1970-2020

50 anni di Regione Emilia-Romagna

Una storia iniziata nel 1970

La Regione Emilia-Romagna compie 50 anni. È il 7 giugno del 1970 infatti, gli italiani sono chiamati al voto per riconoscere autonomia politica e amministrativa a 15 regioni con statuto ordinario e dare così avvio al processo di decentramento previsto dalla stessa Costituzione. Così è nata la Regione Emilia-Romagna.

A rappresentare i cittadini emiliano-romagnoli e il loro territorio è proprio l’Assemblea legislativa. Organo di rappresentanza democratica, l’Assemblea è il parlamento regionale con funzioni legislative. È composta da 50 consiglieri, eletti dai cittadini, ha una sua autonomia, propri regolamenti e un bilancio distinto da quello della giunta. L’Emilia-Romagna è tra le poche regioni a chiamare “Assemblea” il suo organo legislativo e lo fa dal 2005 così come previsto dallo Statuto approvato in quell’anno.

La prima seduta del Consiglio regionale si tiene a Bologna il 13 luglio 1970 nella sede dell’amministrazione provinciale a Palazzo Malvezzi. Dieci giorni dopo è eletto il primo presidente del consiglio, il socialista Silvano Armaroli, insieme al primo presidente della giunta, il comunista Guido Fanti.

Oltre a questo webdoc l’Assemblea ha realizzato anche un volume che racconta questi 50 anni di storia della Regione Emilia-Romagna che è possibile scaricare qui.

Fanti, il riformista inflessibile

È il 1970 quando Guido Fanti si dimette dall’incarico di sindaco di Bologna e si candida a guidare un’istituzione tutta da costruire. Il 23 luglio 1970 diventa il primo presidente della Regione Emilia-Romagna e si dedica da un lato alla costruzione di una struttura organizzativa e funzionale e dall’altro a riempire di contenuti l’attività del nuovo ente in sintonia con la Costituzione. Classe 1925, partigiano durante la Resistenza e poi segretario regionale del PCI, Fanti si impegna nell’idea innovativa di costruire una “regione europea”.

La sua è un’era segnata da grandi contrapposizioni: la Guerra Fredda, la collaborazione tra partiti laici e cattolici, l’Emilia-Romagna del benessere economico, che è terreno fertile per la cultura e i diritti civili. È sua nel 1975 la proposta di una “Lega del Po“, composta da Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna per avere un maggiore coordinamento a livello territoriale anche nella prospettiva del processo di unificazione politica dei paesi d’Europa. L’anno dopo viene eletto in Parlamento alla Camera dei deputati, mentre la Regione si avvicina a un periodo di riforme.

La Riforma del Titolo V

A partire dai primi anni ’90 la domanda regionalista e federalista condiziona e orienta il dibattito politico. Governo e Parlamento, insieme a quasi tutte le forze politiche, concordano su un consistente trasferimento di competenze dal centro alla periferia, sulla base dei principi di “sussidiarietà” e “integrazione”. L’obiettivo è quello di avvicinare la soluzione dei problemi ai cittadini e ai loro rappresentanti.

Nel 2001 la Riforma del Titolo V della Costituzione rafforza in maniera decisa il ruolo delle Regioni: importanti funzioni statali passano alle Regioni e agli enti locali mentre altre funzioni regionali passano agli enti locali. La Costituzione riconosce così le autonomie locali come enti preposti a rappresentare i territori e a farsi carico dei loro bisogni. Alle Regioni viene riconosciuta l’autonomia legislativa.

È proprio in questo quadro che l’Emilia-Romagna approva nel 2005 un nuovo Statuto regionale, che irrobustisce le competenze del Consiglio regionale, il quale assume la denominazione di “Consiglio regionale – Assemblea legislativa“.

Verso l’autonomia differenziata

Nel 2017 la Regione Emilia-Romagna inizia un nuovo percorso che punta ad ottenere maggiore autonomia legislativa e amministrativa per poter gestire direttamente, e con risorse certe, materie fondamentali per l’ulteriore crescita sociale ed economica dei propri territori, oltre che per la semplificazione delle procedure amministrative e dei meccanismi decisionali.

Intende farlo ricorrendo alla Costituzione, che all’articolo 116 consente l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori “forme e condizioni particolari di autonomia”. Si tratta di una forma di autonomia rafforzata, comunque nel rispetto dell’unità giuridica ed economica del Paese che implica una cessione di poteri da parte dello stato centrale.

Il 18 settembre 2018 l’Assemblea legislativa approva il progetto definitivo votando una risoluzione per la maggiore autonomia: in particolare la richiesta della Regione riguarda diverse materie in aree strategiche come politiche per il lavoro; internazionalizzazione delle imprese, ricerca e innovazione; istruzione; sanità; tutela dell’ambiente e dell’ecosistema; relazioni internazionali e rapporti con la Ue.

