolti alle persone in condizioni di fragilità, sul tema della povertà l’approccio resta quello universalistico”.
Una seconda risoluzione sul tema targato Lega è stata respinta dalla commissione.
“Presentiamo un provvedimento – spiega Tommaso Fiazza in commissione – a sostegno dei genitori separati, divorziati o vedovi”. Prosegue: “In molti casi la separazione comporta per il padre conseguenze significative sul piano economico, sociale e relazionale: una condizione che può tradursi in una grave forma di marginalizzazione, con effetti negativi anche sulla relazione con i figli”. Fiazza evidenzia che “nel 94% delle separazioni con figli minori viene previsto che il padre versi l’assegno di mantenimento, che può arrivare fino al 50% del reddito netto mensile, nel 69% dei casi, poi, la casa familiare è assegnata alla madre”. Conclude: “Serve, quindi, sostenere, con misure apposite come già avviene in Lombardia, Lazio e Veneto, i padri separati o vedovi in vulnerabilità”.
“Uomini e donne devono avere pari diritti, il sistema dell’Emilia-Romagna – rimarca Simona Lembi (Pd) che ha presentato un emendamento all’atto della maggioranza – funziona in modo universalistico, la condizione di genitori separati impoverisce tutti, i dati ci dicono poi che le madri separate sono maggiormente penalizzate rispetto ai padri, serve quindi lavorare su strumenti che siano sempre più adatti ad affrontare le condizioni di separazione”.
Per Elena Ugolini (Rete civica) “il merito della risoluzione di Fiazza è la concretezza, si mettono risorse per risolvono un problema, avremmo potuto aiutare concretamente persone in difficoltà”.
Paolo Trande (Avs): “Per Fiazza i padri separati devono ricevere attenzioni più degli altri, forse vuole ottenere consensi da questa categoria, il tema resta quello della povertà, non dobbiamo creare divisioni, in Emilia-Romagna confermiamo l’approccio universalistico”.
Per Priamo Bocchi (FdI) “in questo modo non si tutelano i padri separati, che sembrerebbero diventare un bancomat familiare, con l’approccio di Lembi si cercano conflittualità tra uomo e donna e tra padre e madre, non sempre dal Pd si applica l’approccio universalistico, penso ad esempio a rom e sinti”.
“Con Fiazza abbiamo cercato di trovare un punto di incontro su una questione che sta a cuore a tutti noi, inaccettabile, e cito Bocchi, parlare di bancomat familiare quando si pensa agli uomini”, rimarca Alice Parma (Pd).
Per Marta Evangelisti (FdI) “la finalità della risoluzione Fiazza non è quella di recuperare voti, laddove si chiede di intervenire su una situazione complessa si chiudono gli occhi, su 4 milioni di padri separati circa 800mila vivono sotto la soglia di povertà, questi sono i dati”.
(Cristian Casali)



