Parere favorevole (sì di Pd, astenuti Sel, Ln, M5s e Fi) della commissione Cultura, guidata da Giuseppe Paruolo, agli “indirizzi di programmazione degli interventi” rivolti al “sistema integrato dei servizi socio-educativi per i bambini 0-3 anni e per le famiglie” per il 2016.
La normativa sia nazionale che regionale di settore è in evoluzione dopo l’abolizione delle province. E la giunta regionale si appresta a varare un nuovo progetto di legge perchè i fondi saranno assegnati agli enti locali e alle loro forme associative. al quadro in evoluzione si aggiunge anche la legge nazionale di riforma del sistema di istruzione e formazione (la 107 del 13 luglio 2015), con cui si istituisce il sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita ai sei anni, costituito dai servizi educativi e dalle scuole per l’infanzia. Entro 18 mesi dalla sua entrata in vigore, grosso modo entro gennaio prossimo, il governo- hanno spiegato i tecnici regionali- dovrà emanare i decreti per il riordino e la semplificazione delle disposizioni legislative.
Due gli obiettivi prioritari della Giunta. Il primo è quello di garantire un sostegno economico per la gestione dei servizi per la prima infanzia, secondo un criterio di ripartizione delle risorse che fa riferimento al numero dei bambini iscritti ai servizi educativi e, per quanto riguarda i centri per bambini e genitori, ai bambini che li frequentano. Particolare attenzione, per la determinazione dei contributi, alle differenti situazioni territoriali, sociali e organizzative.
Il secondo obiettivo intende sostenere la qualificazione del sistema, affrontando “le trasformazioni sociali in atto in un’ottica di qualità e sostenibilità”. In questo caso, i criteri di ripartizione delle risorse destinate agli enti locali e a loro forme associative sono tre. Il primo, per il coordinamento pedagogico territoriale/provinciale, tiene in considerazione il numero dei coordinatori presenti sul territorio. Il secondo, per la formazione permanente degli operatori dei servizi per la prima infanzia, si basa sul numero degli operatori. Il terzo, per il coordinamento pedagogico sovracomunale/zonale, è determinato in base al numero dei servizi coordinati nei comuni con un numero di abitanti inferiore o pari a 30.000.
I servizi educativi attivi in Emilia-Romagna, secondo i dati riferibili al 2014/15,- si legge nel documento licenziato in commissione cultura dell’Assemblea- sono 1.214, di cui 997 nidi d’infanzia (con varie modalità organizzative), 71 servizi domiciliari, 137 servizi integrativi (59 spazi bambino e 78 centri per bambini e genitori), 9 servizi sperimentali (nel 2014). L’offerta educativa, in regione, per la fascia 0-3 anni è pari, al 31 dicembre 2014, al 35,5%.
Matteo Rancan (Ln), citando una risoluzione bipartisan approvata dall’Aula un anno fa, il 9 giugno 2015, dove si chiedeva, tra l’altro, di rendere il sistema integrato dei servizi per l’infanzia più accessibile, ha segnalato che “forse la Giunta ha perso tempo, mi sarei aspettato- ha detto- più coraggio negli indirizzi della programmazione”. “A fronte di una fase di transitorietà e di evoluzione normativa di settore,- ha replicato Francesca Marchetti (Pd)– questo atto deve consentire l’erogazione dei contributi dopo la riforma del sistema di governo del territorio. Mentre per quanto riguarda i contenuti, ci sono tutti i margini nel nuovo progetto di legge per rivedere, con coraggio, la materia”.
“Riconosco l’esigenza che hanno i Comuni di ricevere i fondi sulla base dello scenario attuale, con il superamento delle Province,- ha segnalato Yuri Torri (Sel)– mantengo tuttavia delle riserve sulle politiche nazionali per la scuola e considero si debba privilegiare il settore pubblico rispetto agli altri”.