LA STORIA

I PRESIDENTI

GIUNTA

ASSEMBLEA

Guido Fanti (Pci)

Legislatura I-II

Eletto il 23 luglio 1970 rime in carica per l’intera prima legislatura. Riconfermato il 22 luglio 1975 si dimette l’8 maggio del 1976.

Silvano Armaroli (Psi)

Legislatura I-II

Eletto il 13 luglio 1970 rimane in carica per l’intera prima legislatura. Riconfermato nella seconda mantiene la carica fino al 1977.

Sergio Cavina (Pci)

Legislatura II

Eletto il 21 maggio 1976. Muore il 22 dicembre 1977.

Natalino Guerra (Dc)

Legislatura II

Eletto nel 1977 e mantiene la carica sino al termine della legislatura (1980).

Lanfranco Turci (Pci)

Legislatura II-III-IV

Eletto il 6 gennaio del 1978, rimane in carica per gli ultimi due anni della II legislatura, per tutta la terza (1980-1985) e per i primi due della IV. Si dimette il 28 aprile 1987.

Ottorino Bartolini (Psi)

Legislatura III

Eletto nel 1980 rimane in carica fino al 1983.

Luciano Guerzoni (Pci)

Legislatura IV

Eletto il 29 aprile del 1987 rimane in carica fino al 1990, anno in cui diventa presidente del Consiglio regionale.

Giovanni Piepoli (Psi)

Legislatura III-IV

Eletto durante la terza legislatura (1983), viene riconfermato anche nella quarta (1983-1990).

Enrico Boselli (Psi)

Legislatura V

Eletto il 18 luglio 1990. Si dimette il 24 giugno 1993.

Luciano Guerzoni (Pci)

Legislatura V

Eletto nel 1990 si dimette nel 1992.

Pierluigi Bersani (Pds)

Legislatura V-VI

Eletto il 6 luglio del 1993, rimane in carica per gli ultimi due anni della V legislatura e per il primo della sesta. Rieletto il 9 giugno del 1995, infatti, si dimette il 28 maggio del 1996.

Federico Castellucci (Pci-Pds)

Legislatura V

Eletto nel 1992 rimane in carica fino al termine della legislatura (1995).

Antonio La Forgia (Pds -Ds)

Legislatura VI

Eletto il 5 giugno del 1996 si dimette il 22 febbraio 1999.

Celestina Ceruti (Democratici)

Legislatura VI

Eletta il 29 maggio del 1995 rimane presidente del Consiglio regionale sino al 20 novembre del 2000.

Vasco Errani (Ds-Pd)

Legislatura VI-VII-VIII-IX

Eletto il 3 marzo del 1999, conclude la VI legislatura e viene riconfermato poi per le tre successive. Si dimette il 24 luglio 2014.

Antonio La Forgia (Democratici-Margherita)

Legislatura VII

Eletto il 7 giugno del 2000 rimane in carica fino al 3 dicembre del 2005.

Stefano Bonaccini (Pd)

Legislatura X-XI

Eletto nel 2014 è riconfermato alle elezioni del 2020. Attualmente in carica.

Monica Donini (Prc)

Legislatura VIII

Eletta il 16 maggio del 2005 resta presidente del Consiglio regionale fino al 2010.

Matteo Richetti (Pd)

Legislatura IX

Eletto il 10 maggio 2010 si dimette nel 2013.

Palma Costi (Pd)

Legislatura IX 

Eletta il 16 gennaio 2013 rimane presidente dell’Assemblea legislativa fino al termine della legislatura, nel 2014.

Simonetta Saliera (Pd)

Legislatura X

Eletta nel 2014 rimane in carica fino al 2020.

Emma Petitti (Pd)

Legislatura XI

Eletta nel 2020. Attualmente in carica.

I NUMERI

 
11
Legislature
 
9
Presidenti Giunta
 
13
Presidenti Assemblea
 
1844
Leggi regionali
 
3
Revisioni Statuto
 
4459477
Cittadini

LE SEDI

Via Zamboni – Bologna

Nel 1970 la Regione si insedia
nei locali della Provincia di Bologna a Palazzo Malvezzi De’ Medici per poter ospitare il Presidente, gli Assessori e i pochi collaboratori dell’epoca.

Viale Silvani – Bologna

Nel 1972 la Regione si trasferisce in viale Silvani. La struttura viene chiamata dai collaboratori regionali “Casa Rosada” per via della colorazione particolare dell’edificio.

Viale Aldo Moro- Bologna

Nel 1981 viene acquistata l’area su cui costruire la Prima Torre di viale Aldo Moro. Nel 1985 inizia il trasferimento nel Fiera District progettato dall’architetto giapponese Kenzo Tange.

LE FOTO

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