Sanità e welfare

L’Emilia-Romagna punta alla domiciliarità per le persone non autosufficienti

C’è quindi un cambio di paradigma nel sistema, con circa 400mila persone in regioni non autosufficienti la strada diventa quella della residenzialità dell’assistito

Migliorare il sistema di accreditamento dei servizi sociosanitari potenziando e riqualificando l’impianto dell’assistenza domiciliare anche attraverso la telemedicina. Rafforzare poi il ruolo dei caregiver, L’obiettivo è quello di arrivare a una presa in carico personalizzata delle persone e diventa quindi centrale il tema della formazione per gli operatori del settore, mirando a una maggiore qualificazione della professione (con conseguenti adeguamenti contrattuali), con anche nuove assunzioni. C’è quindi un cambio di paradigma nel sistema, con circa 400mila persone in regioni non autosufficienti la strada diventa quella della residenzialità dell’assistito.

A disegnare il welfare emiliano-romagnolo del futuro è stata l’assessora Isabella Conti intervenuta nel corso della commissione Politiche per la salute e politiche sociali presieduta da Gian Carlo Muzzarelli in occasione di un’informativa sull’accreditamento dei servizi sociosanitari: l’obiettivo della Regione Emilia-Romagna è quello di applicare le nuove disposizioni già dal gennaio 2027. Conti è stata chiara: il sistema di accreditamento richiede precise garanzie sulla continuità assistenziale, sulla qualità e sulla gestione dei servizi, impegni presi alla luce dei numeri visto che nel 2025 in Emilia-Romagna sono stati accreditati 550 nuovi posti in strutture per persone non autosufficienti.

“Dobbiamo tenere il passo di quanto sta succedendo nella nostra società, reperire risorse anche attraverso il contrasto all’evasione fiscale per reperire risorse per finanziare i servizi”, spiega Conti che si dice preoccupata dei potenziali effetti del disegno di legge nazionale sui caregiver in discussione in Parlamento: “Se approvato – spiega l’assessora – sarebbe un passo indietro rispetto alla legge regionale dell’Emilia-Romagna approvata nel 2014”.

“L’impegno – rimarca Muzzarelli – è quello di migliorare le strategie del sistema, per garantire servizi sempre più di qualità, garantendo anche maggiori tutele agli operatori del settore”.

Le parole di Conti hanno dato via al dibattito tra i gruppi consigliari: il centrosinistra ha apprezzato il lavoro della giunta, sottolineato i ritardi delle politiche nazionali e chiesto impegno sulla necessità di reperire personale sociosanitario per l’assistenza, mentre il centrodestra ha chiesto certezze sulle risorse necessarie per sostenere il welfare regionale e chiarezza sulle asp.

La parola ai consiglieri regionali.

Per Elena Ugolini (Rete civica) “il principio guida della proposta, la flessibilità del sistema, deve però essere sostenuta economicamente perché è immaginabile un aumento dei costi. Sulle strutture che accolgono persone non autosufficienti, poi, serve costruire assieme al privato accreditato, che copre il 75% del sistema, per individuare le modalità a garanzia della sostenibilità dei servizi”.

“Investiamo quasi 600 milioni sulla non autosufficienza, è quindi importante mettere al centro il tema della domiciliarità, con particolare attenzione al ruolo dei caregiver ed è fondamentale poi la formazione rivolta agli operatori del settore. Penso sia centrale lavorare per l’integrazione del sistema con tutti i servizi del sociosanitario, come la telemedicina”, rimarca Maria Costi (Pd).

Per Nicola Marcello (FdI) “serve fare una valutazione, con dati certi, sul peso del privato e del pubblico nel sistema ed occorre poi rivedere le modalità sulla scelta dei vertici delle aziende per i servizi alla persona”.

Per Simona Lembi (Pd) “il lavoro fatto è poderoso, ma da Roma c’è poco interesse per questa materia, in regione facciamo invece passi in avanti, la questione della residenzialità qualifica l’impegno della Regione Emilia-Romagna sul tema, cambia il rapporto tra operatori e pazienti”.

Per Andrea Costa (Pd) “il provvedimento traccia una linea di lavoro rivolta a migliorare la gestione del sistema, a garanzia di un servizio sempre più capillare e qualificato, centrale è poi il tema del personale attivo nel settore perché è importante valorizzare le professionalità”.

Per Valentina Castaldini (Forza Italia) “serve una riforma dell’intero sistema, a partire dalla legge sui caregiver, occorre poi rivedere la gestione delle Asp-aziende per i servizi alla persone, a partire dalla retribuzione del personale”.

Maria Laura Arduini (Pd) chiede “una valutazione anche sul personale infermieristico, non solo su quello sociosanitario, che fornisce prestazioni aggiuntive”.

(Cristian Casali)

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