Sanità e welfare

“Più screening neonatale e investimenti per sostenere progetti rivolti a persone con disabilità uditive”

In commissione congiunta Politiche per la salute, Parità e Cultura sono state ascoltate le richieste delle associazioni che fanno parte del Tavolo regionale disabilità uditive. In Emilia-Romagna ogni anno nascono 121 bambini affetti da sordità e ci sono 200mila adulti con problemi di ipoacusia

Ogni anno in Emilia-Romagna nascono in media 121 bambini affetti di sordità. Gli adulti con problemi di ipoacusia e, di conseguenza, di comunicazione sociale, sono circa 200mila. Intorno a queste persone c’è l’impegno del mondo associativo che porta avanti progettualità per garantire inclusione e migliorare le condizioni di vita. Il quadro è stato tracciato da Giancarlo Muzzarelli, presidente della commissione Politiche per la salute che si è riunita in seduta congiunta con le commissioni Giovani, presieduta da Maria Costi, e Parità, presieduta da Elena Carletti, per fare il punto con il Tavolo regionale disabilità uditive, e i rappresentanti delle realtà ed associazioni che si occupano dell’inclusione sociale delle persone sorde, sordocieche e con disabilità uditiva.

“Oltre a sostenere lo screening uditivo neonatale – ha ricordato Muzzarelli – siamo impegnati per garantire la qualità della vita alle persone con disabilità uditive. Una cultura senza barriere è importante per affrontare i cambiamenti sociali con la buona politica. L’Emilia-Romagna è un riferimento certo anche per le risorse stanziate e sarà da stimolo per migliorare i bandi, la qualità e la coesione della nostra regione”.

Posizione confermata dall’assessore al Welfare Isabella Conti per la quale “occuparsi dei più fragili è una missione fondamentale. La barriera comunicativa è una barriera all’inclusione. Serve quindi che i servizi siano accessibili a tutti. Con la legge regionale 9 del 2019 è aumentata l’attenzione per l’inclusione sociale delle persone con disabilità. Tra il 2020 e il 2025 abbiamo stanziato oltre 2milioni di euro per favorire la partecipazione e l’autonomia delle persone con difficoltà uditive, interpretariato digitale e possibilità di ridurre le barriere comunicative nella vita quotidiana, che si uniscono ai quasi 2 milioni di fondi nazionali per tecnologie di sottotitolazione, per un totale di oltre 4 milioni di euro”.

La seduta è proseguita con gli interventi dei rappresentanti delle associazioni che hanno fatto il punto sugli interventi fatti e sugli aspetti ancora da perfezionare come la necessità di rendere strutturali i fondi per consentire di potare avanti le attività.

Il coordinatore del Tavolo regionale disabilità uditive Giovanni Bianchin ha ribadito “l’importanza dello screening uditivo neonatale perché può cambiare la storia della malattia e garantire aspettative di vita migliori ai bambini sani. Il costo è importante ma il vantaggio è la riduzione della disabilità”.

Per Alessandra Fantini, vicepresidente Agfa-Bologna del direttivo Fiadda Aps, “resta molto da fare per consentire la partecipazione delle persone con disabilità uditiva alla vita culturale. La sottotitolazione è fondamentale per permettere di partecipare a spettacoli, cinema, teatri e superare le barriere della comunicazione. Serve anche potenziare il sistema di chiamata per ambulatori e presidi sanitari così come le segnalazioni luminose negli ambienti rumorosi, come ad esempio i bus, dove vengono fornite informazioni tramite altoparlanti”.

Gabriele Gamberi, esperto di processi di inclusione, ha sottolineato “come lo sviluppo delle tecnologie sia decisivo per l’udito, anche se i costi, in particolare delle protesi digitali, le rendano ancora poco accessibili per tutti. Per molte persone, in particolare anziani, la protesi analogica può rappresentare un limite di partecipazione”. Gamberi ha fatto anche “un appello alla necessità di figure come l’operatore socio-sanitario audioprotesista”.

Per Mariangela Laurenti della Fondazione Gualandi “il protocollo di intesa sottoscritto nel 2006 per lo screening neonatale è stato un punto di svolta. La nostra Fondazione esiste dal 1850 e l’obiettivo delle nostre attività è l’inclusione. Organizziamo servizi e laboratori pomeridiani per curare la parte relazionale dei bambini con disabilità uditiva”.

Giuseppe Varricchio, presidente regionale dell’Ente nazionale sordi (Ens) ha evidenziato che “la legge regionale è un vero modello di collaborazione ma sono necessari ulteriori sostegni finanziari per consentire la gestione del personale e garantire i servizi. Serve un riconoscimento del ruolo di Ens come ente di diritto morale rappresentativo delle persone sorde come definito per legge. La Regione deve riconoscere il valore sociale ed economico dell’investimento per le persone sorde. La collaborazione tra Ens e Regione Emilia-Romagna può ancora crescere ma servono finanziamenti stabili”.

Nell’elencare le attività realizzate da Ens, Nicol Cristoni ha segnalato alcune problematiche come “la diminuzione del finanziamento regionale del 12% rispetto al biennio precedente comportando una riduzione delle spese per i progetti. I bandi biennali impediscono una continuità e la possibilità di fare contratti di lavoro duratori”. Altra richiesta quella di rivedere l’applicazione dell’Irap: “Ens è soggetta alla tassa ma questo provvedimento sarebbe da rivedere non essendo un’attività commerciale. Chiediamo un finanziamento ordinario come avviene in altre regioni”.

Condividendo il fatto che occorre piena partecipazione alla vita civile delle persone con disabilità uditiva, Simona Larghetti (AVS) ha chiesto “chiarimenti sull’accesso ai contributi, se esistono barriere normative per l’erogazione e cosa fare per evitare giri di tassazione che non sono propri per attività di beneficio sociale”.

Per Vincenzo Paldino (Civici) “la difficoltà di accesso per i ragazzi con difficoltà uditive che si devono iscrivere all’università richiede attenzione. Tutti devono avere pari opportunità”.

Nicola Marcello (FdI) ha colto l’appello riguardo la mancanza della figura di audioprotesista giudicandolo “basilare nelle strutture sanitarie e nelle case di comunità”. Ha inoltre invitato la Regione a “rafforzare la legge 9 per renderla aderente ai bisogni e senza disomogeneità di applicazione a livello territoriale”.

Per Anna Fornili (Pd) “è essenziale la formazione nelle scuole per gli insegnanti di sostegno perché l’approccio alla disabilità uditiva necessita di strategie non convenzionali e accompagnare gli insegnanti a comprenderle a pieno è fondamentale. Anche lo sporte è un elemento importante di inclusione: a Castelnovo (Reggio Emilia) aprirà il Centro federale nazionale per sordi grazie a un finanziamento del Pnrr e l’intervento della Regione”.

Ferdinando Pulitanò (FdI) ha commentato: “Nell’ultimo bilancio regionale non ho visto un capitolo di spesa dedicato alla legge 9. La nostra Regione utilizza in via esclusiva i fondi nazionali e il tema della disabilità viene trattato dal fondo sanitario regionale. Poiché anche l’allocazione di risorse è una scelta politica, passa il messaggio che sia un costo sanitario. Si può fare di più in termini di programmazione e allocazione di risorse proprie”.

Per Alice Parma (Pd) “è importante capire che il livello del fondo nazionale non è sufficiente a garantire i servizi dell’Emilia-Romagna. Abbiamo sempre più necessità di costruire una capillarità di realtà associative che possano generare progetti specifici e aderenti ai territori. Ci siamo fatti un quadro chiaro del maggiore lavoro collettivo da portare avanti con la legge 9 ascoltando le associazioni”.

Per Tommaso Fiazza (Lega) “i temi sollevati dalle associazioni sono utili. Temi come l’interpretariato sono fondamentali ma la questione più importante riguarda la gestione dei fondi alle associazioni per portare avanti le attività”.

Per Maria Costi “è condivisibile la richiesta delle associazioni di avere più sostegno, in particolare nel mondo scolastico, nel lavoro e nello sport come strumento di maggiore inclusione”.

Elena Carletti ha aggiunto: “In Emilia-Romagna si è compiuto un cammino di grande civiltà che ha portato a un percorso di crescita collettiva. Sono certa che l’assessorato coglierà l’appello all’accessibilità della rete culturale”.

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(Lucia Paci)

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